Famiglia: scelte da fare e scelte da non fare

Stampa articolo Stampa articolo

– da “La Libertà” n. 30, del 7 settembre 2013 –

Ecco, diranno i soliti bene informati: i cattolici italiani tornano a battere il chiodo della famiglia, il loro pensiero fisso, sordi alla modernità che avanza, schiavi di retaggi culturali del passato…
Certo, ad accogliere la 47ª Settimana sociale, in programma a Torino dal 12 al 15 settembre, ci saranno anche questo ed altri preconcetti.
Nessun uomo è un’isola, abbiamo sempre pensato. Invece oggi sembra più “avanti” mettere al centro della scena una persona “fatta” (ché l’embrione umano non partecipa alla gara) liberamente in grado di autodeterminare il proprio destino e con mille potenzialità a disposizione nella sfera sessuale, tra maternità surrogate e generi nuovi di zecca.

[dropcap font=”arial” fontsize=”36″]“F[/dropcap]amiglia, speranza e futuro per la società italiana”, recita il tema della Settimana torinese. E c’è davvero da credere, per non perdere fiducia nel tempo che verrà, che l’Italia possa rimanere bastione della famiglia naturale basata sul matrimonio tra un uomo e una donna, quando il vento che soffia tra Europa e Americhe rimette tutto in discussione: l’uomo, la donna, l’articolo “un” e ogni altra convenzione sociale.

[dropcap font=”arial” fontsize=”36″]L[/dropcap]à dove i riconoscimenti giuridici o le sentenze-legge arrivano, è difficile ribaltare la situazione, anche se movimenti popolari come quello dei giovani “veilleurs” francesi, che protestano pacificamente dopo lo strappo consumatosi su matrimoni e adozioni gay (peraltro a oggi sarebbero appena 600 le unioni omosessuali celebrate dopo il varo della legge, nella scorsa primavera), lasciano intatto il senso di una partita che i cattolici non possono rassegnarsi a dare per persa. L’istituto familiare, quello che la nostra Costituzione ritiene meritevole di tutela, favore e promozione (!), non è per niente superato. Semplicemente (e astutamente), è in atto una sua relativizzazione, un annacquamento culturale. Così come per censurare una notizia non è necessario non pubblicarla, ma basta confinarla tra le pagine meno lette, in mezzo a un mare di fatti minori, così per la famiglia (quasi) nessuno agisce con un attacco frontale: è sufficiente allargarne la definizione e abituarsi a chiamare “famiglia” anche l’unione di persone dello stesso sesso.

famiglia

[dropcap font=”arial” fontsize=”36″]I[/dropcap] cattolici contrari a questo silenzioso sovvertimento sono tanti e vengono zittiti come se la loro opinione fosse una deformazione confessionale. La questione è puramente razionale, tanto più sul piano educativo: fatto sempre salvo il rispetto dovuto a ogni persona anche nelle decisioni che investono le sue relazioni e la gestione del corpo, le laiche scienze, o comunque una larga parte di psicologi e sociologi non ideologicamente deviati, confermano che se a un bambino si tolgono le certezze sulle sue radici, impedendogli a tavolino di avere un padre e una madre, in qualche misura se ne pregiudica la crescita. Cioè il futuro.
Tra l’altro, come Chiesa italiana, abbiamo appena celebrato la giornata per la custodia del creato, e anche in questa materia, scavando appena sotto la superficie, si arriva presto al nodo controverso di una sana ecologia umana in cui aborto, eutanasia e nozze ibride non dovrebbero trovare posto.
Questi sono punti più che mai pungenti se si parla, come avverrà a Torino, della famiglia come “futuro” per la società italiana.

[dropcap font=”arial” fontsize=”36″]T[/dropcap]uttavia – lo “esclamavamo sommessamente” prima – la famiglia non è solo un bene da tutelare e (Dio non voglia) da preservare dall’estinzione ad opera di una nuova antropologia “creativa”, ma è anche un ambiente da promuovere e incoraggiare con politiche sociali e tributarie all’altezza dell’importanza del suo ruolo nello Stato.
Magari: un recente dossier dell’Associazione Nazionale Famiglie Numerose (Anfn) mostra l’ingiustizia del trattamento ricevuto dall’Erario. Ne parlava Avvenire di domenica scorsa: brutalmente detto, il costo di un figlio ammonta a ottomila euro l’anno, che diventano diecimila se ha meno di tre anni.
Ma a fronte di spese crescenti vuoi per la crisi, vuoi per i rincari del “paniere”, vuoi per l’insostenibile pesantezza del debito pubblico, la beffa sono i cosiddetti aiuti dello Stato, con detrazioni e assegni mai adeguati e il “fattore famiglia”, proposto dal Forum nazionale delle associazioni familiari, perennemente tenuto in naftalina dal nostro legislatore.

[dropcap font=”arial” fontsize=”36″]R[/dropcap]iassumendo, il Paese ha davanti scelte politiche da non fare e altre da fare. Basterebbe copiare in modo selettivo quel che avviene oltre confine, dove spesso la famiglia “preistorica” con un padre, una madre e più di un figlio riceve provvidenze e attenzioni innegabilmente migliori che da noi.
A Torino la Chiesa italiana farà il punto. E il governo, avrà abbastanza stabilità per farlo, una buona volta? Perché è bello distrarsi al caldo dell’estate settembrina, ma l’inverno demografico, alle porte, non aspetta.

Edoardo Tincani

Pubblicato in Articoli, Società & Cultura

Lascia un commento