Appello del Vescovo iracheno Sirop ai cattolici reggiani

Stampa articolo Stampa articolo
Don Giuseppe Dossetti con il vescovo cattolico caldeo iracheno Saad Sirop Hanna, ausiliare della Metropolia patriarcale di Babilonia dei Caldei nel giorno della ordinazione episcopale del sacerdote iracheno (Baghdad, gennaio 2014)

Don Giuseppe Dossetti con il vescovo cattolico caldeo iracheno Saad Sirop Hanna, ausiliare della Metropolia patriarcale di Babilonia dei Caldei nel giorno della ordinazione episcopale del sacerdote iracheno (Baghdad, gennaio 2014)

Saad SiropIn Iraq, vescovo ausiliare della Metropolia Patriarcale di Babilonia dei Caldei, è mons. Saad Sirop, 41 anni, al quale è stata assegnata la sede titolare vescovile di Hirta.

Sacerdote cattolico caldeo è di casa nella canonica di San Pellegrino di Reggio: alla sua consacrazione episcopale alla fine dello scorso gennaio tenutasi nella capitale Baghdad era infatti presente il parroco don Giuseppe Dossetti. Don Saad Sirop commemorò nella nostra città, in occasione della marcia della pace del 2008, il vescovo di Mosul, mons. Raho, rapito e ucciso. Lo stesso don Saad, quando era parroco di San Giuseppe in Babilonia, fu rapito il 15 agosto 2006 e rilasciato il successivo 11 settembre.

A lui abbiamo rivolto, tramite mail, alcune domande sulla situazione dei cristiani in Iraq e questa è la sua testimonianza.

D. Quanti sono attualmente i cattolici in Iraq e in quali zone vivono? Non abbiamo una statistica esatta del numero dei cristiani in Iraq. Il loro numero era stimato, prima del 2003, in circa 850.000. Crediamo che circa i due terzi abbiano lasciato il Paese negli ultimi dieci anni. La maggior parte si trova nel Nord d’Iraq, nella piana di Nineveh e nelle altre città di Erbil, Dihok e Suaymania.

D. Ci sono altre confessioni cristiane? Le confessioni cristiane sono diverse: la Chiesa più diffusa è la caldea. Ci sono anche: siri cattolici, siri ortodossi, armeni ortodossi e cattolici, greci cattolici e ortodossi, protestanti ed evangelici.

D. Qual è la situazione di donne e bambini? La situazione di queste famiglie è molto brutta. Soprattutto la situazione dei bambini e delle donne. Dormire per strade e sui marciapiedi e in tende precarie, dormire per terra rende molto fragili e deboli. Mancano le cose necessarie ed essenziali: elettricità, acqua, la temperatura arriva a 45°.

D. Che cosa può fare la comunità internazionale? Può fare tanto: equilibrare la politica estera, intervenire con fermezza nel fermare il terrorismo che, in qualche modo, ha creato la politica estera occidentale. ISIS è stata creata e appoggiata in Siria e oggi trova posto in Iraq e ha distrutto l’esistenza cristiana in Iraq. Abbiamo bisogno di una comunità internazionale coraggiosa che può anche criticare se stessa, e dire “cosa abbiamo fatto verso questa popolazione?!”. La pressione politica sui politici iracheni per formare un governo e realizzare una riconciliazione vera tra gli Iracheni; emanare leggi che assicurino una convivenza pacifica e giusta tra la popolazione.

D. Cosa possono fare i cattolici italiani? I cattolici possono fare tanto: alzare la voce per i fratelli perseguitati; creare una coscienza cristiana della situazione dei cristiani iracheni; aiutare in tutti i modi i nostri cristiani. La vostra vicinanza al Santo Padre forse può anche giocare un ruolo importante nel muovere la Chiesa per creare una coscienza della situazione dei cristiani in Iraq. Che senso ha la nostra missione cristiana in Iraq? Le nostre comunità negli ultimi cento anni e sopratutto da quarant’anni sono state costrette ad un continuo rifugiarsi scappando dal pericolo del terrorismo e dell’odio religioso. Questo ci mette di fronte alla domanda: “che senso ha la nostra missione in questa terra? quanto abbiamo potuto cambiare dai musulmani?”.

D. Reggio Emilia, dove lei è venuto più volte, che cosa può fare? Reggio Emilia è una città dove ho tanti amici. Vorrei dire che abbiamo bisogno della solidarietà vostra in tutti sensi. Il destino dei cristiani si trova nella solidarietà e nella comunione. Grazie e Dio vi benedica.

Giuseppe Adriano Rossi

Pubblicato in Articoli, Vita diocesana