Reggio sente l’eco di ECOhappening – Bilancio della duegiorni dedicata alla custodia del Creato

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– da “La Libertà” n. 30, del 7 settembre 2013 –

Un’esperienza come ECOhappening non si può sintetizzare. Ne raccontiamo qualche frammento, anche per riconoscere a questo evento il merito di aver attecchito sul suolo cittadino (almeno a giudicare dal gradimento incontrato dai partner istituzionali) in un periodo in cui una buona fetta di reggiani tiene ancora la testa in ferie.

Non era un’iniziativa pastorale, ma l’idea di trasformare la Giornata per la custodia del creato promossa dalla Cei in qualcosa di più di un semplice “avviso” per i fedeli è stata appoggiata dalla Chiesa locale, a cominciare dal vescovo, che ha presieduto la Messa del 1° settembre all’interno del giardini pubblici. Il meteo favorevole e il fatto che la ricorrenza quest’anno cadesse in domenica, poi, hanno dato una mano agli organizzatori.

La “location”, prima di tutto. Per molti visitatori dell’inedita due-giorni è stato un diversivo mettere il naso nei locali al piano terreno di Palazzo Dossetti, la sede dell’Università di Reggio Emilia, e trovarli arredati con piante, pallet in materiale riciclabile e spazi espositivi messi a disposizione di realtà del mondo istituzionale, economico e… cattolico.

Alcuni movimenti d’ispirazione cristiana hanno infatti risposto all’invito ad esserci, per farsi conoscere ad un pubblico diverso dal solito così come per testimoniare un’attenzione “esigente” alla custodia del creato. Altri non hanno fatto in tempo a organizzarsi, complice la velocità con cui la manifestazione ha preso corpo.


Se l’anno prossimo ci sarà una seconda edizione, c’è da scommettere che qualche associazione in più si renda presente. Il tempo di digerire la novità: ECOche?

Per chi c’era, ma soprattutto per chi mancava, ECOhappening non è stato solo un allestimento da vedere. La riflessione e l’ascolto di punti di vista “complementari” hanno caratterizzato molti momenti, non ultimo la lezione-concerto dedicata a Chopin proposta in Aula magna dal talentuoso Marcello Mazzoni.

Ancora in Aula magna si era svolto – moderato dal direttore de La Libertà Edoardo Tincani – il convegno inaugurale, la mattina di sabato 31 agosto. Nonostante la varietà di stimoli contenuti nel messaggio della Conferenza Episcopale Italiana per l’occasione, o la potenza espressiva di Papa Francesco in fatto di custodia del creato (un saggio era offerto su La Libertà dall’editoriale di prima pagina della scorsa settimana), l’autorità religiosa più citata durante i lavori è stata Benedetto XVI, segnatamente con la Caritas in veritate.

Anche la relazione dell’ecomagistrato Amedeo Postiglione, i cui passi salienti sono stati letti da Pinuccia Montanari, responsabile del Progetto sostenibilità ambientale di Unimore, è stata imperniata sull’impegno comune delle religioni nella tutela dell’ambiente e sulla necessità di una governance mondiale dei rapporti tra la “natura” e l’economia, proprio come auspicato da papa Ratzinger nell’enciclica del 2009.

Il titolo dell’incontro di apertura di ECOhappening – “Beni comuni: la famiglia educa alla custodia del creato” – ricalcava evidentemente il messaggio diffuso dai vescovi italiani, con l’insistenza sull’atteggiamento della gratuità, sulla “scuola di reciprocità” che il luogo domestico dovrebbe costituire e sulla capacità di riparare il male inferto dall’uomo-dominatore al giardino affidatogli da Dio.

A custodire il creato s’impara in famiglia: non solo perché fra le pareti di casa si apprendono le buone pratiche, anche ecologiche, ma ancor più perché lì si è educati a diventare persone in grado di coltivare relazioni solide e solidali con gli altri e con il mondo.

