L’appello dei Mapuche

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Fermatevi, prima che le risorse ambientali siano definitivamente compromesse. È l’appello di Juana Cuante, autorità del popolo Mapuche, intervenuta lunedì 3 novembre all’oratorio di Regina Pacis a Reggio.

I mapuche sono gli abitanti amerindi originari di Cile e Argentina del sud e da tempo denunciano lo scempio delle risorse naturali della Patagonia, regione nella quale vivono da millenni. L’abbondanza di acqua ha recentemente attirato gli investimenti di alcune multinazionali tra cui Enel e Benetton. Gli interessi della compagnia elettrica italiana sono legati all’acquisto di vasti territori per avere la possibilità di canalizzare i corsi d’acqua e produrre energia elettrica da vendere nel nord America.

I piani di Enel prevedono la costruzione di oltre 30 dighe che avrebbero conseguenze irreversibili sull’ambiente e comporterebbero seri pericoli per chi vive nella regione: la Patagonia è infatti una delle zone a più alto rischio sismico del pianeta.Da tempo denunciano  oltre 500 anni sono in lotta per il riconoscimento di uno stato indipendente.

Sono un popolo oppresso innanzitutto dal governo cileno. circa 1 milione e mezzo di persone e vivono Juana abita nel Wallmapu, una regione territorio corrispondente agli attuali Cile e Argentina meridionali. Vive nella Patagonia, terra ricca di acqua ma nella quale

Di fronte all’avanzata delle multinazionali dell’energia che intendono costruire in Cile, e in particolare in Patagonia, oltre 30 centrali idroelettriche con pesanti ripercussioni per l’ambiente e le persone.

Affronta in senso critico la questione della privatizzazione dell’acqua e denuncia  l’operato di multinazionali come l’Endesa, ora di proprietà dell’Enel, impegnate nella realizzazione di 5 grandi dighe per produrre energia elettrica per le miniere del Nord del Cile con effetti irreparabili all’ecosistema e alle popolazioni autoctone. Per monsignor De La Mora ritornare ad un armonia tra uomo e natura, educare le menti ad un informazione critica e consapevole diventa una condizione essenziale per un “cambiamento culturale” in grado di rianimare la vita di tutto il pianeta e per dare voce agli esclusi.

Emanuele Borghi

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Pubblicato in Liberteca