“Tessere versicolores” al Museo diocesano

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Le indagini archeologiche, svolte in anni recenti in concomitanza con il restauro della Cattedrale di Reggio Emilia, hanno confermato nelle linee generali quanto finora era stato formulato dagli studiosi sulle vicende del Duomo reggiano, consentendo di ricostruire un quadro complesso per quanto riguarda le fasi di sviluppo urbanistico della città in epoca tardo-romana.
Il mosaico policromo rinvenuto nella cripta doveva infatti appartenere a un edificio di notevole estensione, forse appartenente a un personaggio di spicco nella società politica; il complesso affacciava quasi sicuramente sul cardine che doveva delimitare ad occidente il comparto forense. Di questo complesso edilizio l’ambiente più importante, per dimensioni e composizione decorativa, doveva essere proprio quello caratterizzato dalla pavimentazione figurata policroma, la cui datazione si colloca nella seconda metà del IV secolo dopo Cristo.

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La prima pagina de La Libertà in uscita il 21 marzo

Del grande pavimento originario, realizzato con piccole tessere in vari tipi di pietre e paste vitree e, in alcuni punti, con tessere in lamina d’oro, rimangono parte della cornice, costituita da una treccia a più colori, ed alcune parti del tappeto musivo, caratterizzato da una complessa decorazione policroma, di notevole qualità, che alterna elementi geometrici e figurati. Ampi cerchi e semicerchi, incorniciati da un torciglione policromo, contengono pernici, colombe, pavoni, gazze, piccole figure di danzatori e tre scene complesse.

Accuratamente restaurato dopo la sua rimozione dagli strati archeologici inferiori della cripta del Duomo, il mosaico (circa 35 mq) trova collocazione espositiva nella sala del Museo diocesano che ospita le opere provenienti dalla Cattedrale, andando a tessere una suggestiva sinfonia di colori e forme con preziose testimonianze artistiche provenienti dalla massima istituzione diocesana: reperti altomedievali; la lastra dell’ambone antelamico; gli affreschi bizantini e il modellino ligneo rinascimentale della facciata dell’arciedificio; i sigilli dei vescovi reggiani dal XII al XVI secolo; pregevoli arredi liturgici e paraliturgici; e non ultimo il prezioso Liber Figurarum di Gioachino da Fiore, tesoro di inestimabile valore per la sua rarità e per le sue peculiarità culturali.
Sabato 21 marzo avverrà la presentazione del mosaico alla città, in occasione del convegno internazionale sul mosaico Aiscom (Reggio Emilia, 18-21 marzo) in coincidenza con le “Giornate FAI di Primavera” (20-22 marzo).

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Un particolare del mosaico rinvenuto nel 2009

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