Reggiolo. L’ammissione al cammino sacerdotale del giovane Andrea Volta – Una vocazione nata in parrocchia e cresciuta nella preghiera e nella direzione spirituale

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– da “La Libertà” n. 43, del 7 dicembre 2013 –

Nonostante la calamità del terremoto, che ne sta pesantemente condizionando la vita comunitaria, la parrocchia di Reggiolo continua a ricevere dal Signore doni preziosi. Dopo la consacrazione nell’Ordo virginum di Lucia Cani (si veda La Libertà del 5 ottobre, a pagina 5), ha ora l’ammissione al cammino sacerdotale del giovane Andrea Volta. Il rito si è svolto mercoledì 27 novembre a Reggiolo, nell’Aula delle celebrazioni – che sostituisce in questo periodo la chiesa danneggiata dal sisma – durante una liturgia eucaristica presieduta dal vescovo Massimo Camisasca.

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[dropcap font=”arial” fontsize=”36″]I[/dropcap]nterpellato sul cammino che ha portato allo sbocciare della sua vocazione, Andrea ha citato diversi passaggi:
• la passione per la musica, attraverso la quale ha potuto accostarsi alla bellezza e all’arte e qui incontrare tanti amici; e poi, aggiunge, “sono sicuro che attraverso quelle note musicali il Signore mi sia spesso venuto incontro, anche se allora non lo sapevo”;
• la vita parrocchiale, e in particolare l’esperienza come animatore in un campo scuola in Val di Susa, con un forte impatto con la preghiera e la Messa quotidiana (“alla chiusura di quel campeggio ero giunto ad una conclusione: la mia vita sarebbe cambiata per sempre, perché avevo incontrato una persona determinante, Gesù”);
• l’incontro con alcuni esponenti della comunità sacerdotale “Familiaris Consortio” (“ho sperimentato la bellezza del condividere la vita di tutti i giorni con degli amici che stanno camminando verso la mia stessa chiamata, ognuno coi suoi doni e le sue particolarità”);
• l’accompagnamento di un padre spirituale (“fondamentale per approfondire la mia vocazione: mi ha sempre esortato a riporre la fiducia nel Signore, a non perdere la speranza e a perseverare nella carità; è stato per me luogo di incontro col Padre misericordioso”).

[dropcap font=”arial” fontsize=”36″]E[/dropcap]cco la sua testimonianza integrale:

Negli anni delle Superiori avevo una grande domanda che sentivo forte dentro di me: è possibile vivere la nostra vita nella gioia? Nel mio cuore c’erano infatti grandi desideri di amicizia, di relazioni vere, forti, profonde, e molto spesso questa ricerca rimaneva con un gigantesco punto interrogativo.

Ripensandoci oggi, direi più chiaramente che la mia domanda di fondo era questa: qual è il senso della mia vita?

Ringrazio il Signore per il grande dono della musica: in quegli anni è stato luogo di amicizia e di educazione all’ascolto, alla collaborazione e all’accoglienza degli altri. Ho passato gli anni più importanti della mia crescita coltivando questa passione: suonare nella banda del paese insieme a degli amici. Ben presto arrivai a desiderare di dedicare tutta la vita al mondo della musica e di fatto era quello il luogo in cui mettevo primariamente tutto me stesso. Sono contento di aver dedicato tanto tempo per questa passione e sono sicuro che attraverso quelle note musicali il Signore mi sia spesso venuto incontro, anche se allora non lo sapevo.

Ricordo molto bene l’estate in cui, per la prima volta, mi fu chiesto di partecipare ad un campo estivo parrocchiale come animatore, vicino ad Oulx, in Val di Susa. In quella settimana avevo sperimentato il dono dell’amicizia con i miei coetanei, la gioia dello stare insieme ai ragazzi del campo, lo stupore di fronte alla bellezza di una vita sacerdotale; avevo riscoperto il grande dono dell’Eucaristia quotidiana e il gusto per la preghiera. Tra quelle montagne avevo capito con tutto me stesso che il Signore mi voleva bene e che voleva la mia felicità. Alla chiusura di quel campeggio ero giunto ad una conclusione: la mia vita sarebbe cambiata per sempre, perché avevo incontrato una persona determinante, Gesù.

