Contro una politica che degenera, può bastare un codice etico?

Stampa articolo Stampa articolo

La solenne aula di Montecitorio trasformata in un saloon, con annesse risse, spintoni e botte, e poveri commessi che devono arginare la furia di deputati pagati 12mila euro al mese, certo per non menare le mani!
“I bambini ci guardano” è il titolo di un film diretto da Vittorio De Sica nel 1943: i lor signori onorevoli non pensano proprio al triste spettacolo che danno, soprattutto ai piccoli?
Tanti decenni fa qualcuno minacciò di fare di Montecitorio un bivacco di camicie nere; ora è diventata un ring.malapolitica
[dropcap font=”arial” fontsize=”36″]L[/dropcap]e squallide immagini sono state diffuse ripetutamente da tutte le emittenti nazionali; immagini che hanno fatto il giro del mondo, alla vigilia dell’assunzione, da parte dell’Italia, della guida del Semestre Europeo. Quale credibilità politica possiamo offrire?
Epiteti beceri, espressioni volgari, linguaggi irripetibili intrisi di espliciti riferimenti al sesso sono echeggiati in quell’augusta sede, un tempo ritenuta “sacra” e ora ignominiosamente dissacrata e oltraggiata. Le istituzioni, le massime autorità dello Stato dileggiate e coperte di insulti: quale degenerazione! E a che pro? Sperano forse, gli autori di tali spavaldi gesti, di conquistare voti e simpatie?
[dropcap font=”arial” fontsize=”36″]I[/dropcap]l risultato, invece, è di allontanare dalla politica le persone, soprattutto le fasce più giovani, disgustate da tali comportamenti.
Certamente la democrazia è assai impegnativa, perché fatta di ascolto dell’opinione altrui, rispetto, dialogo, confronto “civile”.
Quale triste esempio di democrazia e di vivere civile i lor signori stanno offrendo alle nuove generazioni. Da una parte, le famiglie cercano di educare i figli a valori senza i quali la convivenza civile va a rotoli, la scuola è impegnata a sollecitare dialogo, integrazione, rispetto; dall’altra una fascia di politici insegna in parole e opere esattamente il contrario. è facile immaginare quale sarà il risultato finale. AGe auspica che le tematiche della tutela della famiglia, dei giovani, del lavoro tornino al centro di un sereno e costruttivo dibattito politico. Occorre trovare soluzioni ai gravissimi problemi di natura economica, lavorativa e sociale che, come presentato nel recente rapporto della Banca d’Italia, gravano sulle famiglie italiane e che hanno determinato un forte impoverimento delle stesse. Senza voler entrare nel merito delle colpe alla base dello scontro verbale e fisico, come Associazione di Genitori, vogliamo innanzitutto dire con decisione il nostro “Basta!” a questo andazzo vergognoso; chiediamo con forza che chi è stato chiamato a rappresentarci lo faccia con lo stile che il ruolo comporta, con una forte assunzione di responsabilità e di rispetto per tutta la Nazione.

la Presidenza AGe Emilia-Romagna

LA LETTERA DELL’ ONOREVOLE VANNA IORI

[dropcap font=”arial” fontsize=”36″]G[/dropcap]li eventi di questi giorni ci hanno indotto ad una riflessione molto seria (più seria del solito!) sulla dimensione etica della nostra presenza e della nostra azione in Parlamento.Per questo vorrei segnalare, in merito alla lettera  della Presidenza AGe Emilia-Romagna pubblicata su La Libertà dell’ 8 febbraio, che ho sottoscritto, assieme ad altri parlamentari, una mozione (a prima  firma Binetti) contenente la proposta di aprire un dibattito serio e coraggioso sulla possibilità di adottare un codice etico alla Camera in cui si rifletta quella passione politica con cui tutti, sia pure da angolature diverse, guardiamo al nostro impegno parlamentare. Questa crisi -si è detto tante volte- non è solo una crisi economica e non è neppure una crisi politica. È prima di tutto la ricerca di un senso condiviso al nostro agire, soprattutto in quanto cattolici, in parlamento e fuori dal parlamento, una garanzia da offrire ai cittadini, perché una buona politica e un buon governo sono possibili e sono tra le nostre aspirazioni più profonde.

Allego il testo della mozione. E voglio dunque testimoniare che alcuni parlamentari si pongono il problema e che si attivano per porlo alla comunità politica.

Cordiali saluti

Vanna Iori

MOZIONE

La Camera,

premesso che:

l’articolo 54, secondo comma, della Costituzione, nello stabilire che i cittadini chiamati a svolgere funzioni pubbliche devono adempierle “con disciplina ed onore”, impone non solo il rispetto della “legalità formale”, ma anche l’osservanza di ineludibili principi etico-morali, di cui sente urgente bisogno il popolo italiano;

dalla citata norma costituzionale discende, tra l’altro, l’obbligo per coloro che ricoprono incarichi istituzionali di servire la Nazione, di adempiere le proprie funzioni con imparzialità, indipendenza e nel rispetto della legge, di perseguire l’interesse pubblico, di collaborare lealmente con i diversi poteri dello Stato, di ispirare i propri comportamenti alla sobrietà, alla serietà ed alla morigeratezza che si conviene a quanti sono chiamati a rappresentare il Paese e le sue Istituzioni democratiche;

