L’universo femminile in poesia e musica – Intervista all’attrice Paola Gassman, di scena il 5 aprile a Bagnolo

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Le sue apparizioni televisive in commedie e sceneggiati, per quanto incisive, si fermano agli anni Settanta. Per il resto Paola Gassman si è dedicata quasi esclusivamente alla carriera teatrale, grazie alla “ditta” prestigiosa costituita con i genitori, Vittorio Gassman e Nora Ricci, e con il marito Ugo Pagliai, tutti attori di altissimo livello.
Nel 2007, con Marsilio Editore, ha pubblicato l’autobiografia “Una grande famiglia dietro le spalle”. E negli ultimi anni si è occupata anche di poesia, recuperando i componimenti che si annodano al repertorio e a un patrimonio da tramandare.
[dropcap font=”arial” fontsize=”36″]Q[/dropcap]ualcosa di simile, con “Donna abitata da memoria”, sarà portato in scena da Paola Gassman sabato 5 aprile, alle 21, nel Teatro Gonzaga “Ilva Ligabue” di Bagnolo in Piano, ospite dell’Associazione Corale San Francesco da Paola, che la accompagnerà con quattro delle sue leve femminili: Maria Cristina Debbi alla fisarmonica, Francesca Galeotti al pianoforte, Chiara Pilati al flauto e Enrica Rossini, voce.
Abbiamo approfittato della disponibilità dell’attrice per chiederle qualche notizia in più per i nostri lettori.

“Donna abitata da memoria”: di cosa si tratta?

Paola Gassman

Paola Gassman a Reggio nel giugno 2010


È un insieme di testi poetici di varia natura e di diverse epoche, dai classici ai meno conosciuti, che in qualche modo descrivono la vita della donna attraverso l’amore nelle sue varie accezioni, la decadenza, gli interrogativi che la donna si pone dall’infanzia alla vecchiaia: è una sorta di collage intervallato da brani musicali che non accompagnano la recitazione, ma si esibiscono anch’essi, in qualche modo, nell’atmosfera dello spettacolo.
Quale sarà la novità, a Bagnolo?
“Donna abitata da memoria” è un recital che ho scritto e portato in scena con vari tipi di musica, prevalentemente classica. In genere lo presento insieme a una pianista, ma nel caso di Bagnolo in Piano con me ci saranno quattro musiciste locali. Sarà una sorpresa anche per me.
Si parla spesso di donne per stereotipi: dalle quote rosa in politica, al femminicidio in cronaca… Lei come la vede?
I problemi ci saranno sempre… però nell’ultimo secolo, e negli ultimi anni in particolare, la donna ha avuto una crescita enorme. Direi che è la protagonista in questo momento storico. Nonostante abbia fatto passi da gigante, certo, il percorso è sempre accidentato, per cui la donna deve continuamente lottare, ma questa è anche la sua forza, perché poi se non ci fossero le difficoltà si adagerebbe, invece così è stimolata a svolgere tutti i suoi ruoli…
Ruoli?
Pensi che “Donna abitata da memoria”, che dà il titolo al mio recital, è una poesia di Carmen Yanez in cui la donna si interroga proprio su quanti ruoli deve interpretare nella vita: i ruoli sono tanti, anche quello di donna-guerriero.
A proposito di ruoli, una domanda che non le avrà fatto nessuno: quanto Paola Gassman si sente – ancora oggi – “figlia” del grande Vittorio e quanto invece crede di avere maturato di suo?
Spero di avere maturato tutto di mio! In questo lavoro ti costruisci piano piano e non si eredita nulla: non è come ricevere gli occhi azzurri o marroni… Certamente, in casa prendi un esempio meraviglioso, ma come lo potrebbe prendere chiunque osservi dall’esterno. La passione per il teatro va soprattutto affinata, elaborata…
Il mio rapporto con papà e mamma è meraviglioso, fatto di gratitudine, di esempio e di attitudine a una disciplina. L’insistenza sulla “derivazione” del figlio d’arte c’è solo in Italia: è “normale” che il figlio di un avvocato possa fare l’avvocato, o anche no. Ripeto: non si eredita nulla della bravura altrui!

Paola Gassman nella chiesa di San Filippo Re a Reggio

Paola Gassman nella chiesa di San Filippo Re a Reggio

E il ruolo di nonna?
Sono nonna tre volte, felicemente: due nipoti molto grandi e una piccolina, di mio figlio. Ho l’età per essere bisnonna: sono infatti nonna di una ventisettenne che potrebbe benissimo avere un figlio, se avesse fatto come me e sua madre. Anche questo arricchisce la mia esperienza, di donna, figlia e madre.

Edoardo Tincani

Pubblicato in Articoli, Società & Cultura

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