L’analisi di Confcooperative

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È ancora rappresentato dalla tenuta dell’occupazione il dato più positivo che emerge dall’ultima indagine congiunturale della Confcooperative. Il 73% delle cooperative, infatti, ha mantenuto invariati i livelli occupazionali anche nell’ultimo quadrimestre 2014, e anche per i primi quattro mesi del 2015 un’analoga percentuale d’imprese non prevede variazioni. Contemporaneamente si è decisamente alzata (dal 9,6% del secondo quadrimestre al 15,3% del terzo quadrimestre 2014) la quota di cooperative che hanno proceduto a nuove assunzione, mentre si è abbassata dall’11,5% al 9,6% la percentuale di imprese che scontano problemi occupazionali. Il tutto, comunque, si riconduce ad un contenuto numero di lavoratori (39 nell’ultimo quadrimestre rispetto ai 93 del precedente) interessati da ammortizzatori sociali, e tutti riconducibili all’area del lavoro e servizi (logistica, in particolare).

Non mancano, comunque, preoccupazioni sul futuro per un sistema che nel primo quadrimestre 2015 prevede un aumento del fatturato solo nel 13,4% delle imprese (erano il 25% nell’ultimo quadrimestre 2014), mentre le previsioni di contrazione interessano un po’ tutti i settori: dall’agricoltura (fatturato in diminuzione per oltre il 30% delle imprese e in aumento per il 12%), al lavoro e servizi (previste diminuzioni dal 20% delle imprese e aumenti dal 13,3%), alle cooperative sociali, che nel 28% dei casi prevedono flessioni del volume d’affari.

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Giuseppe Alai

 

È evidente – sottolinea il presidente di Confcooperative, Giuseppe Alai – che per imprese fortemente legate al territorio, che offrono servizi alle persone nelle nostre comunità e ad imprese locali, la crisi del Paese, il calo delle risorse pubbliche e una domanda interna ancora in flessione non possono che avere effetti più pesanti rispetto a chi può percorrere la via dell’internazionalizzazione”.

“La stessa tenuta dell’occupazione – prosegue Alai – è un risultato tutto da ascrivere alla responsabilità – con i conseguenti sacrifici – con la quale le imprese e i loro soci (in massima parte soci-lavoratori, specie nei settori a più alta densità di occupati) affrontano il tema del lavoro, facendone una priorità assoluta per le sue ricadute sulle persone, le famiglie e le comunità locali”.


È però evidente e urgente – sottolinea il presidente di Confcooperative – che per sostenere e rendere perpetuabili questi risultati servono diverse misure urgenti, la prima delle quali è la rimozione di fenomeni che penalizzano proprio il lavoro sia sul mercato pubblico che quello privato”. “Basta – dice Alai – con le gare al massimo ribasso, con il dumping contrattuale, con appalti che non rispettano le tariffe minime previste dai contratti nazionali: la competizione non si può giocare fuori dalle regole, perché i risultati di un simile mercato sono soltanto lotte per la sopravvivenza giocate a danno delle imprese e dei loro soci-lavoratori”.

Dall’indagine congiunturale di Confcooperative emergono, tra l’altro, buone propensioni delle imprese per gli investimenti di breve e medio periodo, con una crescita del numero di imprese che prevedono aumenti nel primo quadrimestre 2015 rispetto ai dati del terzo quadrimestre 2014. In lieve aumento, invece (dal 19,2% al 21,1%), la quota di imprese che prevede un peggioramento della liquidità e il numero delle cooperative che sconta ritardi nei pagamenti e prevede peggioramenti, parlando di ritardo al 72,7% nel lavoro con il pubblico e al 40,2% con il privato.

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