Novantadue. Falcone e Borsellino 20 anni dopo

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Falcone e Borsellino, due uomini prima che due eroici servitori dello Stato, la lotta alla mafia, il maxiprocesso, le notti all’Asinara, la verità, vent’anni di cose torbide, di frasi lasciate a metà, di trattative e di baratti. Questo è “Novantadue”, testo inedito di Claudio Fava, che arriva al Teatro Piccolo Orologio da sabato 7 a mercoledì 11 marzo, per far rivivere l’umanità delle figure di Falcone e Borsellino, al di là della loro immagine ormai iconica.

Novantadue è una moderna tragedia classica. Suo malgrado. La modernità è nei fatti, nel titolo che scandisce la nostra ridottissima distanza, (solo temporale, perché nei fatti c’è già un universo a separarci) dalla storia che mette in scena. La sua classicità è nella dimensione epica, consapevolmente eroica, dei suoi protagonisti: sarebbero piaciuti a Sofocle, Falcone e Borsellino. Lo si potrebbe peraltro credere un testo di denuncia: Novantadue, o meglio il 1992, è stato un anno orribile della nostra storia, iniziato peraltro con la pronuncia da parte della Cassazione della sentenza storica e definitiva di condanna che chiuse di fatto il Maxi-processo. Invece, Novantadue è sorprendentemente il racconto di una doppia solitudine che si staglia sullo sfondo di una fase epocale della nostra storia repubblicana, ma sempre solitudine umana resta. E’ il racconto di due uomini abbandonati da quello Stato che hanno giurato di servire. Due volti che in Novantadue tornano persone, dopo essere stati trasformati in icone.

Claudio-Fava

Claudio Fava

La pièce riprende il filo della storia da quei giorni di isolamento forzato sull’Isola de L’Asinara, durante i quali i due magistrati completarono l’atto d’accusa per il maxi processo contro la mafia. Un momento cruciale per la lotta contro la criminalità organizzata, che avrebbe reagito con violenza alla fine dell’impunità: è il preludio alla stagione cruenta delle bombe, le stragi di Capaci e di via d’Amelio, le minacce e gli omicidi di uomini politici, gli attentati a Firenze e a Milano e quello – fallito – allo Stadio Olimpico di Roma. Cronache di una guerra annunciata che sfocia nella trattativa stato-mafia, al centro di indagini e processi: Giovanni Falcone e Paolo Borsellino furono tra le vittime di quell’attacco al cuore dello stato, silenziosi eroi ispirati a un profondo senso del proprio dovere, coraggiosamente impegnati fino all’ultimo in una battaglia per la giustizia e la legalità.

Una storia raccontata senza retorica, lontana dagli affannosi pianti per l’eroico sacrificio. Due sedie e una scrivania, scenografia minimale che insieme a delle “canzonette” quasi sussurrate, frutto del nuovo allestimento del regista Marcello Cotugno, serviranno da veicolo emozionale per attingere alla solitudine di ciascuno di noi, ai momenti di abbandono che anche noi abbiamo vissuto, ai sentimenti di rabbia, paura e sconforto che appartengono a tutti. E che rendono umani anche gli eroi.

NOVANTADUE

Locandina dell’evento

In occasione della prima dello spettacolo ci sarà un incontro pubblico ad ingresso libero, “Infiltrazioni culturali. Il ruolo della cultura nella prevenzione dell’illegalità”, che si terrà sabato 7 marzo alle ore 18, in sala del Tricolore. All’incontro parteciperanno: On. Claudio Fava – vice presidente della Commissione Antimafia della Camera dei Deputati e autore dello spettacolo;  Massimo Mezzetti – Assessore alla Cultura e Legalità della Regione Emilia Romagna; Luca Vecchi – Sindaco di Reggio Emilia con delega alla Cultura; Natalia Maramotti – Assessora a Sicurezza, Cultura della legalità e città storica del Comune di Reggio Emilia; Paolo Cagnan – direttore del quotidiano Gazzetta di Reggio.

Per informazioni e prenotazioni: biglietteria@teatropiccolorologio.com, www.mamimo.it, 0522-383178 dal lunedì al venerdì dalle 9:30 alle 13:30 e dalle 14:30 alle 18.

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