Libertà di opinione ed educazione

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C’è ancora posto nel nostro Paese per la libertà di educazione e di parola? A questa e ad altre domande ha risposto ieri sera l’avvocato Gianfranco Amato, presidente di “Giuristi per la Vita”, nel corso di un incontro dal titolo “Libertà di opinione ed educazione: quale futuro per la società”.

Nell’Aula Magna del Polo Scolastico di Sassuolo, gremita di persone, Amato ha parlato dell’inutilità del disegno di legge contro l’omofobia (il decreto Scalfarotto), già approvato alla Camera e degli inquietanti scenari da regime totalitario che si aprirebbero se divenisse legge. In altri Paesi europei dove leggi simili vengono applicate (Spagna, Germania, Inghilterra): sacerdoti, insegnanti e genitori sono arrestati e puniti solo per spiegato cosa è l’omosessualità secondo il catechismo della Chiesa cattolica; per avere letto un brano di San Paolo in cui si condanna la sodomia o per avere chiesto che i figli fossero esonerati da lezioni contrarie ai propri principi. E questo perché manca nella norma una definizione chiara del reato di omofobia, per cui viene perseguito ogni atto anche solo “percepito” come omofobo dalla vittima o da un terzo. Se passa il decreto Scalfarotto anche in Italia si potrebbe finire in carcere per avere dichiarato che la famiglia si fonda sull’unione di un uomo e una donna. Sulla libertà di opinione “… siamo tornati indietro di 70 anni, ai tempi di fascismo e nazismo” – ha sottolineato Amato.

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Gianfranco Amato

Così nel silenzio, nell’ignoranza e nell’indifferenza di molti di noi, sui mass media, nella società, nelle aule parlamentari è iniziata da tempo la marcia verso il pensiero unico, che non ammette riflessioni diverse. E chi prova a sollevare obiezioni rischia di essere accusato di omofobia. Il pensiero unico è la teoria del gender, priva di basi scientifiche, che sostiene che l’essere maschio o femmina è un prodotto culturale o sociale, ciascuno può decidere cosa essere in totale libertà, indipendente dal dato corporeo.

È soprattutto nelle scuola, dice Amato, che la propaganda di gender si sta facendo pesante, all’insaputa delle famiglie. Questa ideologia è alla base degli Standard per l’Educazione Sessuale europei, che si vogliono applicare anche in Italia, introducendo nelle scuole, a partire dagli asili, l’educazione LGBT (acronimo per definire tutto ciò che attiene alla sfera lesbo-gay-transgender), incoraggiando fin dall’infanzia l’autoerotismo, la promiscuità, la scelta dell’identità sessuale.

Il programma 2013-2015 dell’UNAR (ufficio nazionale antidiscriminazioni), approvato dal Ministero dell’Istruzione, prevede, tra l’altro, di accreditare associazioni gay come enti formatori all’interno delle scuole, di svolgere corsi per docenti su tematiche LGBT, di introdurre narrativa omossessuale nei programmi di letteratura, di incentivare il coming out degli studenti e di togliere dalla modulistica le parole padre e madre, sostituite da genitore 1 e 2. Programma che, a fine novembre, tutti i dirigenti scolastici regionali sono stati invitati ad applicare in modo deciso nelle scuole di ogni ordine e grado.

Il risultato di tutto questo è l’eliminazione della responsabilità e libertà educativa della famiglia, spesso inconsapevole di ciò che accade. “In questo modo che in Germania e in Italia sono state approvate le leggi razziali – ricorda Amato – e in tanti, dopo, hanno detto <<Ma io non lo sapevo>>. Oggi non è più possibile dire <<Io non lo sapevo>>, esiste internet, l’informazione è disponibile per tutti, occorre diffonderla, per fare sentire la propria voce contraria a che ci venga sottratta la libertà di educare i nostri figli, di esprimere liberamente la nostra opinione, di seguire i nostri principi religiosi” – ha concluso il giurista.

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