I parlamentari commentano l’incontro con Papa Francesco

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Mercoledì 25 giugno, nella Sala della Regina di palazzo Montecitorio, a Roma, è stato presentato il libro “Eletti per servire. Papa Francesco e i parlamentari italiani” (edizioni Cantagalli), l’ultima opera di monsignor Lorenzo Leuzzi, vescovo ausiliare di Roma, cappellano alla Camera dei deputati e al Senato della Repubblica, che affronta la questione dei cattolici in politica durante il magistero dell’attuale pontefice.

Il saggio, sottolineando come la chiave interpretativa della socialità da parte di papa Francesco sia quella della “politica come carità” lungo la via del Vangelo e dell’incontro con Cristo, è stato scritto in memoria dell’omelia pronunciata dal Santo Padre in occasione della Messa celebrata lo scorso 27 marzo nella basilica di San Pietro alla presenza di una nutrita delegazione di parlamentari italiani.

Tra questi anche la deputata reggiana del Pd Vanna Iori, che risulta tra l’altro tra i 42 coautori del testo: tanti, infatti, sono stati i deputati e i senatori che hanno accettato di mettere nero su bianco un contributo a testimonianza del percorso indicato dal titolo stesso del libro, quello appunto di essere “eletti per servire”.

Così Vanna Iori ha ricordato quella giornata in un passaggio del libro:“Tanti si alzavano per carpire foto con cellulari e tablet, altri tweettavano. Le gerarchie parlamentari in prima fila, politici abituati ad essere interlocutori diretti delle gerarchie ecclesiastiche. E poi quell’omelia inattesa, quel richiamo forte al Vangelo, radicale e chiaro, diretto”.

“Non eravamo preparati a quella freddezza, alle parole dure che papa Bergoglio non ha risparmiato contro il potere corrotto dei politici che “chiusi nel loro gruppo o partito si sono allontanati dalla gente“. Non ci sono scorciatoie né scusanti. Tutti sappiamo che è così. Forse alcuni pensano: non è per me che sta parlando. La sua voce è quasi sofferente e non esprime affatto la bella empatia che conosciamo. O almeno è chiaro che non vuole instaurarla con noi”.

“E infatti ci dice subito il perché: Lontana dal popolo, la classe dirigente si corrompe. Poi rincara la dose: per il peccatore c’è speranza, ma il corrotto ha il cuore troppo duro per ascoltare. Ipocriti. Siamo noi i nuovi farisei, i sepolcri imbiancati. Per questo non condivido le critiche di populismo e antipolitica che gli sono state rivolte. La teologia del dovere, la dialettica della necessità, diventa comportamentistica e privilegia il dovere delle regole esterne al cuore. Invece la dialettica della libertà è amore e coerenza”.

“Il severo richiamo del Papa alla radicalità evangelica ci scuote e ci sprona a portare nei luoghi della politica il cambiamento radicale e la rinnovata speranza nel futuro che lui è riuscito a portare nella Chiesa. Il monito finale è Apritevi all’amore: un invito a chiederci se siamo sulla strada giusta o se cerchiamo delle autogiustificazioni per andare sulla strada sbagliata”.

“Stare vicini alla gente è l’esortazione che dovrebbe guidare i cristiani che operano per il bene pubblico: ascoltare i bisogni e i diritti dei più deboli, dei bambini, degli emarginati, dei carcerati, degli immigrati e di tutti coloro che stanno in questo momento pagando il prezzo più alto della crisi economica e sociale”.

Pubblicato in Articoli, Società & Cultura