Servi della Serva del Signore – “Giareda” 2013: l’immagine del manifesto viene dalla chiesa di Servi di Guastalla

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– da “La Libertà” n. 29, del 31 agosto 2013 –

C’è una tela, eseguita per la chiesa dei Servi a Guastalla, che è molto cara a noi Servi di Maria, perché rappresenta due frati del nostro Ordine ai piedi della Madonna della Ghiara. Opportunamente questo dipinto è stato scelto come manifesto della Giareda 2013, per ricordare il VII Centenario della venuta dei Servi di Maria a Reggio Emilia.
I due frati raffigurati nella tela sono il beato Francesco da Siena (+ 1328) e il beato Tommaso da Orvieto (+1343).
Il beato Francesco è raffigurato con il cartiglio dell’Ave Maria, segno della tenera devozione che gli faceva salutare la Vergine circa cinquecento volte tra il giorno e la notte. Il beato Tommaso è raffigurato con la bisaccia del frate questuante e con un ramo di fico in mano, nell’atteggiamento di offrire, in pieno inverno, alcuni fichi ad una donna incinta, desiderosa di quei frutti.
Alla Vergine Madre il beato Francesco rivolge con affetto lo sguardo, e verso di lei il beato Tommaso punta l’indice della mano per indicare la sua materna intercessione e protezione per i poveri e i sofferenti. La presenza di una partoriente e di alcuni malati è un forte richiamo al servizio della vita che trova un punto di riferimento nella Madre in adorazione del Figlio.

Servi di Maria - immagine da chiesa dei Servi Guastalla

[dropcap font=”arial” fontsize=”36″]N[/dropcap]el dipinto c’è una chiara indicazione del duplice servizio della lode a Dio e della carità ai fratelli, che i Servi di Maria svolgono ispirandosi costantemente alla Madre e Serva del Signore (cfr. Costituzioni OSM, 1).
Il nostro nome e il nostro stile di vita sono modellati su colei che si è definita Serva del Signore (cfr. Lc 1, 38.48), ha lodato Dio per le grandi cose che ha compiuto in lei e nella storia del suo popolo (cfr. Lc 1,46-55), e ha mostrato una premurosa carità verso le necessità della parente Elisabetta (cfr. Lc 1,56), degli sposi di Cana (cfr. Gv 2, 3), dei discepoli di Gesù (cfr At 1, 14).

[dropcap font=”arial” fontsize=”36″]L[/dropcap]a Serva del Signore è la Nostra Signora. Con questo nome amavano chiamarla i nostri primi Padri, come attesta la Legenda de origine Ordinis, il resoconto più antico della vicenda dei Sette Fondatori, databile nel secondo decennio del secolo XIV. Al suo servizio si sono totalmente dedicati, a lei hanno rivolto gli occhi come fa la serva alla mano della sua padrona (cfr Sal 122,3). Da lei hanno imparato a compiere la volontà dell’Altissimo, ad essere umili e fedeli, misericordiosi e forti nell’ora della prova. Lei è stata e continua ad essere il punto di riferimento per i suoi Servi: “Dal ‘fiat’ dell’umile Ancella del Signore hanno appreso ad accogliere la Parola di Dio e ad essere attenti alle indicazioni dello Spirito; dalla partecipazione della Madre alla missione redentrice del Figlio, Servo sofferente di Yahveh, sono stati indotti a comprendere e sollevare le umane sofferenze” (Costituzioni OSM, 6).
L’Annunciazione e la Croce, che aprono e chiudono la presenza di Maria nei vangeli, esprimono la sua identità e missione di Serva, dalla quale nasce la nostra identità e missione di Servi. Di lei, con lei, come lei, vogliamo continuare ad essere Servi anche nel Santuario della Ghiara e nella città di Reggio Emilia, dopo 700 anni.

padre Anacleto M. Tommasi

P.S. – La Giareda di quest’anno sarà fortemente caratterizzata dalle celebrazioni per i 700 anni di presenza a Reggio dei Servi di Maria, giunti nel 1313 sul luogo dove poi sarebbero sorti prima il convento e poi la Basilica.

 

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Pubblicato in Articoli, Vita diocesana