Nuovo appuntamento al Teatro Piccolo Orologio

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Nuovo appuntamento al Teatro Piccolo Orologio, il penultimo della stagione 2014-2015: il palcoscenico di via Massenet ospiterà sabato 18 aprile alle ore 21 lo spettacolo “Che poi noi uomini ci siamo evoluti da un tipo di specie di scimmia. Non significa che tutte le scimmie diventino umani”. La pièce, della compagnia I figli di Troll, ha vinto l’edizione 2014 del Bando Giovani Direzioni, promosso dal Centro Teatrale MaMiMò, in collaborazione con Scuola Paolo Grassi di Milano, Av Turnè e Comune di Cernusco sul Naviglio, all’interno del progetto fUnder35 e realizzato con il contributo della Fondazione Cariplo. A questo riconoscimento si è aggiunto nei giorni scorsi quello di vincitrice del bando Dacci fiducia, grazie al quale lo spettacolo sarà ospitato al Teatro della Cooperativa di Milano dal 5 al 7 giugno.

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Un momento dello spettacolo

 

Il testo di Luca Rodella (autore e regista) muove da una provocazione: che cosa ne è dell’homo sapiens nell’era del 2.0? L’ultima tappa dell’evoluzione della nostra specie registra di fronte alla coscienza collettiva un paradosso tutt’ora irrisolto, che vede incontrarsi e scontrarsi quotidianamente il piano del reale e del virtuale, dell’umano e del tecnologico in un’iperbole dalle sfumature a tratti inquietanti.

I quattro episodi che compongono la messa in scena sembrano suggerire che ci troviamo di fronte ad una nuova quanto pervasiva alfabetizzazione: Ipad, network, google glass, notebook, social, hashtag sono solo alcuni esempi dai nuovi linguaggi che ci costringono a correre nel disperato tentativo di rimanere aggiornati. La vita ‘connessa’ dei protagonisti registra un cambio nella percezione del tempo, delle distanze e delle relazioni umane, spingendoli verso la dimensione del multitasking e della velocità, rendendo di fatto impossibile individuare un confine netto tra ciò che reale e ciò che non lo è. Di tanto in tanto affiora un risvolto positivo nelle potenzialità intrinseche dei nuovi strumenti; la chiave di volta sta nell’uso che ciascuno sceglie di farne.

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La locandina dello spettacolo

 

14Lo spettacolo lascia aperti numerosi interrogativi, che coinvolgono, ora con tono ‘leggero’ e surreale, ora su note sospese in scene asettiche, la nostra intera umanità; in questo spazio di contesa che è – spesso suo malgrado – l’uomo si danno battaglia due dimensioni (reale e virtuale) tutt’altro che pacificate sul filo di una consapevolezza che sfugge. Grotteschi e surreali, drammatici quanto più attuali, i personaggi interpretati da Giusto Cucchiarini, Antonio Gargiulo, Luca Mammoli sembrano muoversi, complice una scenografia futuristica e scevra di lusinghe, in un domani prossimo e remoto allo stesso tempo, che non lascia apparentemente scampo di fronte all’ineluttabilità del destino della nostra specie, quello di ritrovarsi sempre meno umana, sempre più tecnologica. Lo spettatore incontra figure paradossali: da chi incute paura a una comunità per il semplice fatto di essere fuori dal network a operatori che creano la felicità delle persone selezionandone i ricordi privati; da un uomo che rinuncia a tutto per amore del suo avatar a un presidente che decide di spegnere e riavviare l’intera genere umano.

La narrazione frammentata ci mette sulle tracce degli ultimi brandelli di questa umanità, senza la pretesa di giudicare né predicare, ma con il desiderio di ritrarre uno spaccato di umanità che, per dirla con Pirandello, si scopre muta di fronte al proprio trasformarsi in protesi, senza più la possibilità (o l’intenzione?) di avanzare un’obiezione critica.

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