A Montalto di Vezzano, splende la vita di Tilde Manzotti – La mostra è aperta il sabato pomeriggio e nei festivi fino al 15 agosto

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– da “La Libertà” n. 27, del 27 luglio 2013 –

Un’anima eletta, capace di passare dalla vivacità di un’intensa giovinezza ad una mistica che ha trovato nella sofferenza il suo implacabile crogiolo.
Chi si avvicina alla Serva di Dio Tilde Manzotti (1915-1939), reggiana, futura beata, difficilmente rimane indifferente di fronte alla ricchezza della sua interiorità, descritta da lei stessa – senza celarne alti e bassi – nel suo “Diario spirituale” così come nella corrispondenza che nell’ultima parte della sua vita intrattenne con il giovane novizio domenicano Antonio Lupi, ora raccolta nel libro “Amare infinitamente” curato da Elena Cammarata, d’imminente pubblicazione.
Un’occasione in più per avvicinarsi a questa concittadina, ancora semisconosciuta nella terra dove ha vissuto 22 dei suoi 24 anni, viene offerta quest’estate dalla mostra documentaria “Il tuo volto, Signore, io cerco” (Sal 27.8), esposta nella canonica della parrocchia di Montalto (Vezzano sul Crostolo) e aperta fino al 15 agosto 2013 (il sabato dalle 15 alle 18; domenica e festivi nelle fasce orarie 10-12.30 e 15-18).

[dropcap font=”arial” fontsize=”36″]A[/dropcap] disposizione degli interessati, per ripercorrere l’itinerario umano e spirituale di Tilde, si trovano pannelli biografici, manoscritti, pubblicistica. “Accostarsi alla vita dei santi è la strada privilegiata per comprendere un poco il mistero affascinante di Dio e il mistero interiore e carnale assieme dell’uomo”. È una delle frasi vergate sul quaderno delle visite. L’ha scritta di suo pugno il vescovo Massimo Camisasca, presente a Montalto il giorno dell’inaugurazione, domenica 14 luglio, prima di presiedere la celebrazione eucaristica festiva affiancato dal parroco don Gianfranco Rossi.
Durante la mattinata sono intervenuti anche il sindaco di Vezzano Mauro Bigi, lo scultore Renato Valcavi, che ha aiutato nell’allestimento delle sale, e l’insegnante Fabiana Guerra, coordinatrice del gruppo di lavoro diocesano che ha fatto di Tilde Manzotti un’affascinante icona nostrana in quest’Anno della fede, ulteriormente impreziosito dalla firma di Papa Francesco sul martirio del reggiano Rolando Rivi, che verrà beatificato il prossimo 5 ottobre.
Come il seminarista-bambino, secondo le stazioni di una Via crucis tracciata dai suoi aguzzini, concluse la sua breve esistenza terrena fuori dal territorio diocesano (non a San Valentino di Castellarano ma a Monchio, nel Modenese), così Tilde chiuse gli occhi per l’ultima volta a Paterno di Pelago, un piccolo paese sulle colline valdarnesi. La sua vita fu consumata dalla tubercolosi, dopo lunghi ricoveri in sanatorio, ma la giovane conservò una totale dedizione al Signore, suo Sposo, motivo che indusse il vescovo di Fiesole Luciano Giovannetti ad aprirne nel 1995 il processo di canonizzazione, la cui fase diocesana si è conclusa quattro anni più tardi. Ciò non toglie che Tilde sia un frutto della terra reggiana. La sua casa natale, la cui foto è stata pubblicata su La Libertà del 25 maggio scorso, sorge all’attuale numero civico 40 di viale dei Mille, in città a Reggio Emilia, mentre la residenza estiva della famiglia Manzotti si trovava nella frazione vezzanese di La Vecchia, precisamente in località La Brugna, non lontano dalla parrocchia che oggi ospita la prima mostra locale in sua memoria.

