Crisi parmigiano: aumentano i similgrana

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Nel 2014 in Italia sono diminuiti gli acquisti di Parmigiano Reggiano e Grana padano, mentre sono aumentati i formaggi anonimi. È stato questo uno degli importanti temi che Coldiretti ha portato all’attenzione a Bologna insieme al popolo del Parmigiano che, per la prima volta, è sceso in piazza con una colorata compagine di allevatori, casari, stagionatori, assaggiatori, cuochi, gourmet e tanti consumatori in allarme per difendere il formaggio italiano più conosciuto nel mondo, a tre anni dal terremoto che ha rovesciato a terra centinaia di migliaia di forme e distrutto stalle, caseifici e magazzini.

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Un momento della manifestazione

Secondo i dati Coldiretti gli acquisti nella grande distribuzione e nel dettaglio tradizionale, sono diminuiti del 2,2% per cento del Parmigiano Reggiano, del 12,6% del Grana Padano, mentre sono aumentati dell’1,5% altri grana non a denominazione d’origine. “Si tratta di una concorrenza sleale – ha detto il presidente di Coldiretti Emilia Romagna, Mauro Tonello – nei confronti degli autentici Parmigiano Reggiano e Grana Padano, che devono essere ottenuti nel rispetto di rigidi disciplinari di produzione. Il danno che queste imitazioni comportano per il nostro Paese, non riguarda solo l’agricoltura ma tutta la società, soprattutto in termini di occupazione per migliaia di nostri giovani”.

La crisi si è aggravata con la situazione di mercato nell’ultimo anno quando il prezzo pagato ai produttori di Parmigiano Reggiano per il prodotto stagionato 12 mesi è diminuito del 20%, passando dai 9,12 euro del gennaio 2014 ai 7,31 euro di fine dicembre 2014. I prezzi – rileva Coldiretti Reggio Emilia – sono precipitati al di sotto dei costi di produzione, erodendo i redditi delle poco più di 1.000 aziende rimaste in provincia (3.348 aziende nel comprensorio). “Con questi prezzi di mercato un’azienda zootecnica media sostiene costi di produzione che inducono ad una perdita che si attesta tra 1,50 e 3 euro per ogni chilo di formaggio prodotto– commenta il direttore Alessandro Scala. Di questo passo i redditi delle aziende si troveranno sempre più in difficoltà».

Tuttavia del calo del prezzo all’origine non ne hanno potuto beneficiare neppure i consumatori perché al consumo i prezzi hanno avuto solo lievissime variazioni, con un calo del 4,2% (da 16,45 euro a 15,76) del Parmigiano e rimanendo invariato per il Grana Padano (12,10 euro al chilogrammo).

Sui 60 miliardi di euro di valore dell’italian sounding nel mondo – rileva Coldiretti regionale – ben 8 miliardi riguardano l’Emilia Romagna. Se ci fosse la possibilità di recuperare il mercato di questi falsi alle vere produzioni dell’Emilia Romagna, tra cui il Parmigiano Reggiano e Grana Padano, secondo stime di Coldiretti si potrebbero recuperare solo nella nostra regione 30 mila posti di lavoro. Purtroppo nel caso dei grandi formaggi nazionali il furto di identità oltre che all’estero viene condotto anche nel nostro territorio. Sugli scaffali dei supermercati e dei negozi tradizionali si trovano formaggi grattugiati di dubbia provenienza che, complice la crisi, vengono scelti in base al prezzo più conveniente, acquistando magari prodotto di scarsa qualità per pochi centesimi di differenza.

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Giovedì 5 marzo in piazza XX Settembre a Bologna, unitamente ai numerosi produttori reggiani ed al direttore di Coldiretti Alessandro Scala, erano presenti anche Alessio Mammi, consigliere provinciale con delega all’agricoltura, Ottavia Soncini, consigliere regionale e Vice-presidente dell’Assemblea legislativa, Gianfranco Rinaldi, sindaco di Casina e Tiziano Merli vice sindaco di Baiso.

“Oggi sono scesa in piazza a fianco di Coldiretti, per tutelare il nostro territorio, per tutelare produttori e consumatori, per salvaguardare la nostra filiera – ha dettoOttavia Soncini. Con prodotti di qualità, teniamolo ben a mente, salvaguardiamo anche il nostro bene più importante ovvero la nostra salute”.

La mattinata in piazza a Bologna ha visto realizzare da parte dei casari reggiani la forma secondo gli antichi rituali, con caldaia di rame su fuoco di legna ed una vera e propria stalla con le razze locali. Con una antica zangola è stato realizzato il burro, con il latte del Parmigiano Reggiano, come si faceva un tempo. Sul banco degli imputati in una sorta di galleria degli orrori sono stati invece fatte sfilare le molteplici imitazioni del Parmigiano reggiano scovate dalla Coldiretti nei diversi continenti.

Dal Parmesao brasiliano al Grana Pampeana dell’argentina, dal Reggianito al Parmesan venduto praticamente ovunque ma è stato addirittura realizzato un ipotetico Parmigiano realizzato attraverso un kit acquistabile su internet e messo a confronto con il prodotto originale offerto in grandi quantità a tutti i cittadini a sostegno della protesta.

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