I figli, un dono che si vuole trasformare in pretesa

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Da Avvenire del 25 novembre 2014

Camisasca: i figli, un dono che si vuole trasformare in pretesa

Nella festa del patrono di Reggio Emilia Guastalla, san Prospero, il richiamo del vescovo: la famiglia è una promessa di futuro

Nella solennità di san Prospero, il vescovo del V secolo patrono principale della Chiesa di Reggio Emilia- Guastalla, nella Basilica reggiana che ne accoglie i resti mortali il vescovo Massimo Camisasca ha pronunciato ieri mattina un importante “Discorso alla città” davanti a centinaia di fedeli e alle autorità civili, tra cui il sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri, Graziano Delrio. Un’omelia incentrata sul tema della famiglia, sulla scia del Sinodo straordinario da poco concluso in Vaticano, intitolata “I figli: dono e responsabilità”. Camisasca ha infatti voluto svolgere la sua riflessione partendo dall’origine, dall’essere generati e dal generare, quindi dalla famiglia come luogo naturale della vita, nonostante l’avanzare di un allarmante inverno demografico. «Sono consapevole – ha esordito il presule – di tutte le fragilità che sono presenti nella realtà familiare. Essa ha però dentro di sé, proprio per il patto di stabilità che la costituisce, la grande promessa di assicurare al figlio un luogo che lo aiuti a crescere adeguatamente».

Non è solo la denatalità, tuttavia, a insidiare oggi il futuro del Paese, che si ritrova invecchiato e seduto. C’è anche l’arrembante ideologia del “gender”, sulla quale il vescovo ha pubblicato un’apposita nota nella primavera scorsa e alla quale anche ieri ha fatto un chiaro riferimento: «Oggi, con la messa in discussione della differenza sessuale come prerequisito della unione coniugale, la famiglia rischia non solo di perdere qualche pezzo, ma di perdere la sua stessa identità. Essa infatti si fonda sull’unione stabile tra un uomo e una donna che mettono in comune i loro corpi, i loro affetti, i significati delle loro vite che hanno ereditato dalle loro famiglie e li trasformano, coinvolgendosi in un progetto generativo».

Il mondo adulto va smarrendo un aspetto fondamentale dell’esperienza, «il fatto che il figlio è un dono, un inatteso, una sorpresa »: così al figlio si pensa sempre più spesso in termini di diritto, possesso e controllo. «Come possiamo riprendere questo aspetto elementare della famiglia, cioè il figlio come dono, senza smarrirci nella falsa strada del diritto degli adulti? », si è chiesto il vescovo. La risposta consiste nel ripartire dalla condizione di figli, «da questo vincolo di dipendenza che è una delle radici più profonde della condizione umana». Il diritto del bambino-figlio ad avere una famiglia, ha detto ancora Camisasca, «purtroppo, a volte è tradito dalla pretesa dei genitori di avere “un figlio a tutti i costi”, ed è ricercato anche attraverso strade, come la fecondazione eterologa o l’utero in affitto, che rendono problematico per il figlio conoscere le sue origini. Nascere con un vuoto di origine alle spalle, non sapendo chi è il padre o la madre o sapendo che il padre ha il volto anonimo di chi ha dato il seme e la madre l’utero, è una verità drammatica per il figlio. I vuoti relativamente alle origini si traducono in lacune gravi dell’identità perché rendono impossibile la narrazione della propria storia personale ». Nell’ultima parte dell’omelia il vescovo si è soffermato sul compito dei genitori, che «educano innanzitutto attraverso la cura del loro legame e rimanendo aperti alla vita» e mettendo nel conto pure insuccessi e sacrifici. Anche se i figli, per quanto siano un bene insostituibile, «non sono fatti per riempire il vuoto delle nostre esistenze, ma perché insieme, attingendo al comune Mistero del dono della vita, realizziamo la nostra vocazione ».

Edoardo Tincani

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