Il patrimonio boschivo del Parco, indicatore biologico dei cambiamenti climatici

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Mentre è in corso a New York l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, dove i capi di stato e di governo con numerosi ministri dell’ambiente e vice-presidenti sono chiamati a ridisegnare una strategia globale per la riduzione dei gas serra e per uno sviluppo sostenibile, in tutto il modo si alza l’attenzione sui cambiamenti climatici, perché le loro conseguenze a breve termine sono sotto gli occhi di tutti, mentre quelle a lungo termine possono costare miliardi di miliardi di dollari e mettere a rischio la vita e la sicurezza del mondo.

Con questa consapevolezza in Italia i Parchi Nazionali e le Aree protette preservano l’ambiente e mettono in atto buone pratiche di sviluppo. “Anche il Parco Nazionale dell’Appennino Tosco Emiliano conserva e valorizza circa 20mila ettari di patrimonio boschivo, un vero polmone verde – spiega il direttore, Giuseppe Vignali – E come in altri ambiti il Parco Nazionale si presenta come promotore di ricerca e sviluppo: partecipa, infatti, a un progetto internazionale di monitoraggio delle trasformazioni delle condizioni della biodiversità e della vegetazione causate dai cambiamenti climatici negli ecosistemi di alta montagna, il GLobal Observation Research Initiative in Alpine Environments (GLORIA).

Il progetto GLORIA, coordinato dall’Accademia Austriaca di Scienze e dall’Università di Vienna, è basato sul campionamento di 66 vette distribuite in tutti i principali sistemi montuosi europei dall’Europa settentrionale fino al Mediterraneo. Lo studio coinvolge un team internazionale di ricercatori. Gli studiosi italiani che svolgono le loro attività di monitoraggio anche nel Parco Nazionale sono coordinati dal professor Marcello Tomaselli, Direttore del Dipartimento di Biologia Evolutiva e Funzionale dell’Università di Parma.

La flora e la vegetazione di un territorio sono in equilibrio con i fattori ambientali che agiscono su di esso. Le modificazioni del clima, siano esse indotte dall’attività antropica oppure insite nella normale variabilità ambientale innescano risposte nella composizione floristica delle comunità vegetali. In alta montagna tali modificazioni producono effetti più evidenti di quelli rilevabili alle quote più basse, per questo gli ambienti boschivi fungono da indicatori biologici. Il progressivo riscaldamento climatico in ambito alpino si manifesta con il ritiro dei ghiacciai, la diminuzione delle precipitazioni nevose, la minor permanenza della neve al suolo, l’aumento della franosità e, conseguentemente, con cambiamenti nella distribuzione delle specie vegetali che nell’Appennino tosco-emiliano tendono a “migrare” verso altitudini più elevate.

Per maggiori informazioni sul progetto consultare il sito www.parcoappennino.it/pagina.php?id=260

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