Una fede «acconciata» per la Festa. Eriona, parrucchiera di 22 anni, a Pasqua diventa cristiana

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Il suo nome ricorda il mar Ionio, ma la prossima acqua in cui questa ventiduenne albanese si “tufferà” sarà quella del Battesimo. Eriona Kokomani appartiene infatti al gruppo di trentadue catecumeni fra giovani e adulti che nella Veglia pasquale di sabato 19 aprile, in Cattedrale a Reggio Emilia, riceveranno i sacramenti dell’Iniziazione cristiana dalle mani del Vescovo.
La incontriamo nella pausa pranzo di un giorno feriale, prima che riattacchi col suo turno nel negozio cittadino in cui lavora come parrucchiera.
Eriona è arrivata in Italia otto anni fa da Durazzo, insieme ai genitori e a un certo numero di parenti, soprattutto le sorelle del padre.
Risiede a Sant’Ilario d’Enza ed è l’unica catecumena di quest’anno per la sua parrocchia di Sant’Eulalia. “Che effetto: nelle ultime domeniche, a Messa, hanno pregato per me: e io che vorrei nascondermi…”, confida sorridendo.
Si definisce una ragazza tranquilla: tante ore di lavoro, qualche uscita con le amiche, poche discoteche e molte camminate.

[dropcap font=”arial” fontsize=”36″]L[/dropcap]e scuole medie le ha finite in Albania. Una volta arrivata dalle nostre latitudini, non avendo ancora compiuto 15 anni, ha frequentato un anno all’Ipsia Galvani-Iodi di Sant’Ilario, che le ha permesso di imparare l’italiano. Poi la scuola per parrucchiera, a Reggio, e la pratica da quattro anni a questa parte.
Prima di lei sono entrate nella grande famiglia della Chiesa cattolica entrambe le sue sorelle: la più grande, Jenny, è stata battezzata l’anno scorso dal Vescovo, dopo il cammino catecumenale completato a Praticello; la minore, Chiara, che oggi ha sedici anni, è stata la prima cristiana di casa: essendo immigrata da bambina, le è stato più facile “intrupparsi” tra le amiche dell’oratorio, a Sant’Ilario, e partecipare al catechismo insieme ai coetanei.

E ora tocca a Eriona: “L’esempio delle mie sorelle è stato certamente un motivo in più per chiedere il Battesimo, ma io – precisa la giovane facendosi seria – credo in Dio da quando sono nata e sono sempre andata in chiesa: non a Messa, però a pregare e ogni tanto a ‘sfogarmi’ con il Signore”. I genitori – mamma Cosetta e papà Arben – sono musulmani non praticanti, ma hanno riconosciuto libertà religiosa a tutte e tre le figlie, anche alla “piccola” Chiara. Non solo: la sera del Sabato Santo saranno in Cattedrale, assicura Eriona, che avrà come madrina la sorella maggiore.
Anche lei, esattamente come Jenny, prenderà Teresa quale nome di Battesimo. Lo ha deciso insieme al suo diacono-accompagnatore, e la coincidenza con la scelta fatta un anno fa dalla madrina è casuale, anche se per chi viene dall’Albania è quasi inevitabile ispirarsi alla grande connazionale Beata di Calcutta.
Racconto a Eriona che la nostra Chiesa reggiano-guastallese ha istituito una missione, nella sua terra d’origine. Per lei è una nuova scoperta, così come il settimanale diocesano che si è interessato alla sua storia che ci parla della “normalità” del cristianesimo.

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Eriona Kokomani

In realtà nulla, nella preparazione di fede della ragazza, è stato lasciato al caso. Merito soprattutto del diacono santilariese Emanuele Rabitti: da quando, nel settembre 2012, Eriona ha chiesto di diventare figlia di Dio rivolgendosi a monsignor Franco Ruffini, gli incontri di catechesi in parrocchia o a casa di Rabitti si sono ripetuti con cadenza settimanale: le prime volte era di lunedì, ché i negozi dei parrucchieri sono chiusi; ultimamente si vedono il giovedì pomeriggio, nell’altro momento libero dal lavoro.
“Siamo partiti dalla Bibbia – racconta la catecumena – e ho ricevuto in dono diversi sussidi per la preghiera. Mi sono trovata molto bene con il diacono: si sente che parla di Cristo con passione”. “Anch’io l’ho conosciuto, è stato il mio professore di matematica e geografia in prima media”, s’inserisce Martina Prodi, una collega di Eriona che arriva da Sant’Ilario e l’accompagna all’intervista.

[dropcap font=”arial” fontsize=”36″]E[/dropcap]riona spiega di avere imparato molto dall’ascolto della Sacra Scrittura e di essere rimasta particolarmente colpita dalla “profezia” di tante pagine, che sembra parlino del presente e del futuro. “Trovavo questa sensazione anche leggendo il Corano, ma la Bibbia è più profonda”, commenta.
Anche la preghiera ne ha guadagnato; aggiunge la giovane: “Sono una che si lamenta facilmente… però oggi mi viene più spontaneo riflettere e ringraziare il Signore: intanto per essere venuta in Italia, e poi per la mia vita. Anche se sto imparando il Credo e le altre formule, continuo a pregare con le mie parole. E quando prego sto bene”.

Il cammino di avvicinamento ai sacramenti è stato impegnativo e qualche volta le ha dato occasione di testimonianza con i ragazzi del catechismo, in parrocchia. “Adesso che sono arrivata al termine posso proprio dire che ne è valsa la pena. Sono molto contenta!”, conclude Eriona, i cui “colpi di luce” – nonostante l’attività lavorativa – non provengono solo dai capelli.
E ci salutiamo con un “buona Pasqua” che suona più saporito e “nuovo” del solito.

Edoardo Tincani

Pubblicato in Articoli, Società & Cultura

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