Carne più sicura con l’etichetta “origine Italia”

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Finalmente non sarà più anonima la provenienza della carne fresca di maiale, di agnello e capretto grazie all’entrata in vigore dal primo aprile anche in Italia del nuovo Regolamento che impone l’indicazione del paese di origine o del luogo di provenienza delle carni fresche, refrigerate o congelate di animali della specie suina, ovina, caprina e di volatili. È anche questo uno degli importanti risultati della lunga battaglia della Coldiretti per la trasparenza.

Per essere certi di portare a casa prodotto al 100% tricolore – spiega la Coldiretti -, occorrerà scegliere la carne con la scritta “origine Italia” poiché sta a significare che tutte le fasi, dalla nascita all’allevamento fino alla macellazione si sono svolte sul territorio nazionale. Una storica novità che – sottolinea la Coldiretti – giunge dopo gli scandali della carne di maiale tedesca alla diossina venduta in tutta Europa e degli agnelli ungheresi spacciati per italiani. Si completa un percorso – precisa la Coldiretti – iniziato circa 15 anni dall’obbligo di etichettatura di origine per la carne bovina fresca, introdotta sotto la spinta dell’emergenza “mucca pazza” con il regolamento Ce 1760/2000 che impose l’obbligo di indicare anche il luogo di nascita, oltre a quello di allevamento e macellazione.

Dalla nuova norma restano ingiustamente escluse la carne di consiglio e quella di cavallo.

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Purtroppo per noi reggiani continueranno ad essere senza indicazione di origine anche cotechino, zampone e salumi vari continueranno a rimanere senza origine in quanto prodotti trasformati, lo stesso vale per il prosciutto cotto. Per lo strologhino invece, considerato a tutti gli effetti carne fresca, potrebbe scattare l’obbligo così come per salsicce.

«Una carenza questa – commenta il direttore della Coldiretti reggiana Alessandro Scala – particolarmente grave che va colmata al più presto in una situazione come la nostra in cui due prosciutti su tre sono fatti da maiali stranieri all’insaputa del consumatore. E la situazione non è certo migliore per gli altri salumi. Bene per la tracciabilità delle carni fresche di suino che finalmente possono essere riconosciute per il reale valore che hanno ma non dimentichiamo i salumi che rappresentano un prodotto finale fondamentale della nostra suinicoltura».

«Questa positiva novità introdotta dall’Europa è una tappa di un lungo percorso per garantire scelte di acquisto consapevoli ai consumatori – continua Scala – la battaglia per la trasparenza a vantaggio dei consumatori e dei produttori agricoli però continua».

Da oggi dunque sull’etichetta delle carni di suino, ovino, caprino e volatili in vendita, dovrà comunque essere riportata – precisa la Coldiretti – una delle due seguenti indicazioni:

  1. “Allevato in…” seguito dal nome dello Stato membro o del Paese terzo e poi “Macellato in…” (seguito dal nome dello Stato membro o del Paese terzo, oppure si può indicare
  2. “Origine…” seguito dal nome dello Stato membro o del Paese terzo ma solo se l’animale è nato, allevato e macellato in un unico Stato membro o Paese terzo.

Il regolamento – aggiunge la Coldiretti – prevede delle specifiche casistiche sui tempi di permanenza in un determinato Paese e di peso raggiunto dall’animale, per poter indicare in etichetta qual è il luogo di allevamento e di macellazione.

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