50° della morte del vescovo Beniamino Socche

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Quest’anno ricorre il 50° della morte del vescovo Beniamino Socche della diocesi di Reggo Emilia ( allora Guastalla faceva ancora diocesi a sè ed era retta prima dal vescovo Gaicomo Zaffrani e poi dal vescovo Angelo Zambarbieri).

Monsignor Socche resse la diocesi di Reggio Emilia dal 1946 al 1965. La figura imponente del vescovo Beniamino, la voce stentorea, lo sguardo penetrante, il discorso profondamente ispirato, il piglio deciso con cui impugnava il pastorale rimasero immediatamente impressi in tutti, sin dal primo incontro con la città celebrato nella piazza del Duomo il 12 maggio 1946.

Nato a Vicenza nel 1890 e ordinato sacerdote nel 1913, monsignor Socche svolse il suo ministero pastorale nella diocesi berica. Papa Pio XI lo elesse il 4 febbraio 1939 vescovo di Cesena, dove rimase sino al 1946, quando Pio XII lo chiamò a succedere nella nostra diocesi a monsignor Eduardo Brettoni, spentosi il 13 novembre 1945.
Sarà il cardinale Camillo Ruini, che durante l’episcopato Socche è stato docente di filosofia in Seminario e assistente dei Laureati cattolici, a presiedere, venerdì 16 gennaio 2015, alle 18.30 in Cattedrale, la solenne concelebrazione eucaristica in occasione del 50° della morte del vescovo Beniamino.

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Monsignor Socche durante un suo intervento all’Ac diocesana

 


50° della morte di mons. Beniamino Socche l’ultimo vescovo-principe di Reggio Emilia 

 50 anni or sono, il 16 gennaio 1965 moriva  il vescovo Beniamino Socche, che dal 1946 reggeva la diocesi di Reggio Emilia, chiamato da Pio XII a succedere a mons: Eduardo Brettoni.

Fu “l’ultimo vescovo-principe di Reggio Emilia”, come lo definì mons. Wilson Pignagnoli. Nella sua prima lettera alla diocesi, datata 29 gennaio 1946, dopo aver ricordato che Reggio vantava una storia gloriosa, un altissimo patrimonio nel campo dello spirito, dell’arte, dell’industria e del lavoro, mons. Socche scriveva: “Reggio ha un’antichissima tradizione gloriosa di religione e di bontà, che fu sempre la fonte delle aspirazioni più alte della fervente fede cristiana”.

Vivo amore per la verità, desiderio di far conoscere anche ai più lontani il messaggio cristiano, fede adamantina, intensa vita spirituale, formazione e valorizzazione dei laici di Azione Cattolica che negli anni del suo episcopato raggiunse i trentacinquemila iscritti con una presenza capillare nelle parrocchie, forte sostegno al CSI e alle associazioni laicali e professionali, costruzione del nuovo seminario, fondazione del settimanale diocesano “La Libertà”, profonda devozione mariana, hanno contraddistinto l’episcopato reggiano del vescovo Beniamino, il cui motto era “In virtute pax”. Durante il suo episcopato ordinò oltre 190 sacerdoti, con punte di 18, 19 presbiteri all’anno, numerosi dei quali ancora in attività.

La figura imponente del vescovo Beniamino, la voce stentorea, lo sguardo penetrante, il discorso profondamente ispirato, il piglio deciso con cui impugnava il pastorale rimasero immediatamente impressi in tutti, sin dal primo incontro con la città celebrato nella piazza del Duomo il 12 maggio 1946. Alcune settimane dopo, il 29 giugno ordinava i primi diciassette sacerdoti reggiani; di loro è rimasto solo mons. Pietro Iotti.

Il vescovo Socche fu soprattutto un Pastore intrepido, schierato a difesa del suo clero e dei suoi fedeli: in tanti ancora ricordano la sua lotta contro il materialismo ateo e il comunismo e il suo “Basta!” pronunciato dopo la vile uccisione di don Umberto Pessina, l’ultimo prete ucciso per odio di parte, perpetrata il 18 giugno 1946. Così come severissima fu la sua notificazione del 7 novembre 1956 in occasione della durissima repressione sovietica dell’insurrezione d’Ungheria. Il Vescovo denunciava il comunismo italiano e reggiano per aver fatto “l’apologia più oscena e ributtante dei massacri del popolo ungherese inerme”.

Il vescovo Beniamino, che instancabilmente visitò tutte le parrocchie della diocesi, dispose di essere sepolto in Cattedrale ai piedi della statua della “Madonna Pellegrina”, che volle portata in processione nell’immediato dopoguerra in tutto il territorio della diocesi.

Nato a Vicenza nel 1890 e ordinato sacerdote nel 1913, mons. Socche svolse il suo ministero pastorale nella diocesi berica. Papa Pio XI lo elesse il 4 febbraio 1939 vescovo di Cesena, dove rimase sino al 1946, quando Pio XII lo chiamò a succedere nella nostra diocesi a mons. Eduardo Brettoni, spentosi il 13 novembre 1945.

Sarà il cardinale Camillo Ruini, che durante l’episcopato Socche è stato docente di filosofia in Seminario e assistente dei Laureati cattolici, a presiedere venerdì 16 gennaio alle ore 18.30 in Cattedrale la solenne concelebrazione eucaristica in occasione del 50° della morte del vescovo Beniamino.

Giuseppe Adriano Rossi

 

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Monsignor Beniamino Socche

 

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