Rolando Rivi è Beato: esulta la Chiesa – Sabato 5 ottobre il Palasport di Modena era gremito per la beatificazione del seminarista di Marola originario di San Valentino di Castellarano

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– da “La Libertà” n. 35, del 12 ottobre 2013 –

Sono le 16.15 di sabato 5 ottobre al Palasport di Modena quando sventolano migliaia di fazzoletti bianchi e rossi. Sul presbiterio il cardinale Angelo Amato, in rappresentanza di Papa Francesco, ha appena proclamato Beato Rolando Rivi e l’assemblea esplode in un applauso di gioia. Negli stessi istanti dalla gigantografia del seminarista martire appesa sopra al presbiterio viene tolto il drappo rosso. È il momento più atteso dai 4.800 fedeli accorsi da tutta Italia per rendere omaggio al quattordicenne di San Valentino di Castellarano ucciso nel 1945 a causa della sua fede.

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[dropcap font=”arial” fontsize=”36″]L[/dropcap]a gioia dei fedeli si riverbera anche al di fuori del Palasport. Al momento della proclamazione (previsto dagli organizzatori verso 16.20), i parroci della diocesi di Modena – Nonantola sono stati invitati a suonare le campane a festa. Fuori dal Palasport è invece l’Unione Campanari Modenesi ad esibirsi nello scampanio dal “campanile mobile” allestito su un rimorchio da camion.
Sì, ora si può proprio dire: Rolando è beato.

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C’è anche una data per ricordarlo. È il 29 maggio, il giorno della traslazione del corpo da Monchio di Modena (il luogo del martirio dove Rolando aveva avuto una prima provvisoria sepoltura in attesa che finisse la guerra) al cimitero di San Valentino di Castellarano. Il 29 maggio 1945, così come nei drammatici giorni della ricerca e del ritrovamento del corpo di Rolando, ad accompagnare Roberto Rivi, padre di Rolando, fu don Alberto Camellini, altra figura straordinaria, che non si tirò indietro pur sapendo i rischi che correva per il suo abito da sacerdote.

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[dropcap font=”arial” fontsize=”36″]“N[/dropcap]el tempio dello sport modenese dove si festeggiano i campioni dello sport, si celebra oggi un campione dello Spirito”, dirà il cardinale Amato al termine della celebrazione, in una felice sintesi della giornata che ha riservato festa e commozione.
La festa è efficacemente espressa dai tanti gruppi di adolescenti e dai numerosi giovani presenti alla celebrazione. Forse qualcuno di loro è già rimasto affascinato dall’immenso tesoro di fede, coraggio e carità racchiuso nella breve esistenza terrena di Rolando. Gli adolescenti provengono in gran parte da Modena ma alcuni gruppi sono giunti anche da Piacenza, Forlì e Reggio Emilia (era presente un gruppo dell’Oratorio di San Polo d’Enza). Prima che inizi la Messa i giovanissimi si sono fatti “sentire” con inni, danze e cori rivolti al seminarista-martire.
Poi, iniziata la Messa, hanno contribuito a formare un’assemblea attenta e assorta nella preghiera. Come Rolando: negli anni di Seminario a Marola, trascinava i coetanei tanto nel gioco quanto nei momenti liturgici, quando per primo, e a volte anche con largo anticipo, rientrava dal campo giochi per l’Eucarestia.

[dropcap font=”arial” fontsize=”36″]M[/dropcap]olti adolescenti (più di 300) sono arrivati al Palasport vestiti da chierichetti (Rolando serviva Messa da quando aveva cinque anni) e con le vesti bianche o azzurre creano pittoresche macchie di colore sulle sedie gialle e verdi del Palazzetto. Per i ministranti modenesi, accorsi numerosi, si tratta della festa del loro protettore: lo stesso arcivescovo Antonio Lanfranchi ha detto, alla fine della celebrazione, che i chierichetti della diocesi della Ghirlandina hanno scelto Rolando come patrono.
Tra i giovani ci sono anche tanti seminaristi, una sessantina. Con le vesti bianche da ministri (alcuni sono arrivati con la talare nera) sono seduti alla destra del presbiterio mentre quattro giovani teologi del seminario di Reggio Emilia (Domenico, Armin, Matteo e Andrea) hanno invece avuto la possibilità di prestare servizio all’altare.

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[dropcap font=”arial” fontsize=”36″]L[/dropcap]a commozione è palpabile in tutto il Palasport, ma in particolare nelle prime file della platea dove siedono i parenti di Rolando Rivi (fra di loro la sorella Rosanna, il fratello Guido e alcuni cugini tra cui Sergio, che subito dopo la proclamazione della beatificazione ha portato all’altare una ciocca di capelli di Rolando) e i membri del Comitato “Amici di Rolando Rivi” che hanno visto riconosciuti gli sforzi per promuovere la causa di beatificazione (nell’ultimo periodo al Comitato si sono affiancate le Commissioni di Modena-Nonantola e di Reggio Emilia-Guastalla, capaci di un lavoro da encomiare).
Dietro ai parenti e ai membri del Comitato c’è un folto gruppo di suore di Santa Dorotea della Frassinetti di Montecchio, in rappresentanza di suor Marta Rivi, zia di Rolando, che non ha potuto essere presente. In platea sono stati riservati posti anche per le autorità civili e militari di Reggio e Modena.
Oltre ai rappresentanti dei Comuni capoluogo di provincia e delle Province stesse, ci sono parlamentari, i prefetti, i rappresentanti dell’Università di Modena e Reggio Emilia e i sindaci dei Comuni nei quali si è svolta la vicenda terrena di Rolando Rivi. Anche l’Accademia di Modena è rappresentata da una decina di cadetti e cadette in divisa

