Due freelance spiegano l’importanza di leggere e sostenere la stampa cattolica

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Silvia Gilioli e Vanni Zagnoli sono giornalisti freelance di Reggio Emilia. Cresciuti a Pieve Modolena, dove si sono sposati il 31 dicembre del ’94, ora vivono al Migliolungo, verso Coviolo. Dalla loro casa-ufficio hanno contatti rituali con una ventina di testate giornalistiche, nazionali e locali, oltre a curare il loro blog. Qui Zagnoli ci parla di “Famiglia Cristiana”.

“Mia moglie ed io frequentavamo la parrocchia di San Michele Arcangelo, a Pieve Modolena, da fine anni ’70. Io sono nato nel ’71, da famiglia contadina, papà Vasco è scomparso nel 2002, mamma Emilde ora lotta con l’Alzheimer, la malattia della memoria.

Fin da bambino, sono sempre stato introverso quanto curioso, osservatore. A Pieve mi colpiva una signora ospite della Casa della Carità che ogni domenica poneva su un banco alcune copie di «Famiglia Cristiana». La famiglia Zagnoli non era ricca, si era indebitata per regalarci una casa per la vita, in via Berneri, rispetto alla residenza della mia nascita, accanto alla Nepal. Papà ripeteva che quella casa era infelice e allora i sacrifici di una vita, anche dei nonni Ernesto e Maria (Elena all’anagrafe) furono per quella casa.

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Vanni Zagnoli (giornalista freelance di Reggio Emilia)

Papà era appassionatissimo di calcio, fu lui a trasmettermi la passione per la lettura, per il giornale sportivo. Era molto religioso ma spesso non andava a messa, per evitare il contatto con le persone. Ansia, depressione, paura del giudizio altrui. Ipersensibilità. Panico. Raccontava di essere in imbarazzo al momento di stringere la mano per il classico gesto “La pace sia con te”.

Ecco, la mia famiglia non conosceva bene «Avvenire» né «Famiglia Cristiana», , comunque la vita era improntata al risparmio e anche soltanto spendere 3mila lire, all’epoca, o il prezzo che non ricordo, per il settimanale cattolico non sarebbe stato così ben accetto.

Quell’immagine della signora che si aggirava per la chiesa di San Michele con una mezza dozzina di copie di «Famiglia Cristiana» mi resterà sempre impressa, perché l’ho vista decine di volte.

Ebbene, nel mio cammino di giornalista freelance, iniziato nel ’90, due anni fa si èverificata una piccola svolta. Fra le tante candidature andate a vuoto negli ultimi anni, per i quotidiani italiani più diffusi, e per i periodici più popolari, una è andata a buon fine, appunto con «Famiglia Cristiana». Per sport, più che per le cronache dall’Emilia Romagna, per il sito internet più che per l’edizione cartacea, ma non sono mancate le pubblicazioni anche sul settimanale, tra i più letti d’Italia.

Il rapporto è solo per mail, con il vicedirettore Fulvio Scaglione, in passato in Russia, come inviato, con il responsabile della sezione sport e cronache, Francesco Anfossi, e poi con i colleghi che si alternano magari al desk dell’edizione online, Gaeta e tanti altri.

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Silvia Gilioli (giornalista freelance di Reggio Emilia)

Invito i lettori de «La Libertà» a guardare anche «Famiglia Cristiana», perché la selezione di temi è molto accurata, c’è un vademecum per la vita, che devo fare mio. Soprattutto, c’è uno slogan che dice tutto: “I fatti mai separati dai valori”.

Ecco, i valori. Spesso li dimentico. Sono cresciuto nella povertà e anche quando nell’89 – con la vendita di un terreno – l’indebitamento è stato azzerato, quell’imprinting è rimasto. E allora, per mamma Emilde si vive per i soldi, per accumulare. Mamma ha 77 anni e la paura di morire povera. Ciascuno ha le proprie paure, papà Vasco era atterrito dalla socialità, dal confronto con gli altri, si chiudeva nella propria nevrosi che può diventare anche la mia; mamma vive da povera, risparmiando, mentre è ricca. Di beni materiali che non userà mai. Ma non è altrettanto ricca di valori.

Mamma dovrebbe leggere «Famiglia Cristiana», «Avvenire», «La Libertà».

Papà aveva l’abitudine di fare beneficenza, rispondeva alle lettere di Frate Indovino – di cui appendeva con orgoglio il calendario in cucina – e di altri missionari. Forse anche di Padre Pio. Ma il tutto lontano dai riflettori. Ricordo, nel foglietto distribuito in chiesa, sempre a Pieve, una voce per la possibile destinazione delle offerte, Pro Buona Stampa.

Ecco, «Famiglia Cristiana», «Avvenire», «La Libertà» sono buona stampa. Da leggere e sostenere.

E pazienza se l’ex caposervizio di un quotidiano regionale di fuori, della redazione sportiva, una domenica mi irrideva: “Vanni, secondo me avevi spento perché andavi a Messa. Secondo me sei uno che va a Messa. Tu e il ct Prandelli siete uguali, sembrate due preti”.

Vado raramente, purtroppo, preferisco pensarmi, sono malato di iperriflessione, ma sono felice di collaborare alle testate cattoliche. A raccontare i fatti mai separati dai valori.

Vanni Zagnoli (con Silvia Gilioli)

Pubblicato in Articoli, Società & Cultura