stanno crescendo nell’opinione pubblica, ormai già da alcuni anni, sentimenti di profondo disagio e di diffusa insofferenza per la condotta di uomini politici, appartenenti a diversi schieramenti, che – venendo meno alle responsabilità connesse agli incarichi istituzionali ad essi affidati ed in aperta violazione di quanto disposto dal secondo comma dell’articolo 54 della Costituzione – tengono comportamenti per più versi riprovevoli, diretti ad assicurare a sé o ad altri indebiti vantaggi dall’esercizio delle funzioni pubbliche o ad abusare dei propri poteri e delle risorse loro affidate in ragione dell’ufficio che ricoprono;

al discredito e alla delegittimazione delle Istituzioni democratiche del Paese indubbiamente concorrono anche informazioni relative alla condotta pubblica e privata di uomini politici. La grande risonanza che trovano sulla stampa questi atteggiamenti insinua nella opinione pubblica che non si tratti di casi isolati, ma di uno stile e di un modo di procedere di tutta la politica. Non è certamente così, ma la condotta di chi ricopre incarichi pubblici non dovrebbe mai perdere di vista una sua specifica esemplarità. Si nota l’emergere di stili di vita difficilmente compatibili con la dignità di chi governa e con il decoro delle istituzioni e della vita pubblica. Si assiste a comportamenti in stridente contrasto con il tradizionale patrimonio morale del popolo italiano, che dai suoi legislatori e dai suoi governanti si attende l’esercizio delle cosiddette virtù repubblicane, a cominciare dall’onestà e dalla sobrietà, dalla giustizia e dalla competenza, dalla mancanza di conflitti d’interessi e dalla solidarietà, soprattutto quando è in atto una drammatica crisi economica che penalizza pesantemente le famiglie;

l’allarmante “crisi morale” della politica italiana si ripercuote negativamente anche sul piano istituzionale ed economico: non vi è dubbio, infatti, che lo smarrimento di saldi valori etici accresca il distacco tra cittadini e Istituzioni, renda queste ultime meno credibili ed affidabili ed alimenti la sfiducia degli operatori economici nella capacità del Paese e dei suoi governanti di reagire efficacemente alla crisi in atto. L’Italia non si è mai trovata tanto chiaramente dinanzi alla verità della propria situazione, che le impone di correggere abitudini e stili di vita. Cosa facile da dire, ma estremamente difficile da applicare;

negli Stati Uniti – dove già da tempo sono attivi presso il Congresso organi deontologici autorevoli e severi, quali il Committee on Standards of Official Conduct della Camera dei rappresentati ed il Select Committee on Ethics del Senato federale – nel 2008 è stato istituito l’OCE – Office of Congressional on Ethics, organismo indipendente, composto in egual misura da democratici e repubblicani, con il compito di indagare su casi di violazione del codice etico da parte di uomini politici, componenti del loro staff, pubblici funzionari;

l’esigenza di innalzare il livello di moralità della politica è stata ritenuta prioritaria anche in Francia, dove lo scorso 6 aprile è stato approvato il Code de déontologie della Assemblée nationale e, il successivo 15 giugno, è stato nominato il primo Déontologue de l’Assemblée nationale, un Organo volto a garantire l’indipendenza, l’imparzialità e la probità dei deputati francesi;

appare dunque necessario dotare con urgenza anche l’ordinamento italiano di credibili e trasparenti sistemi di valutazione e garanzia dell’etica pubblica e dell’integrità della classe dirigente politica, introducendo un complesso di regole deontologiche e di meccanismi di controllo e sanzione in grado di garantire la correttezza e la moralità dei comportamenti di coloro che ricoprono, a tutti i livelli, cariche elettive o di nomina politica;

si ritiene che un simile compito non possa essere lasciato solo all’iniziativa spontanea, – pur necessaria –, perché il solo ricorso all’autodisciplina delle forze politiche  si è dimostrata non sufficiente per prevenire e sanzionare l’illegalità ed il malcostume; né un simile compito può essere affidato all’iniziativa spontanea delle singole Istituzioni, ma deve rientrare in un quadro chiaro e coerente di regole comuni –tenuto conto dell’esigenza di assicurare a tutti i livelli di governo – nazionale e locale – standard uniformi di correttezza e moralità nella condotta specialmente di chi è chiamato a ricoprire cariche elettive o di nomina politica;

 

impegna il Governo

ad assumere – nel rispetto delle prerogative e dell’autonomia costituzionalmente riconosciute a ciascuna Camera, nonché alle regioni ed enti locali ed in coordinamento con l’autonomia di ciascuno di tali enti – iniziative anche di carattere normativo volte ad assicurare la compiuta attuazione dell’articolo 54, comma secondo, della Costituzione, a tal fine prevedendo in particolare l’adozione di una pluralità di norme che costituiscano un “codice etico” per coloro che ricoprono cariche pubbliche.

 parlamento-vuoto

Pubblicato in Articoli, Società & Cultura

Lascia un commento