Le donne nella comunità di Gesù, ne parla Maria Soave Buscemi

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Moltissima gente, soprattutto donne, si sono fatte presenti lunedì 22 settembre presso la chiesa di San Paolo in Città. La teologa Maria Soave Buscemi – italiana che da circa 25 anni lavora in Brasile al CEBI (Centro Ecumenico di Studi Biblici) – ha parlato delle donne nelle comunità di Gesù. Un tema significativo anche in prospettivo di quanto il Papa Francesco viene dicendo. C’è voglia di sentire parlare delle donne nella chiesa, anche perché, nonostante i proclami e i documenti ufficiali, le donne ancora oggi non trovano grande spazio, non solo nella società Occidentale, ma anche nelle istituzioni religiose. Significativo, anche che a parlarne sia una teologa, una donna, che vive quindi sulla propria pelle un modo di essere periferia, in secondo piano. Soave Buscemi ci ha parlato portando in rilievo la voce delle donne latinoamericane, la voce di una chiesa – quella di provenienza di Papa Francesco – dove, nonostante tutto, le donne sono protagoniste. Secondo, infatti le stime ufficiali, alla domenica, le celebrazioni nelle centinaia di migliaia di Comunità di base (CEBs) per il 70 % sono realizzate da donne.  Che cosa ci ha detto Soave Buscemi?

Forse sarebbe più giusto chiedere come ce l’ha detto quello che aveva intenzione di dirci. Solitamente, in incontri come questi, si va per ascoltare una conferenza. Qualcuno parla, ci trasmette le sue riflessioni e poi, dopo un breve scambio di battute, si va a casa. Soave Buscemi, invece, fedele allo stile delle CEBs latinoamericane, in primo luogo ci ha fatto interagire tra di noi per alcuni minuti, permettendo così che si creasse un clima di simpatia e di attesa di risposte alle domande emerse nei dialoghi. È il metodo della lettura popolare della Bibbia: si parte dalla realtà, dal vissuto di coloro che si mettono in ascolto della Parola.

È la comunità che diviene criterio d’interpretazione della Parola. E così, dopo averci fatti interagire, dopo averci condotti nella scoperta uno dell’altro, ci ha introdotto lentamente nel tema del giorno. Lo ha fatto ponendoci di fronte due testi di Marco che narrano lo stesso evento: la divisione dei pani. In realtà, questi due testi rivelano un cammino, e precisamente il cammino che una donna straniera ha fatto compiere a Gesù. Ciò che fa la differenza tra le due narrazioni sono i numeri. Al capitolo sei, infatti, si dice che raccolsero dodici ceste di avanzi, mentre al capitolo otto le ceste di avanzi sono sette. Dodici significa molta gente, mentre sette significa tutti i popoli. Paradossalmente, ci fa notare Soave Buscemi, in una lettura spirituale di questi dati, sette è più di dodici. Il cammino che Gesù compie tra la prima narrazione e la seconda, è allora un cammino nel quale realizza un ampliamento impressionante della prospettiva della salvezza, che passa dai molti, per lo più Ebrei, ai tutti, realizzando in questo modo il sogno di Dio già annunziato dai profeti (cfr. Am 9, 7).

C’è un’altra riflessione che è possibile compiere sempre su questi numeri. Siamo, infatti, abituati a pensare al numero dodici come ad un numero positivo: le tribù d’Israele, il numero degli apostoli, ecc. In realtà nella Bibbia e nei Vangeli questo numero a volte assume connotati negativi. Nel capitolo cinque sempre del Vangelo di Marco viene detto che la figlia di Jairo ha dodici anni e anche la donna che tocca Gesù aveva un’emorragia che durava da dodici anni. Dodici nel tempo di Gesù era un numero che faceva sanguinare donne e morire bambine. Dodici, allora, può essere un numero buono, ma per le bambine no. Gesù si lascia toccare dalla donna. Continua la Buscemi: “Nel libro del Levitico (al capitolo 15) si dice che, se una donna in flusso di sangue ti ha toccato, tu sarai impuro. Essere impuro significa non poter accedere alla salvezza. Gesù entra nella lista degli impuri, rompendo una teologia fissa, del puro e dell’impuro. E Gesù diventa impuro assieme a questa donna. Gesù dice no alla religione che esclude donne e bambine in nome di Dio. Gesù non può permettere che la bambina muoia. Glielo dice in aramaico, nel dialetto del popolo. Bambina alzati da sola, tirati su”.

Tra le due narrazioni della divisione dei pani e dei pesci, al capitolo sette c’è la narrazione dell’incontro di Gesù con un’altra donna. Gesù va nel territorio dei pagani. C’è una donna di un’altra religione e gli dice: mia figlia è attanagliata da uno spirito impuro. Di cosa si tratta? Può darsi che si tratti di fame, ci dice la Buscemi. È lo spirito impuro che più attanaglia i piccoli di questo mondo, anche oggi. Alla donna non interessa il pane, ma le briciole. Gesù imparò da ciò che patì, ci dice la lettera agli Ebrei. Io sono venuto per i nostri, sembra dire Gesù alla donna: non sono venuto per i sette ma per i dodici. “Dopo questo incontro con questa donna, Gesù cambia la missione, che non sarà più solo per i dodici, per i molti, ma per tutti, senza nessuna esclusione. Siamo chiamati ad accogliere tutti e tutte. E una donna straniera di un’altra religione lo ha insegnato a Gesù”. E se Gesù ha imparato da una donna, si è messo in discussione dinanzi alla fede di una donna, figuriamoci noi quanto abbiamo ancora da imparare e a metterci in discussione!

Dobbiamo riscoprire, riascoltare, la presenza delle donne nella chiesa. Ascoltare come le donne hanno incontrato Gesù. Le semplici e profonde riflessioni di Maria Soave Buscemi, che hanno destato una grande impressione fra i partecipanti, non provengono solamente dai suoi studi esegetici realizzati in Brasile. Provengono soprattutto, dalla frequenza costante delle comunità di base, dal confronto con le donne afro-discendenti dei gruppi di lettura popolare della Bibbia, dagli incontri con donne e uomini delle chiese protestanti, non solo in Brasile, ma anche in Svezia e Sud Africa. Leggere la Parola a partire dalla vita reale di persone che abitano nelle periferie umane e religiose, permette di cogliere sensibilità nuove, punti di vista impossibili da cogliere da chi rimane sempre al centro. E allora, è davvero arrivato il tempo, come c’invita spesso a fare Papa Francesco, di ascoltare con più attenzione la parola delle donne, va dato loro sempre più spazio, se non vogliamo perdere una grande opportunità di conversione. Ce l’ha insegnato Gesù con il suo esempio.

 

Paolo Cugini

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Pubblicato in Articoli, Vita diocesana