Una conclusione condivisa da tutti gli intervenuti al convegno: il vicesindaco di Reggio Emilia Ugo Ferrari, il pro-vicario generale della Diocesi monsignor Francesco Marmiroli e Marco Vinceti, professore associato presso la Facoltà di Medicina di Unimore, che ha portato il saluto dell’Ateneo. E ancora hanno preso la parola l’ospite internazionale Slobodan Puzovic, assessore al Territorio in Vojvodina (provincia autonoma della Repubblica di Serbia), il presidente di Unindustria Stefano Landi, il sottosegretario al Ministero dell’Ambiente Marco Flavio Cirillo, il presidente dell’Ucid Romano Fieni, il vicepresidente della Provincia di Reggio Emilia Pierluigi Saccardi, il responsabile delle relazioni istituzionali di Comieco Claudio Busca e il presidente del Parco nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano Fausto Giovanelli.

[dropcap font=”arial” fontsize=”36″]I[/dropcap]l programma culturale della due-giorni si è dipanato tra presentazioni di libri e conferenze incentrate sulle varie interazioni tra ambiente e spiritualità. Ancora sabato è stato presentato il manifesto della Gmg sul futuro sostenibile (si veda sotto), mentre il pomeriggio di domenica, nelle sale “Mediateca” e “A1” dell’Università, ha visto dibattere di itinerari tra ambiente e preghiera della provincia reggiana e degli influssi delle bellezze naturali nell’arte, nella musica e nella liturgia, mistero quest’ultimo da cui – come ha ricordato monsignor Tiziano Ghirelli citando Paolo VI – scaturisce la civiltà dell’amore.

Un amore da cui sono abbracciate tutte le creature: peccato che la mentalità corrente tenda a dimenticarsi il primato che l’uomo ha ricevuto dal Creatore, esaltando la tecnologia e trascurando l’interiorità.

Ecco uno spunto di riflessione che ECOhappening potrà approfondire, magari l’anno prossimo.


Tanti gli spunti di riflessione emersi dall’incontro su “Spiritualità e Ambiente”

IL “MANIFESTO” DELLA GMG E L’ECOLOGIA DELLA BELLEZZA

Tra le tappe di ECOhappening ha avuto un rilievo speciale l’appuntamento del tardo pomeriggio di sabato 31 agosto su “Spiritualità e Ambiente”, che si è focalizzato in particolare sul “Manifesto” elaborato a Rio de Janeiro nella giornata del 22 luglio – proprio alla vigilia della Gmg – e al quale è stato dato il titolo “Il futuro sostenibile che vogliamo per l’umanità – I Giovani della Gmg, custodi del creato”.

Al confronto, svoltosi nella sala A1 con Matteo Gelmini come moderatore, si sono avvicendati relatori di prim’ordine, del calibro di padre Enzo Fortunato (direttore della rivista “San Francesco patrono d’Italia”, della Sala stampa del Sacro Convento di Assisi), di Walter Ganapini e Pinuccia Montanari, questi ultimi precursori delle tematiche affrontate, con importanti studi all’attivo già negli anni ’70 (le conclusioni dell’intervento di Pinuccia Montanari  – che ha trattato l’affascinante tema della “ecologia della bellezza” e della “ecologia del profondo”, ovvero del rapporto tra a ‘cura’ dell’interiorità e la cura del creato che ci circonda –  sono consultabili più sotto).

Il compito di entrare nel merito del documento di Rio de Janeiro (consultabile in versione integrale all’indirizzo www.planetcustodian.org/it/manifesto-gmg.html) è toccato a Marcello Bedeschi, presidente della Fondazione “Giovanni Paolo II per la Gioventù”, e ad Alessia Clemente, giovane padovana, residente a Roma, che fa parte della Sezione Giovani del Pontificio Consiglio per i Laici ed è stata relatrice al convegno di approvazione del “Manifesto” sull’ambiente tenutosi alla Pontificia Università di Rio de Janeiro. Un testo apparso in piena sintonia col pensiero di Papa Francesco.

