Pena di morte: Cina, Iran e Iraq sul triste podio dei “Paesi boia” nel 2012

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– da “La Libertà” n. 28, del 10 agosto 2013 –

La presentazione - il 26 luglio 2013 a Roma - del Rapporto 2012 a cura di Nessuno tocchi Caino ("La pena di morte nel mondo", edito da Reality book e curato da Elisabetta Zamparutti).

Il 26 luglio scorso “Nessuno tocchi Caino” ha presentato l’annuale rapporto sulla pena di morte e le cifre sono ancora spaventose, anche se in calo: certamente pure nel 2012 e nei primi mesi del 2013 il boia non è stato con le mani in mano! Infatti lo scorso anno, le esecuzioni sono state almeno 3.967, a fronte delle almeno 5.004 del 2011, il calo si giustifica con la significativa riduzione stimata in Cina dove sono passate dalle circa 4.000 del 2011 alle circa 3.000 del 2012. Sempre nel 2012, i Paesi che hanno fatto ricorso alle esecuzioni capitali sono stati 22, rispetto ai 20 del 2011. Va sottolineato che la pena di morte è considerata in vari Paesi “top secret”, un segreto di Stato, per cui non sono fornite statistiche ufficiali e il numero delle esecuzioni potrebbe essere molto più alto.

[dropcap font=”arial” fontsize=”36″]I[/dropcap] Paesi che hanno deciso di abolirla per legge o in pratica sono oggi 158: quelli totalmente abolizionisti sono 100; i Paesi mantenitori della pena di morte sono scesi a 40 (al 30 giugno 2013) rispetto ai 43 del 2011. Nel 2012 e nei primi sei mesi del 2013, non si sono registrate esecuzioni in tre Paesi; Egitto,Singapore e Vietnam– che le avevano effettuate nel 2011; viceversa, 8 Paesi hanno ripreso le esecuzioni: Botswana (almeno 1), Gambia (9), Giappone (7), India (1) e Pakistan (1) nel 2012; Indonesia (1), Kuwait (5) e Nigeria(4) nel 2013.

[dropcap font=”arial” fontsize=”36″]A[/dropcap]ncora una volta, l’Asia si conferma il continente in cui si pratica la quasi totalità della pena di morte nel mondo. Se sono state stimate in 3000 le esecuzioni in Cina, il dato complessivo del 2012 nel continente asiatico corrisponde ad almeno 3.879, cioè il 97,8% delle esecuzioni nel mondo.

[dropcap font=”arial” fontsize=”36″]L[/dropcap]e Americhe sarebbero un continente praticamente libero dalla pena di morte, se non fosse per gli Stati Uniti, l’unico Paese del continente che ha compiuto esecuzioni (43) nel 2012. Il 7 agosto 2012, la Commissione Inter-Americana per i diritti umani ha chiesto agli Stati membri dell’Organizzazione degli Stati Americani che hanno ancora la pena di morte di abolirla o, almeno, di introdurre una moratoria sulla sua applicazione.

[dropcap font=”arial” fontsize=”36″]I[/dropcap]n Africa, nel 2012, la pena di morte è stata eseguita in 5 Paesi; sono state registrate almeno 42 esecuzioni: Sudan (19), Gambia (9), Somalia (8), Sudan del Sud (5), Botswana (1). In Europa, la Bielorussia continua a costituire l’unica eccezione in un continente altrimenti totalmente libero dalla pena di morte; nel 2012 tre uomini sono stati giustiziati per omicidio.  Dei 40 Stati mantenitori della pena di morte, 33 sono dittatoriali, autoritari o illiberali. In 17 di questi Paesi lo scorso anno sono state effettuate almeno 3.909 esecuzioni, il 98,5% del totale mondiale.