[dropcap font=”arial” fontsize=”36″]“I[/dropcap]l pomeriggio al Palasport inizia alle 14 con l’apertura dei cancelli. L’afflusso, nella grande struttura sportiva, che per un giorno si è trasformata in cattedrale, si è svolto con regolarità. Il merito va alla macchina organizzativa messa in piedi dalla Diocesi di Modena – Nonatola e dal Comune di Modena. All’entrata, un ampio schieramento di volontari (suore, scout, Protezione civile, giovani) si è reso disponibile per controllare i pass, indirizzare i fedeli verso il settore loro destinato e distribuire alcuni gadget. Oltre al foulard bianco e rosa (sul quale campeggia il ritratto di Rolando Rivi e la scritta “Io sono di Gesù. Rolando Rivi beato”) vengono distribuiti gratuitamente i santini e la biografia del martire (il volume “Beato Rolando Rivi seminarista martire” di Emilio Bonicelli, segretario del Comitato “Amici di Rolando Rivi”).

[dropcap font=”arial” fontsize=”36″]“I[/dropcap]l martirio di Rolando Rivi è una lezione di esistenza evangelica. Era troppo piccolo per avere nemici. Erano gli altri, che lo consideravano un nemico. Per lui tutti erano fratelli e sorelle. Egli non seguiva un’ideologia di sangue e di morte, ma professava il Vangelo della vita e della carità”, ha detto nell’omelia il cardinale Angelo Amato, Salesiano e prefetto della Congregazione per le Cause dei santi, che ha presieduto la celebrazione.

Nel palazzetto, attraverso le parole del porporato, risuona la cifra della “dottrina rivoluzionaria” predicata da Rolando nella sua breve esistenza: amare tutti. “Vogliamo ricordare e celebrare la vicenda martiriale del piccolo Rolando Rivi con un atteggiamento di perdono, di riconciliazione, di fraternità umana. Vogliamo gridare forte: mai più odio fratricida” (il testo integrale dell’omelia).
Insieme ad Amato concelebravano il nostro vescovo Massimo Camisasca, l’arcivescovo di Modena-Nonantola Antonio Lanfranchi, il cardinale Carlo Caffarra arcivescovo di Bologna, monsignor Lorenzo Ghizzoni arcivescovo di Ravenna – Cervia, monsignor Enrico Solmi vescovo di Parma, monsignor Luigi Negri arcivescovo di Ferrara – Comacchio e i vescovi emeriti Adriano Caprioli (Reggio Emilia – Guastalla), Paolo Rabitti (Ferrara-Comacchio) e Germano Bernardini (vescovo emerito di Smirne in Turchia).

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[dropcap font=”arial” fontsize=”36″]T[/dropcap]anti i sacerdoti concelebranti, ben 192: 95 della diocesi di Modena-Nonantola e 49 di Reggio Emilia-Guastalla. Ulteriori 48 preti provenivano invece da altre diocesi.  Tra i 43 diaconi presenti, la lettura del Vangelo è stata affidata al reggiano Alberto Daolio. ‘Note’ reggiane anche nel coro. Fra le tre corali coinvolte nella liturgia, c’è la corale Dulcis Christe, della Fraternità di Comunione e Liberazione di Reggio Emilia, diretta dal maestro Giancarlo Staccia. Insieme a loro hanno guidato i canti dell’assemblea la Cappella Musicale del Duomo di Modena, diretta dal Maestro Daniele Bononcini e la corale Cara Beltà, della Fraternità di Comunione e Liberazione di Modena, diretta da Ilaria Fangareggi.
Anche la diretta radiotelevisiva realizzata dall’emittente Tele Pace ha potuto contare sul contributo di un reggiano. Si tratta di don Stefano Manfredini, giovane sacerdote membro del comitato “Amici di Rolando Rivi”, che ha curato il commento.

[dropcap font=”arial” fontsize=”36″]“C[/dropcap]i onora che un santo di casa nostra, un santo bambino, varchi i confini del nostro territorio per essere invocato e ricordato in tutto il mondo”, ha detto l’arcivescovo Antonio Lanfranchi nel saluto finale, nel quale ha ringraziato quanti hanno reso possibile il procedere spedito della beatificazione di Rolando e la celebrazione al Palasport.
Poi è toccato al vescovo Massimo Camisasca, che ha ringraziato Papa Francesco per averci consegnato un nuovo beato, e ha quindi formulato un auspicio: “Possa il dono che Rolando ha fatto di sé a Dio attrarre a Cristo tanti giovani, tante famiglie; riconciliare i cuori e aprire a nuove vocazioni sacerdotali gli itinerari di molti ragazzi”20131005_beatificazioneRolandoRivi_283

Sono le 18.30, la Messa è finita da venti minuti, e davanti alla reliquia di Rolando, rimasta sul presbiterio, scorre ancora una lunga fila di persone (saranno oltre cento) desiderosa di baciarla e venerarla. È l’omaggio al seminarista coraggioso che anche in punto di morte rinnovò la sua fede e il suo amore per Gesù e per ogni uomo.

Emanuele Borghi

BeatoRolandoRivi

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