Taizé, la testimonianza dei reggiani che hanno partecipato all’incontro a Strasburgo – “Tornati con una fede più salda”

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– da “La Libertà” n. 2, del 18 gennaio 2014 –

“Per spiegare quello che avviene a Taizé, bisognerebbe essere santo o pittore o bambino”: questo è ciò che scrisse un giornalista francese negli anni ’70. Per dimostrare queste parole, dodici ragazzi delle parrocchie di Toano e Villa Minozzo – insieme a tanti altri da tutta la diocesi – si sono avventurati a Strasburgo per partecipare all’incontro europeo organizzato dalla Comunità ecumenica di Taizé (Francia), nata per guarire le lacerazioni che dividono i cristiani.

incontro di preghiera

[dropcap font=”arial” fontsize=”36″]N[/dropcap]ei giorni compresi tra il 28 dicembre 2013 e il 1° gennaio 2014, 30mila giovani di tutta Europa sono stati ospitati dalle famiglie di Strasburgo e anche da quelle dei paesi limitrofi (alcune anche in Germania). Nella città sede del Parlamento Europeo si sono radunati tanto i protestanti quanto i cattolici e ad ognuno sono state proposte le stesse preghiere.
L’ospitalità non è mai mancata e la parola chiave è sempre stata “fiducia”.
Ogni mattina ci radunavamo nelle parrocchie vicine ai nostri alloggi e poi in ulteriori gruppi nei quali ci siamo confrontati (parlando in inglese) su temi riguardanti il modo di vedere la comunità e l’amore nei differenti Paesi.
Nel pomeriggio, invece, andavamo a Strasburgo, dove era possibile scegliere tra un’ampia varietà di workshop, proposte di testimonianze o di visite guidate per la città.
Il nostro gruppo di Toano e Villa Minozzo ha avuto la possibilità di visitare tutti i luoghi più importanti con uno sguardo cosmopolita e comunitario sulla città.

Giovani reggiani davanti alla sede del Parlamento Europeo, a Strasburgo. Nella foto 'di copertina': un folto gruppo di partecipanti - dalla diocesi di Reggio Emilia e Guastalla - al "Pellegrinaggio di fiducia" (dal 28 dicembre 2013 al 1° gennaio 2014) promosso dalla Comunità Ecumenica di Taizé.

Giovani reggiani davanti alla sede del Parlamento Europeo, a Strasburgo. Nella foto ‘di copertina’: un folto gruppo di partecipanti – dalla diocesi di Reggio Emilia e Guastalla – al “Pellegrinaggio di fiducia” (dal 28 dicembre 2013 al 1° gennaio 2014) promosso dalla Comunità Ecumenica di Taizé.

[dropcap font=”arial” fontsize=”36″]L[/dropcap]La parte più emozionante della giornata arrivava però di sera. Dopo aver consumato una cena essenziale, distribuita da volontari, ci ritrovavamo tutti per pregare. Le luci soffuse, le candele accese e le coinvolgenti melodie dei tradizionali canoni avevano la capacità di rendere l’atmosfera unica e nessuno, tra le migliaia di ragazzi presenti, aveva voglia di parlare, ma soltanto di cantare.
E così, fra letture in tutte le lingue, si arrivava alla notte, quando dopo balli e grandi giochi delle diverse tradizioni, salivamo di nuovo sui bus per tornare negli alloggi. Dopo un’esperienza del genere si è sicuri di potersi portare tutto a casa: i ricordi, una fede più salda e più pura, le emozioni, i brividi sulla pelle e persino le lacrime, che per cinque giorni hanno rischiato di sgorgare. Siamo tutti certi che chi ha il coraggio di tentare questa avventura per la prima volta non l’abbandona più.