Hanno accettato di portare una loro testimonianza anche il vicesindaco e assessore all’Ambiente di Trezzo sull’Adda Massimo Colombo e il direttore del Parco Adda Nord Giuseppe Luigi Minei; si sono ascoltati molti esempi virtuosi di educazione (non solo delle giovani generazioni) alla salvaguardia dell’ecosistema e di integrazione tra attività umana – intesa anche come conservazione e tutela di bellezze artistico-architettoniche, nel pieno rispetto dell’ambiente – e risorse naturali.

Nel complesso, un incontro molto apprezzato da tutti i partecipanti (… unico rammarico, i pochi giovani presenti), poiché vissuto e percepito non tanto come un avvicendarsi di interventi a sé stanti, ma come una polifonia di voci ciascuna della quali ha arricchito le altre, contribuendo a un vicendevole scambio di esperienze e riflessioni, utili sia sul piano interiore e personale che sul versante di un impegno più consapevole nella società.


Le conclusioni dell’incontro su “Spiritualità e Ambiente”, affidate alla prof.ssa Pinuccia Montanari:
(…) Chiudo con un invito a riscoprire e rileggere Alexander Langer, ecologista appassionato e lucidissimo, più attuale che mai. “ Bisogna dunque riscoprire e praticare dei limiti: rallentare ( i ritmi di crescita e di sfruttamento), abbassare ( i tassi di inquinamento, di produzione, di consumo), attenuare ( la nostra pressione verso la biosfera, ogni forma di violenza). Un vero ‘regresso’ rispetto al ‘più veloce, più alto, più forte’ ”.

Difficile da accettare, difficile da fare, difficile persino a dirsi. (…) La domanda decisiva è: come può risultare desiderabile una civiltà ecologicamente sostenibile? “Lentius, profundius, suavius”, al posto di “citius, altius, fortius” 
La domanda decisiva quindi appare non tanto quella su cosa si deve fare o non fare, ma come suscitare motivazioni ed impulsi che rendano possibile la svolta verso una correzione di rotta. La paura della catastrofe, lo si è visto, non ha sinora generato questi impulsi in maniera sufficiente ed efficace, altrettanto si può dire delle leggi e controlli; e la stessa analisi scientifica non ha avuto capacità persuasiva sufficiente. (…) Nè singoli provvedimenti, nè un migliore “ministero dell’ambiente”, né una valutazione di impatto ambientale più accurata, nè norme più severe sugli imballaggi o sui limiti di velocità – per quanto necessarie e sacrosante siano – potranno davvero causare la correzione di rotta, ma solo una decisa rifondazione culturale e sociale di ciò che in una società o in una comunità si consideri desiderabile.

Sinora si è agito all’insegna del motto olimpico “citius, altius, fortius” (più veloce, più alto, più forte), che meglio di ogni altra sintesi rappresenta la quintessenza dello spirito della nostra civiltà, dove l’agonismo e la competizione non sono la nobilitazione sportiva di occasioni di festa, bensì la norma quotidiana ed onnipervadente.
Se non si radica una concezione alternativa, che potremmo forse sintetizzare, al contrario, in “lentius, profundius, suavius” (più lento, più profondo, più dolce”), e se non si cerca in quella prospettiva il nuovo benessere, nessun singolo provvedimento, per quanto razionale, sarà al riparo dall’essere ostinatamente osteggiato, eluso o semplicemente disatteso.

Ecco perché una politica ecologica potrà aversi solo sulla base di nuove (forse antiche) convinzioni culturali e civili, elaborate – come è ovvio – in larga misura al di fuori della politica, fondate piuttosto su basi religiose, etiche, sociali, estetiche, tradizionali, forse persino etniche (radicate, cioè, nella storia e nell’identità dei popoli).

Pinuccia Montanari

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