[dropcap font=”arial” fontsize=”36″]U[/dropcap]n Paese solo, la Cina, ne ha effettuate circa 3.000, cioè quasi il 76% del totale mondiale; l’Iran ne ha effettuate almeno 580; l’Iraq non meno di 129; l’Arabia Saudita almeno 84; lo Yemen 28; la Corea del Nord circa 20; il Sudan almeno 19; l’Afghanistan 14; il Gambia 9; la Somalia almeno 8; la Palestina (Striscia di Gaza) 6; il Sudan del Sud almeno 5; la Bielorussia non meno di 3; la Siria almeno 1, così come il Bangladesh, gli Emirati Arabi Uniti e il Pakistan. In molti di questi Paesi, la soluzione definitiva del problema, più che alla lotta contro la pena di morte, attiene alla lotta per la democrazia, l’affermazione dello Stato di diritto, la promozione e il rispetto dei diritti politici e delle libertà civili. Sul terribile podio dei primi tre Paesi nel mondo che nel 2012 hanno compiuto più esecuzioni figurano tre Stati autoritari: Cina, Iran, Iraq.

Condannati-a-morte

Il 26 luglio 2013 a Roma l’associazione “Nessuno tocchi Caino” ha presentato il Rapporto 2012 “La pena di morte nel mondo”, edito da Reality book e curato da Elisabetta Zamparutti.

[dropcap font=”arial” fontsize=”36″]D[/dropcap]ei 40 Paesi mantenitori della pena capitale, sono solo 7 quelli che si possono definire di democrazia liberale; le democrazie liberali che nel 2012 hanno praticato la pena di morte sono state 5 e hanno effettuato in tutto 58 esecuzioni; Stati Uniti (43), Giappone (7), Taiwan (6), Botswana(1) e India (1). L’Indonesia ha ripreso le esecuzioni nel 2013 dopo una sospensione che durava dal 2008. Nel 2012, almeno 872 esecuzioni sono state effettuate in 12 Paesi a maggioranza musulmana, molte delle quali ordinate da tribunali islamici in base a una stretta applicazione della Sharia. Tra i metodi di esecuzione di sentenze capitali in base alla Sharia, che contempla anche i reati di blasfemia e apostasia, il più diffuso è l’impiccagione, preferita per gli uomini ma che non risparmia le donne; altri metodi sono la decapitazione e la lapidazione. Il Rapporto evidenzia che in questi Paesi vige ancora il cosiddetto “prezzo del sangue”; si registrano esecuzioni capitali di minori, nonché il ricorso alla fucilazione.

[dropcap font=”arial” fontsize=”36″]L[/dropcap]o stesso Rapporto evidenzia come nel 2012 e nel primo semestre del 2013 sia proseguita la repressione nei confronti di membri di minoranze religiose o di movimenti religiosi o spirituali non riconosciuti dalle autorità, in Cina, Corea del Nord, Iran e Vietnam. In Iran, la persecuzione di quasi tutti i gruppi religiosi non sciiti – in particolare nei confronti dei Bahai, così come dei Musulmani Sufi, dei Cristiani Evangelici, degli Ebrei e dei gruppi sciiti che non condividono la religione ufficiale del regime – è aumentata significativamente nel 2012. In Vietnam, particolarmente dura continua ad essere la repressione nei confronti dei Montagnard, la minoranza etnica di religione cristiana che abita gli altipiani centrali; mentre i Montagnard protestanti hanno affrontato la repressione religiosa per molti anni, quelli cattolici sono diventati un obiettivo della persecuzione da parte del governo più recentemente.

[dropcap font=”arial” fontsize=”36″]I[/dropcap]l Rapporto si diffonde poi sulla “civiltà” dell’iniezione letale, praticata: negli Stati Uniti; in Cina, dove è un “privilegio” per alti funzionari e cittadini stranieri, mentre la maggioranza delle sentenze capitali è per lo più eseguita con un colpo di fucile sparato a distanza ravvicinata al cuore oppure alla nuca con il condannato in ginocchio, le caviglie ammanettate e le mani legate dietro la schiena; in Vietnam, dove sono state sospese centinaia di esecuzioni per la carenza del farmaco usato per le iniezioni letali, in quanto l’Unione Europea si rifiuta di esportarvi le sostanze necessarie per effettuare le iniezioni, ma nel maggio scorso il Governo ha approvato una nuova legge che consente l’uso di sostanze chimiche di produzione nazionale per giustiziare i prigionieri.

Giuseppe Adriano Rossi

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