Quando nel Vangelo Gesù incontra il paralitico si vede come il miracolo più grande non è tanto la guarigione fisica della paralisi, ma la guarigione della paralisi del cuore. Da quel momento in avanti sembrava quasi che tutto il mondo si fosse improvvisamente trasformato: in realtà non era il mondo ad essere cambiato, ero io che lo vedevo con occhi diversi. Improvvisamente tante paure e tante chiusure non facevano più problema perché avevo capito di non essere solo. Avevo scoperto un tesoro grande, un amico che in ogni momento della vita, anche nelle prove più dure non mi avrebbe mai abbandonato.

Una volta tornato a casa mi impegnai a pregare seriamente, con la fatica di ogni giorno e a partecipare all’Eucaristia anche nei giorni durante la settimana, oltre la domenica. Ero deciso ad iniziare questa storia di amicizia con Gesù, rendendomi conto che ogni cosa da quel momento sarebbe stata diversa proprio perché c’era Lui.

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In questi anni ho visto con stupore che giorno dopo giorno il Signore è entrato nelle mie relazioni e ha fatto fiorire tante belle amicizie, per le quali sono molto riconoscente. In modo particolarissimo ringrazio il Signore per gli amici con cui condivido la stessa vocazione al sacerdozio: con alcuni di loro ho condiviso una forma particolare di vita comune nel percorso formativo della comunità sacerdotale “Familiaris Consortio”. Ho sperimentato la bellezza del condividere la vita di tutti i giorni con degli amici che stanno camminando verso la mia stessa chiamata, ognuno coi suoi doni e le sue particolarità. Ho maturato l’idea che il Signore mette sul nostro cammino degli amici con i quali possiamo camminare verso il bene, verso la santità: tante volte, attraverso le loro parole, questi sono stati per me occasione di gioia, di consolazione, di esortazione, di conversione.
Ogni giorno che passa gli amici mi parlano del Signore, perché mi rendo conto che questi sono un Suo dono e ogni dono parla dell’amore del donatore. Vedere gli amici come un dono del Signore mi ha aiutato ogni giorno a ringraziare, non tanto per quello che sanno fare, ma per quello che sono; mi ha insegnato ad accettare le diversità, a perdonare e a chiedere perdono.

Nei preti che ho conosciuto in questi anni ho riconosciuto degli uomini che vivono con gioia la loro vita donata per Dio e per i fratelli: in qualcuno di loro ho riconosciuto un modello e un padre.
Il padre spirituale è un altro importante segno della misericordia di Dio: un altro dono per dirci che non siamo soli. Per il mio cammino il padre spirituale è stato fondamentale per approfondire la mia vocazione: mi ha sempre esortato a riporre la fiducia nel Signore, a non perdere la speranza e a perseverare nella carità. Egli è stato per me luogo di incontro col Padre misericordioso, specialmente nel sacramento della confessione. In ogni padre spirituale possiamo trovare un uomo che ci aiuta a guardare la vita con lo sguardo di Dio, a mettere a frutto i nostri doni e a combattere contro i nostri egoismi.

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Insomma, grazie all’amicizia con Gesù tutte le cose, a partire dalle relazioni, cominciano ad avere un sapore di eternità e sempre di più mi rendo conto che quando mi allontano da Lui tutto il resto va alla deriva e perde di significato.
Desidero che il rito di Ammissione non sia semplicemente una tappa, ma un inizio per un cammino ancora più radicale nella mia vocazione. Pregate per me, perché il Signore mi doni un cuore sacerdotale.

Andrea

Pubblicato in Articoli, Vita diocesana