“Ri-cor-dare” appuntamenti dedicati alla memoria

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Il prossimo mercoledì, 10 ottobre, il Teatro Bismantova celebrerà e ricorderà un momento importante della propria storia. Ricorre infatti in questi giorni il 70° anniversario della deportazione di decine di uomini dell’Appennino, che vennero rastrellati e richiamati con l’inganno, rinchiusi proprio nel teatro di Castelnovo, per poi essere avviati ai campi di lavoro in Germania, manodopera sfruttata dal Reich in condizioni disumane, tanto che furono diversi coloro che non fecero più ritorno. Fin dal settembre 1944 erano stati diversi i rastrellamenti e le rappresaglie nazifasciste sul territorio appenninico: tra il 29 ed il 30 settembre, gli stessi giorni della strage di Marzabotto,  sul versante reggiano c’era stato l’incendio di Roncroffio e l’uccisione di quattro abitanti del borgo: Luigi Borghini, 81 anni, il cavalier Giuseppe Bussi, 49 anni, il tenente Gino Borrini, 29 anni, e Vittorio Manfredi, commerciante, di 49 anni. Il colpo di coda dei rastrellamenti in quest’area si registrò con gli avvenimenti di Castelnovo Monti: il 6 e 7 ottobre diversi civili furono catturati e concentrati nel teatro. Per impadronirsi di ulteriore forza lavoro, poi, i tedeschi sbarrarono le vie d’accesso del paese e diffusero la voce che per poter entrare ed uscire da Castelnovo fosse necessario un lasciapassare rilasciato dalle autorità germaniche. Attraverso questo stratagemma, tutti gli uomini del paese e quelli degli abitati limitrofi furono costretti a presentarsi in teatro. La sera del 10 ottobre, 80 di loro intrapresero il viaggio che li avrebbe condotti in Germania, passando per il campo di Fossoli, Peschiera ed Erfurt dove furono poi smistati nei vari campi di lavoro. Sulla stessa facciata del Teatro Bismantova, una lapide riporta tutti i nomi dei castelnovesi deportati quel giorno e poi periti nei campi di prigionia: Inello Bezzi, Roberto Carlini, Armando Casali, Attilio Coli, Pietro Comastri, Vito Del Rio, Ezio Ferrarini, Dante Giglioli, Ferdinando Guglielmi, Anselmo Guidi, Renato Guidi, Lino Mailli, Augusto Manfredi, Giuseppe Manfredi, Ennio Pedori, Dino Peretti, Pierino Peretti, Remo Pignedoli, Ugo Primavori, Gim Aldo Reggioni, Guido Rivi, Ultimio Rivolvecchi, Mario Romei, Pierino Ruffini, Ferruccio Santi, Ugolino Simonazzi, Giuseppe Tagliati, Francesco Toschi, Ermete Zuccolini.

Sandro-Pertini

Sandro Pertini

Per ricordare questo momento che è profondamente inciso nella storia del paese e nella memoria della sua comunità, il 10 ottobre alle ore 21 è in programma la prima giornata di un nuovo ciclo di appuntamenti organizzati dal Teatro Bismantova sotto il titolo di “RI-COR-DARE”, dedicati alla memoria. Negli stessi locali che 70 anni prima ospitarono i montanari imprigionati, alle ore 21 sarà proposto uno spettacolo dedicato ad un grande protagonista della Resistenza, che poi divenne il Presidente probabilmente più amato della storia repubblicana: Sandro Pertini, eletto a 82 anni con il consenso più alto mai avuto in tutte le elezioni presidenziali italiane. Un antifascista della prima ora, fuggiasco in motoscafo all’estero con Filippo Turati, carcerato per oltre 14 anni dal regime di Mussolini, poi partigiano, membro della costituente fino a diventare Presidente. Elegante, franco, ironico, irruente, amante del teatro, della poesia, dell’arte, un socialista rispettato da tutti le parti politiche, un uomo che ha sempre lottato. La figura di Pertini è al centro della piece teatrale “Gli uomini per essere liberi. Sandro Pertini, il Presidente” di Gianni Furlani.

L’attore reggiano Mauro Bertozzi (che con Gianni Furlani ne cura la regia), racconterà, accompagnato dalle immagini curate da Gualtiero Venturelli e dalle musiche di Tiziano Bellelli ed Emanuele Reverberi, la vita di questo grande italiano (inizio ore 21, ingresso 7 euro, abbonati 5 euro). Nel pomeriggio, sempre mercoledì 10 ottobre, alle 18.30, inaugurerà nei locali del Teatro anche una mostra sull’Aviatore di Bismantova “Quando i ricordi diventano Storia: Alceo Francesco Toni”, che resterà visitabile fino al 3 novembre, e che propone anche alcune interessantissime vedute aeree di Castelnovo e dell’Appennino durante gli anni del ventennio.

 

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