A Mantova la Reliquia del Sangue di Cristo

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Esposta nella basilica di S. Andrea nel pomeriggio del 18 aprile,Venerdì Santo, prima della Via Crucis, ha poi sfilato nella solenne processione serale delle ore 21, dopo la celebrazione presieduta dal Vescovo di Mantova, monsignor Roberto Busti.

La Reliquia:

Sacri-VasiIn due preziosi reliquiari ottocenteschi d’oro massiccio, Mantova conserva, nella cripta di S. Andrea, particelle del Sangue  di Gesù. Da sempre fulcro della vita cittadina, come attesta l’antica festa della Sensa (Ascensione), il segno della Passione nei secoli fu venerato da pellegrini “eccellenti”, Imperatori (da Carlo Magno a Carlo V e Filippo II) e Pontefici (da Leone III al Beato Giovanni Paolo II). La traditio devozionale vuole che Longino, il miles romano che trafisse il costato del Nazareno (cfr. il Vangelo giovanneo), sia giunto a Mantova nel 36 d.C., portando con sé la spugna che “dissetò”  il Crocifisso morente e terriccio del Golgota intriso del suo sangue. Suppliziato nel 37 (salirà agli onori dell’altare, canonizzato da Papa Benedetto XII), fu inumato presso lo «spedale dei pellegrini» (oggi basilica di S. Andrea), dove, in una cassetta di piombo, individuata dalla scritta «Jesu Christi Sanguis», aveva sotterrato le reliquie. Due date fondano il culto: 804 e 1048, corrispondenti rispettivamente al primo, casuale, ritrovamento, ai tempi di Carlo Magno e Papa Leone III (ossa di Longino e ampolle che lo stesso martire aveva occultato), e alla seconda inventio (dopo che le reliquie furono nuovamente sepolte,  nel timore di profanazioni barbariche), avvenuta con l’aiuto di un mendicante cieco, il Beato Adalberto, che ebbe una rivelazione dall’apostolo S. Andrea, «Leone Nono Summo Pontifice, Henrico Tertio Imperatore Romanorum». Inoppugnabili testimonianze documentarie supportano la devozione: dalla guarigione di Longino, motivo della sua conversione (alcune gocce del sangue divino avrebbero risanato i suoi occhi malati) all’unico bigoncio di vino sufficiente per più di 10.000 pellegrini (1298), alla scomparsa della grave podagra di Papa Pio II, nel 1459 convenuto a Mantova per organizzare una crociata contro i Turchi (secondo il Donesmondi, autore di una Istoria ecclesiastica di Mantova (1612), fu allora che nacque la pia congregazione del Preziosissimo, che altri studiosi collocano invece intorno al Mille).

La «Compagnia del Preziosissimo Sangue di Cristo in Mantova»:

Silente dagli anni dell’ultimo conflitto mondiale, la confraternita è stata ripristinata nel settembre 2010, col placet del Vescovo, mons. Roberto Busti, che l’ha dotata di una nuova location come sede operativa, nelle adiacenze della basilica palatina di S. Barbara (in luogo della storica cappella dell’Immacolata). Requisiti d’appartenenza, come in passato, «buona fama» e «castigati costumi». La nobile mission del sodalizio prevede pratiche devozionali-penitenziali, operedi carità e momenti di studio storico-teologico. Alla guida degli associati, distinguibili da una fascia cremisi, un Priore (prof. Giorgio Saggiani) e un Vicepriore-Assistente spirituale (monsignor Gian Giacomo Sarzi Sartori, Prelato d’Onore di Sua Santità e Vicario Generale della Diocesi).

Luciana Rodighiero Astolfi

 

visita di papa Giovanni Paolo II

Giovanni Paolo II in visita a Mantova al reliquiario del sangue di Cristo

 

 

 

 

 

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