[dropcap font=”arial” fontsize=”36″]U[/dropcap]n altro dono che ci è stato fatto durante il pellegrinaggio è un libretto dove trovare tutte le informazioni utili ma, soprattutto, le proposte che ci possono aiutare a portare il clima vissuto a Strasburgo anche nel nostro piccolo mondo. Ecco le iniziative che ritengo più significative: – unirsi alla comunità locale che prega, cioè cercare amicizie e comunione anche al di fuori delle nostre scelte; amicizie che potrebbero capitarci partecipando alle diverse attività che anche la nostra parrocchia organizza;  – portare la nostra solidarietà anche nel più piccolo dei problemi altrui e renderci disponibili anche verso chi non siamo abituati ad amare;  – provare sempre a condividere i propri pensieri, le proprie domande e anche le proprie preghiere con chiunque possa essere disposto a farlo;  – condividere e anche lasciar crescere la propria fede con altri fedeli, che siano pure differenti dal nostro modo di pensare e aprirsi verso di loro, cedendo un po’ di se stessi e accogliendoli.

[dropcap font=”arial” fontsize=”36″]N[/dropcap]ulla di complicato, nulla di nuovo; eppure continuiamo a fare fatica nel compiere queste azioni, ma tentar non nuoce e magari provando si possono anche scoprire capacità di cui non si era a conoscenza.  Noi, nel frattempo, attendiamo con ansia l’incontro del prossimo anno: Praga.

Nicol Albertini

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Il racconto di una giovane partecipante di Reggio Emilia

“IMPOSSIBILE NON ESSERE COINVOLTI”

Sono Giulia, una ragazza di Reggio Emilia dell’unità pastorale Giovanni Paolo II. Quest’anno, ai giovani delle nostre parrocchie è stato proposto il Pellegrinaggio di Fiducia sulla Terra organizzato dalla comunità di Taizé a Strasburgo.
Non nascondo che i nostri dubbi all’inizio erano tanti: come faremo a capirci? Come saranno le famiglie? Come saranno i momenti di preghiera? Abbiamo però deciso di raccogliere la sfida e siamo partiti. Al nostro arrivo siamo stati subito accolti dal calore di tanti volontari e famiglie che generosamente ci hanno ospitati come figli.

In questo clima di serenità, dovuto anche ad una città magica, ci siamo ritrovati due volte al giorno, tutti i giorni, con giovani provenienti non solo dall’Europa ma da tutto il mondo! Assieme a migliaia di cristiani di diverse confessioni abbiamo innalzato canti di ringraziamento e di invocazione allo Spirito Santo e al Signore Gesù in tutte le lingue, e queste preghiere erano tanto forti, sincere e condivise che era impossibile non commuoversi. Altrettanto suggestivi sono stati i momenti di silenzio in cui era quasi tangibile la presenza di Cristo, perché se è vero che «dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro» (Mt 18,20), immaginate in mezzo a 30mila persone!
Il momento di preghiera terminava sempre con la meditazione dei messaggi che frère Alois scriveva ogni giorno per noi giovani. I temi più ricorrenti sono stati: la necessità di un’amicizia vera tra tutti i credenti, a partire dall’insegnamento di Gesù la cui amicizia era per tutti; la fede, la fiducia in Dio Padre, che possiamo trovare coltivando gli atteggiamenti del silenzio e del guardare e ascoltare Cristo, il quale «anche nella notte più buia… ha creduto nell’amore di Dio» (frère Alois); l’importanza della Chiesa come luogo di massima comunione, che si esprime innanzitutto nell’incontrarsi per pregare e celebrare insieme nelle comunità locali e che raggiunge la sua massima forza nell’amore per i nemici («Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avrete amore gli uni per gli altri», Gv 13,35); la riconciliazione come strumento per l’avvicinamento tra tutti i popoli: «Una comunione visibile tra tutti coloro che amano Cristo, tra tutti quelli che pongono la fiducia in Cristo, si può realizzare solo se mettiamo al centro della nostra vita il perdono e la riconciliazione. Ciò vale anche per creare la pace nella famiglia umana attraverso la terra, anche lì il perdono e la riconciliazione sono valori fondamentali» (frère Alois).

Giulia Capotorto

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