Le imprese agroalimentari di “Sapore d’Appennino”

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“È possibile organizzare le imprese dell’agroalimentare e del turismo e, così, farle incontrare con la domanda di agroalimentare e ricettività. Sono 120 le aziende emiliane che si sono iscritte volontariamente al paniere del progetto di softeconomy ‘Sapori d’Appennino’ conseguendo importanti obiettivi. Concluso il progetto, oggi rinnoviamo questo patto in vista della nuova programmazione dello sviluppo rurale”, sono le parole di Luciano Correggi, presidente del Gal Antico Frignano e Appennino Reggiano che, alla Corte Ospitale di Rubiera, ha tirato le somme del progetto interprovinciale avviato nel 2013.

“In un territorio periferico e parcellizzato si è saputo fare massa critica dandosi obiettivi e collaborando – ha affermato Fausto Giovanelli presidente del Parco nazionale dell’Appennino tosco-emiliano. Sapori Foto-Gabriele-Arlotti-(1)-(Large)d’Appennino mette a sistema agricoltura, turismo e parchi. Un obiettivo alla base della nascita del Parco nazionale e che ora è finalmente a portata di mano. In un momento, per altro, dove timidamente nuove imprese in agricoltura tornano ad esistere. Sapori d’Appennino ha avuto un ottimo rapporto costi benefici operando settore agricolo e turistico, l’unico che ha saputo crescere in questi anni”.
Delle 120 aziende coinvolte nel paniere, molte quelle presenti in sala, 43 sono di Reggio Emilia, 34 di Modena, 22 di Parma, 16 di Bologna, 5 di Piacenza. Esse esprimo una rappresentanza di 38 categorie di prodotti agroalimentari (dalle confetture agli ortaggi, ai prodotti Dop e Igp) e 7 tipologie di servizi turistici (rifugi, alberghi, guide, ristoranti…).

ATTIVITÀ SVOLTE

Il progetto è iniziato a primavera 2013 e ha svolto sia azioni comuni e azioni mirate di coaching sulle aziende stesse. Il sito www.saporidiapppennino.it, visitato da oltre 9000 utenti diversi dal 1 novembre 2013 affiancato all’attività di webmarketing associata (con 707 iscritti alla newsletter). Quindi brochure e allestimenti per la partecipazione a fiere, affidate ai parchi, e ad eventi “tra cui – ha ricordato Chiara Viappiani, del Parco nazionale dell’Appennino Tosco Emiliano – fa La Cosa Giusta (la più importante fiera del consumo alternativo, con uno stand di 120 mq e oltre 14 aziende presenti assieme ai tre Parchi”, ma anche Vinitaly, Cibus e, anche, 8 eventi locali come la Fiera del Parmigiano Reggiano di Casina o le sagre del marrone o del tartufo nel modenese.
Gabriele Ronchetti, dell’ente parchi Emilia Centrale, responsabile delle azioni locali in ambito modenese del progetto “Il progetto ha dimostrato appartenenza territoriale, come una ‘marca territoriale’: quali sono i prodotti tipici e i servizi turistici dell’Appennino. Quindi ha consentito di aprirsi a nuovi approdi commerciali”.

RISULTATI
“L’Appennino emiliano se si presenta unito come destinazione turistica e sa collegare le valenze ambientali del territorio, oltre alle peculiarità delle produzioni agroalimentari, riesce ad essere competitivo. I risultati del progetto di cooperazione lo dimostrano – ha affermato Filippo Lenzerini, di Punto 3 srl, coordinatore del progetto – . In questo i Parchi possono avere un ruolo importante di stimolo nei confronti delle imprese, che però devono essere protagoniste di azioni di marketing territoriale coordinandosi, collaborando, creando alleanze intersettoriali tra turismo e agroalimentare”.
Un progetto di cooperazione dove capofila è stato il Gal Antico Frignano e Appennino Reggiano, partner sono i Gal Appennino Bolognese e Gal Soprip, coofinanziatori il Parco Appennino Tosco-Emiliano, Ente di Gestione Parchi e delle biodiversità Emilia Centrale, Emilia Orientale, Emilia Occidentale, i Parchi del Ducato, Consorzio Carni bovine dell’Appennino Bolognese, il Consorzio dei Vini colli Bolognesi. E tra i sostenitori i Parchi del Cuore di Bologna.

IL PARERE DELLE AZIENDE
Le voci delle aziende. “Un progetto che ha dato risultati anche grazie all’attività di choacing – ha affermato Sara Gherardini, dell’Agriturismo Ca’ De Fra, di Sestola -, abbiamo conosciuto altre realtà con cui addirittura abbiamo scambiato prodotti. Molto positiva la partecipazione a fiere a livello nazionale”. “La cosa interessante per la crisi è che ci ha imposto a fare rete e la motivazione nel fare aziende”, ha spiegato Francesco Maiorana (Esperta srl) società che si occupa di servizi a 360°. Per Giuliana Baldoni (Saluminifcio Baldoni F.lli ed eredi e Salumificio Parchi del Cimone) che produce da oltre 100 anni, ora prosciutto di Modena e attività di ristorazione “L’Appennino ha limiti territoriali e strutturali che impediscono a volte di approcciarsi al mercato. E’ solo insieme che si può continuare ad esistere. Abbiamo ancora molto da imparare, per noi resta fondamentale il coordinamento”. Tra le voci critiche, il viticultore Francesco De Carlo (Bologna) che ha richiesto maggiore riscontro e coinvolgimento, mentre per Antonio Capelli (Corte d’Aibo): “C’è necessità di attenzione verso le aree marginali. Occorre targettizzate l’offerta”

PER IL FUTURO

Tra gli altri enti sostenitori gli interventi di Giovanni Pattoneri, del Gal Soprip: “Le aziende oltre a produrre buoni prodotti, devono sapere venderli sul mercato. Ora hanno la possibilità di coordinarsi”. Agostino Maggiali, presidente dell’Ente di Gestione Parchi e Biodiversità Emilia Occidentale: “Un progetto innovativo che, in una Italia che deve cambiare, mostra i ruoli che competono a pubblico e privato. Ha fatto percepire la qualità e la tradizionalità delle produzioni, assieme alla capacità di avviare promocommercializzazione”. Claudio Ravaglia, direttore del Gal Appennino Bolognese: “Possiamo vedere così quali sono i vantaggi di una rete di produttori. Per altro siamo riusciti a coinvolgere consorzi privati nel coofinanziare i progetti”. Gian Battista Pasini, moderatore della giornata e presidente Ente di Gestione dei Parchi e Biodiversità Emilia Centrale: “Un progetto che deve avere continuità. Che potrà correggere ciò che non ha funzionato. L’obiettivo è sfruttare tutti gli strumenti attivati ma anche creare le sinergie per il futuro.”.
Per il futuro l’obiettivo è alzare l’asticella del disciplinare, semplice burocraticamente, per l’aspetto qualificativo. Quindi rafforzare la qualificazione delle aziende: questo dovrà avvenire a livello di Appennino emiliano (e non di vallata).

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