La gioia del Natale: Dio è rimasto incarnato

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Guastalla – Chiesa dei Servi, 25 Dicembre 2014

Figli carissimi,

sono ancora in mezzo a voi, come ogni Natale, e mi sento come il messaggero di cui parla il profeta Isaia nella prima lettura che abbiamo ascoltato: messaggero di buone notizie (Is 52,7), che dice: prorompete insieme in canti di gioia […] perché il Signore ha consolato il suo popolo (Is 52,9)!

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Solennità del Natale 2013 a Guastalla

Sì, cari fratelli e sorelle, il Signore ha consolato il suo popolo, ha consolato e riempito di gioia e di speranza le nostre vite. Il grande mistero dell’Incarnazione che oggi celebriamo ci fa rivivere proprio questo: Dio non ci ha lasciati e non ci lascia mai soli nelle difficoltà e nelle gioie di ogni giorno.

Si è fatto carne, ci ha ricordato san Giovanni nel Vangelo. Ha posto la sua dimora in mezzo a noi. Ciò che la Chiesa ci invita a contemplare non è un fatto del passato, grande ma irrilevante per la nostra vita oggi. Colui che in questo giorno è nato è lo stesso Cristo che, dopo aver attraversato la passione e la croce, è risorto ed è presente, vivo in mezzo a noi. «Il Cristo risorto – ha scritto significativamente Benedetto XVI – non è un fantasma, non è semplicemente uno spirito, un pensiero, un’idea soltanto. Egli è rimasto l’Incarnato – è risorto Colui che [oggi] ha assunto la nostra carne – e continua sempre ad edificare il suo Corpo, fa di noi il suo Corpo» (Benedetto XVI, Incontro con i movimenti ecclesiali e le nuove comunità, 3 giugno 2006).

Il Natale non è una parentesi fiabesca che ci strappa per un momento dalle fatiche della vita quotidiana. Dio si è fatto carne ed è rimasto incarnato: è questa la ragione profonda della nostra pace e della nostra speranza. Le circostanze della nostra vita, le difficoltà, il lavoro, le gioie,… non sono messe da parte, come se per poter incontrare Gesù dovessimo ritagliarci un tempo e un luogo ideali. La luce splende nelle tenebre (Gv 1,5): la vita che viviamo è abitata da Colui che ci ama e che ci viene incontro nelle ore della nostra esistenza.

Sarebbe ben triste l’esultanza del Natale se esso non fosse una strada per vivere in modo nuovo la vita di tutti i giorni. Se non ci facesse riscoprire il senso positivo di quello che viviamo. Certamente la realtà è ferita dal peccato. Il male e la sofferenza non sono un bene. Ma proprio per questo Dio è venuto. Si è fatto uomo per condividere le nostre fragilità e per dirci che non siamo soli. C’è un Padre che ci ha voluti e che ci ama. Un Padre che è capace di trasformare in strada verso il bene anche il nostro male. Davanti a lui le nostre tenebre sono come luce (cfr. Sal 138,12). E in questo modo tutto diviene motivo di lode e di gratitudine. Diventa allora possibile vivere sempre in dialogo con Lui. Vivere di Lui.
La considerazione di tutto ciò ci introduce nel significato profondo della decisione di papa Francesco, che ha voluto dedicare questo nuovo anno alla vita consacrata. Egli vuole porre all’attenzione di tutta la Chiesa, e quindi di ognuno di noi, la bellezza e la fecondità di una vita donata interamente a Cristo. Un giovane che decide di vivere per Gesù, abbracciando la strada della consacrazione, del sacerdozio o della vita religiosa, è la testimonianza più grande e più eloquente che Gesù è presente, è vivo. Non è possibile, infatti, dare la vita per qualcuno che non c’è. Non è possibile un’esperienza di pienezza affettiva e umana se non nel rapporto con una presenza reale.

Il bambino che oggi contempliamo nella mangiatoia di Betlemme diventerà un uomo che sino alla fine dei tempi continuerà ad attrarre a sé uomini e donne di tutte le condizioni e di tutte le latitudini. La vita consacrata, frutto maturo della gioia del Natale, proclama a tutto il mondo che Gesù basta per vivere. Egli può riempire e rendere bella la vita intera di uno uomo o di una donna.

Mi auguro che durante quest’anno la vostra comunità, insieme a tutta la nostra Chiesa, rifletta su questo grande dono che Gesù ha fatto agli uomini e che tanti giovani possano avvertire il fascino di una vita ad imitazione della sua.

È questo il mio augurio per il Natale. Vi prego di portare il mio affettuoso saluto a tutti i vostri cari, soprattutto agli ammalati e a coloro che oggi non sono potuti essere presenti qui con noi.

Buon Natale a tutti!

+Massimo Camisasca

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