Educare con il cuore come don Bosco, il «sistema preventivo»

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Il sistema preventivo – che ha costantemente contraddistinto l’operare di don Giovanni Bosco tra i giovani – ha buone carte pedagogico-educative da giocare anche oggi. Questa la tesi che in modo molto convincente e coinvolgente don Carlo Nanni, rettore dell’Università Pontificia Salesiana (Ups) e consulente ecclesiastico nazionale Uciim, ha dimostrato in modo serrato e puntuale giovedì 20 febbraio presso il Centro Giovanni XXIII di Reggio Emilia. La sua ampia e articolata riflessione pedagogica, particolarmente apprezzata e applaudita, è stata esposta a docenti – laici e religiose -, genitori ed educatori alla vigilia dell’arrivo a Reggio dell’urna con le reliquie del Santo.
[dropcap font=”arial” fontsize=”36″]I[/dropcap]l sistema preventivo di don Bosco, vissuto nel diciannovesimo secolo e contrassegnato da un’inesauribile passione educativa, consiste nell’idea che l’educazione deve prevenire e non reprimere; è un metodo basato su tre capisaldi: ragione, religione, amorevolezza, attuato in un clima di comunità educativa e di spirito di famiglia. Ma nell’oggi, contraddistinto da globalizzazione, nuovi media, crisi dei sistemi di significato e dei valori, consumismo omologante e spersonalizzante, individualismo e oggettivismo, schiacciamento dei pensieri sul presente-momento, assenza di memoria storica, ansia di futuro, secolarizzazione, – cioè in una “società liquida” postmoderna, narcisistica, della complessità e delle prestazioni – come si può attuare in campo educativo il metodo preventivo?
Questa la ricetta indicata con entusiasmo dal salesiano don Carlo Nanni: essere schierati dalla parte dei giovani; possedere maestria e saggezza educativa, che significa, tra l’altro, sostenere la loro autostima ed educare con la buona testimonianza di un insegnamento competente, serio, congiunto a una vita onesta, retta, socialmente attiva; avere un orizzonte grande per giocare insieme la partita educativa. Inoltre, educarsi per educare, che significa superare: soggettivismo, superficialità, efficientismo, giovanilismo – l’eterno “Peter Pan”, deleterio per sé e sotto il profilo educativo per l’identità dei giovani.
Altro obiettivo è ricercare alleanze e operare in rete: a giudizio del rettore dell’Ups, educa una famiglia “educata”; la scuola deve essere una comunità educativa; occorre saper operare con i nuovi media; serve utilizzare bene i tradizionali mezzi educativi della fede – esperienze di incontri comunitari fondati sulla Parola, liturgia che permetta l’integrazione tra rito e espressività giovanile, momenti di riflessione, pratiche caritative.

don Carlo Nanni parla del "metodo"di don Bosco

don Carlo Nanni parla del “metodo”di don Bosco

 

[dropcap font=”arial” fontsize=”36″]D[/dropcap]on Nanni ha anche posto l’accento sull’oratorio “ponte e laboratorio” e ha ricordato che occorre seguire nell’atto educativo l’esempio di Gesù Maestro. E ha concluso il suo appassionato intervento proponendo la singolare parafrasi che un docente ha fatto della prima lettera di san Paolo ai Corinzi: “Se insegnassi con la cultura dei migliori insegnanti, ma non avessi l’amore, io non sarei che un oratore intelligente… L’amore non si ferma mai… Se abbiano l’amore, i nostri sforzi avranno una forza creatrice e la nostra influenza resterà radicata per sempre nella vita dei nostri allievi. Ora, rimangono le tecniche, i metodi e l’amore. Ma la più importante delle tre è l’amore”.
Lo stesso don Bosco ebbe ad affermare: “Volete fare una cosa buona? Educate la gioventù. Volete fare una cosa santa? Educate la gioventù. Volete fare cosa divina? Educate la gioventù. Anzi questa tra le cose divine è divinissima”.
L’atteggiamento di fondo è quello di educare con il cuore di don Bosco.

Giuseppe Adriano Rossi

Pubblicato in Articoli, Vita diocesana

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