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[dropcap font=”arial” fontsize=”36″]D[/dropcap]opo la “prima”, i pannelli potranno essere richiesti gratuitamente da altre comunità (scrivere all’indirizzo e-mail fabilg@alice.it): la parrocchia di Rivalta li ha già prenotati per l’inizio di settembre.
L’inaugurazione del 14 luglio ha rappresentato un “momento semplice ma curato nei particolari” per Marco e Ilva, saliti a Montalto dalla città. “Soffermarci a pensare fuori dal ‘vortice’ della quotidianità – aggiungono i coniugi – ci ha dato modo di capire che la sofferenza o anche solo la fatica della normalità di una giornata acquistano significato e valore se offerti a Gesù”.
“La mostra – s’inserisce Marisa – mi è sembrata un pezzo di cielo, in cui desidero immergermi ancora di più con la lettura del Diario spirituale di Tilde”. Nel caso di Maria Cristina “è bastato l’invito ricevuto tramite un passaparola per muoversi a scoprire la vita di una ragazza che ha deciso di offrire se stessa a Gesù”; la visitatrice è rimasta colpita dalla vitalità di un popolo di Dio che cerca testimoni, dalla volontà del parroco don Rossi di proporre un momento di riflessione, dalla delicatezza del Vescovo che senza tante formalità ha partecipato alla vita di una piccola comunità come padre ed educatore.
“L’impressione – commenta Angela – è che ci sia ancora nella gente il desiderio di incontrare qualcosa di autentico”.

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Renato Valcavi illustra al Vescovo (alla presenza di don Gianfranco Rossi e di Fabiana Guerra) la mostra che ha contribuito ad allestire.

[dropcap font=”arial” fontsize=”36″]F[/dropcap]abiana, infine, quasi non si capacita che nell’arco di un anno da quando si è imbattuta per la prima volta nel nome di Tilde Manzotti (cf. La Libertà dell’8 settembre 2012) sia stato possibile arrivare a questa mostra. Entusiasta è dir poco: “La presenza del vescovo Massimo, il suo sincero desiderio di conoscere questa figura reggiana, la gioia che ho visto sul suo volto e sui volti di chi era con noi… mi hanno fatto toccare con mano che il Signore ha benedetto questa iniziativa e rassicurato che siamo sulla strada giusta. Andiamo avanti con umiltà e fermezza”, conclude Fabiana.
Nell’omelia della Messa mattutina, monsignor Camisasca si è dapprima soffermato sul modo cristiano di farsi “prossimi”, paragonando il buon samaritano del brano evangelico a Cristo stesso, che scende dal cielo (Gerusalemme) alla terra (Gerico) per curvarsi sull’umanità ferita e versarvi olio e vino, cioè – nell’interpretazione dei padri della Chiesa, specie Sant’Ambrogio e San Giovanni Crisostomo – i sacramenti del Battesimo e dell’Eucarestia, lasciandola poi – fino al giorno del suo “ritorno” – nella locanda che è la Chiesa con due monete, a simboleggiare l’Antico e il Nuovo Testamento.

[dropcap font=”arial” fontsize=”36″]I[/dropcap]l Vescovo ha quindi parlato della santità come della strada per diventare uomini e donne compiuti. La perfezione dei santi, ha spiegato Camisasca, consiste non già nell’essere privi di difetti o limiti, quanto piuttosto nel non porre ostacoli all’opera di Dio in noi, concentrandosi sull’essenziale, ossia sull’adesione alla sua volontà.
Un’adesione che alla giovane Tilde, nei lunghi anni della malattia, costò patemi e struggimenti, ma che le diede in cambio quella grazia che poche ore prima di morire le fece confidare al parroco di Paterno, recatosi a renderle l’ultima visita: “Sono la donna più felice di questo mondo. Mi sembra di essere nell’anticamera del Paradiso”.

Edoardo Tincani

Pubblicato in Articoli, Vita diocesana

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