Il Vescovo: «La vita non ci appartiene» – La storia di Benedetta, che ha voluto il suo bimbo contro tutto e tutti

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– da “La Libertà” n. 31, del 14 settembre 2013 –

“Accogliere la Vita, educarsi alla Vita” è stato il filo conduttore di una serata davvero significativa di ascolto, dialogo e riflessione che la parrocchia di Rivalta e la cooperativa sociale Madre Teresa hanno vissuto incontrando il Vescovo Massimo, all’interno di “Rivalta in Festa”. Era proprio il 5 settembre, giornata dedicata alla memoria della Beata Madre Teresa di Calcutta.
L’accoglienza vissuta nelle sei case della cooperativa e i cammini di speranza percorsi con le mamme e i bambini che le abitano, sono un motivo per rendere grazie quotidianamente di tutto: delle gioie dell’accoglienza, ma anche delle grandi fatiche che le operatrici e i volontari vivono, condividendo le storie di solitudine e sofferenza che le donne incontrate raccontano. Riconosciamo che questi 16 anni di storia, dall’apertura di “Casa Sara” a Rivalta, sono stati il modo pensato dal Signore per educarci ad accogliere prima di tutto la nostra vita, e poi la vita di tutti, come un dono, anche per chi fa più fatica a riconoscerlo perché umiliato, tradito, maltrattato.

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[dropcap font=”arial” fontsize=”36″]D[/dropcap]esideravamo fermarci sulle motivazioni del nostro operare e così, davanti a un’assemblea numerosissima e davvero partecipe, abbiamo ascoltato la storia che Benedetta, giovane donna di 22 anni, scrive alle operatrici del Centro di Aiuto alla Vita relativamente alla sua gravidanza inattesa.
“Tutti i giorni”, scrive Benedetta, “mi chiedevo se fosse il caso di abortire o tenere il bambino… Tutte le persone a me care, quando seppero della notizia, mi consigliarono di abortire, perché non avevo abbastanza soldi, abbastanza anni, abbastanza amore dal mio compagno, abbastanza affidabilità, e mille altre cose! Iniziai così a provare paura e infiniti dubbi: il mio lavoro consisteva in un incerto contratto a progetto, con poche ore settimanali. Sapevo che non appena avessero saputo della mia gravidanza mi avrebbero licenziata (e così fu). Quindi, economicamente dipendevo dalla mia famiglia. I miei familiari mi dissero molto chiaramente che, nel caso in cui avessi tenuto il bambino, non mi avrebbero appoggiato e avrei dovuto fare affidamento solo su me stessa, anche affettivamente! Ma dentro di me desideravo già quel bambino. Volevo assumermi le mie responsabilità, volevo provarci! La pancia cresceva e con essa le mie emozioni: avevo sempre più paura per il da farsi”.

[dropcap font=”arial” fontsize=”36″]“E[/dropcap]ppure, nonostante tutto, i problemi, le mie crisi… il bimbo cresceva sano e forte. Più il tempo passava e più sentivo di avere un rapporto con il mio piccolo, perché nel momento dello sconforto mi bastava sentire la sua presenza, i suoi movimenti dentro di me, per avere la forza di andare avanti. Tra alti e bassi, pianti in solitudine e persone che mi hanno accolto, è nato mio figlio! Ogni giorno di più mi rendo conto che ho fatto bene a seguire il mio istinto, a fidarmi di chi mi spronava a tirar fuori la parte bella di me, a tenere il bambino, perché nonostante la fatica e le tante sofferenze, l’amore che proviamo l’uno per l’altra mi compensa ogni giorno! Amo profondamente mio figlio: mi ha cambiato la vita, il modo di vedere le cose… è la mia priorità, ha dato un senso a tutto, anche alle cose che fanno piangere”.

[dropcap font=”arial” fontsize=”36″]D[/dropcap]opo questa testimonianza così significativa è toccato al vescovo Camisasca guidare i presenti in una profonda riflessione, in risposta alle tante domande che gli hanno rivolto famiglie, giovani della parrocchia, volontari e operatrici. Forte è stato il suo invito a costruire relazioni vere di condivisione con i fratelli, strumento per educarci all’amore e per trasmettere la fede, assumendo lo stile di Dio, che in Gesù si è coinvolto totalmente nelle vicende dell’uomo e chiede agli uomini e alla Chiesa di essere una famiglia.

DSC_0271[dropcap font=”arial” fontsize=”36″]I[/dropcap]l Vescovo ha invitato i presenti a stare come bambini davanti al dono della vita, a riconoscerlo come Amore che ci precede e ci supera, a vigilare sulla tentazione di farci padroni del mistero per risolvere le difficoltà, per eliminare la sofferenza, per controllare l’imprevisto che ci destabilizza. Rispondendo poi alla domanda di un giovane, monsignor Camisasca ha parlato della sessualità come di un bene prezioso, per il quale Dio non ha avuto paura di rischiare, interpellando la nostra libertà. Infine ha sottolineato l’importanza della misericordia, come atteggiamento per non ingabbiare i fratelli nelle nostre rigidità, spronandoci ad accogliere la Luce per diffondere Luce.

Lisa Vezzani
cooperativa sociale Madre Teresa

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