Madagascar, un nuovo passo della missione – Incontro con don Giovanni Ruozi

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– da “La Libertà” n. 24, del 22 giugno 2013 –

È nata una nuova parrocchia nella città di Manakara. Siamo nel sud est del Madagascar, nella diocesi di Farafangana. Qui dal dicembre 2012 operano il sacerdote reggiano don Giovanni Ruozi, missionario fidei donum in Madagascar dal 2007, e padre Philippe Odilon, della diocesi di Ambositra (zona centromeridionale dell’Isola).

Manca un sacerdote. La diocesi di Farafangana è povera di sacerdoti e di iniziative pastorali. Conta quasi un milione di abitanti, dei quali, nelle campagne, solo il 10% ha ricevuto il battesimo (in città a Manakara siamo al 40%; a termine di confronto, nella diocesi di Ambositra, di più antica evangelizzazione, c’è in media oltre il 45% di cattolici). Per questo il vescovo di Farafangana, Benjamin Marc Ramaroson, ha chiesto l’aiuto di altre Chiese.

100_3116 don Giovanni Ruozi MadagascarDi certo non gli è sfuggito lo stile missionario della diocesi di Reggio Emilia–Guastalla, che fin dagli anni ’60 si caratterizza per la presenza di preti, religiosi e laici che lavorano insieme.

[dropcap font=”arial” fontsize=”36″]A[/dropcap] Manakara operano dal 2007 laici e religiosi. Mancava un sacerdote. Per questo il vescovo Ramaroson si rivolse a monsignor Lorenzo Ghizzoni, allora vescovo ausiliare di Reggio Emilia in visita alla missione malgascia, per chiedere l’invio di un prete diocesano.
Siamo nel gennaio 2009 e la richiesta ha dato il via ad un processo di redistribuzione di forze sull’Isola Rossa. In particolare, oltre all’oggettivo bisogno di Farafangana, pesa il fatto che nella diocesi di Fianarantsoa, già da alcuni anni, sono cresciute le vocazioni al sacerdozio e i preti malgasci sono ormai in grado di assumere la cura pastorale dell’ospedale di Ampasimanjeva, storicamente affidato a sacerdoti reggiano-guastallesi. La risposta al vescovo di Farafangana si è così materializzata nella disponibilità di don Giovanni Ruozi a spendersi in questo nuovo capitolo della missione diocesana in Madagascar. La scelta è stata condivisa con la Diocesi sorella di Ambositra (che collabora con la nostra Diocesi da anni) per lasciare alle Chiese malgasce la responsabilità pastorale dell’iniziativa.
A Manakara don Giovanni ritrova il carpigiano Luciano Lanzoni, dei Servi della Chiesa, in Madagascar dal 1990, e alcune missionarie laiche. Luciano è arrivato a Manakara nel 2007 da Ambositra (dove ha coordinato le attività del Foyer per lebbrosi e disabili) e ora è responsabile di una azienda agricola a Manakara, ma soprattutto è coordinatore dei Servi della Chiesa in Madagascar.
A Manakara operano anche la reggiana Enrica Salsi e la veronese Diana Guidorizzi inviate come volontarie dal Centro Missionario Diocesano (Cmd) per aiutare la cappellania dell’ospedale psichiatrico statale di Manakara e per accompagnare la formazione della Caritas locale, oltre alla cremonese Silvia Rota, impegnata in un progetto sanitario di Rtm (Reggio Terzo Mondo).

La nuova parrocchia: città e campagna. Ai nuovi collaboratori monsignor Ramaroson ha affidato una parrocchia nuova nella zona sud della città di Manakara. Intitolata a Gesù Misericordioso, si compone di territorio sottratto ad altre due popolosissime parrocchie della città e di cinque chiese di campagna a sud di Manakara, scorporate da altre parrocchie vicine. In tutto sono 80mila anime. Un edificio di culto ancora non c’è: le Messe sono celebrate in un ampio salone di proprietà di un’associazione di sviluppo rurale, che sorge di fianco al terreno sul quale verrà edificata la chiesa.

2012 03 Marolaona don Gabriele (15)

[dropcap font=”arial” fontsize=”36″]“S[/dropcap]iamo stati accolti benissimo”, dice don Giovanni Ruozi rientrato a Reggio per un breve periodo di riposo tra fine maggio e inizio di giugno.
I parrocchiani infatti hanno apprezzato lo stile semplice dell’edificio (camere, bagno, cappella, cucina, l’unico ambiente con la corrente elettrica) e spontaneamente, al momento del trasloco, hanno donato ciò di cui i sacerdoti avevano bisogno: materassi, pentole, bicchieri, posate… “È stato bellissimo – sottolinea don Giovanni – ci siamo sentiti accolti e voluti bene. Anche la diocesi di Farafangana non ci fa mancare il suo sostegno”.
D’altra parte, per gli abitanti delle campagne la reperibilità di un sacerdote è molto migliorata: da una visita all’anno sono passati a una Messa festiva ogni 15 giorni, con la disponibilità di un sacerdote in parrocchia anche una volta alla settimana per colloqui, preparazione ai sacramenti o visite ai malati. Anche chi sta in città può ora contare su contatti più frequenti con un prete e sulla Messa tutti i giorni.

Il Vangelo per liberarsi dai tabù. In ognuna delle sei parrocchie – una molto grande in città, a Manakara, le altre più piccole in campagna – sono stati nominati un consiglio pastorale e referenti collaboratori per la catechesi e le iniziative sociali. La prima iniziativa promossa dai parroci, oltre alle Messe, è stato un torneo di calcio (un’ottima occasione per conoscere le persone) e un percorso di formazione per giovani. Per gli spostamenti don Giovanni e padre Philippe hanno utilizzato molto la bicicletta, soprattutto per muoversi nelle campagne, dove le case sono molto lontane le une dalle altre. Solo da alcuni mesi hanno la possibilità di usare un’auto dell’azienda agricola nella quale risiedono. “Manakara è una città più marginale rispetto ad Ambositra, ci sono meno sviluppo e meno servizi, in particolare si sente la mancanza di un ospedale”. Nella zona ci sono molti gruppi etnici, ognuno con le proprie gelose tradizioni e identità. Se da un lato l’autorevolezza della struttura tradizionale e l’importante ruolo svolto dagli anziani sono un elemento positivo, dall’altro la presenza di numerosi tabù è una sfida anche per la pastorale. A Manakara e nella zona costiera del sud est del Madagascar sono diffuse la pratica dell’abbandono dei gemelli alla nascita e la credenza che certe attività non vadano svolte in dati giorni della settimana. “Il Vangelo deve aiutare le persone a liberarsi da questi tabù, a stabilire una priorità nelle cose e inserirsi in questa cultura, che ha anche tanti aspetti positivi. Non c’è ateismo in Madagascar: anche chi non conosce il Dio di Gesù Cristo crede per tradizione in un Dio creatore”.

chiesa Madagascar[dropcap font=”arial” fontsize=”36″]Q[/dropcap]uanto alla diocesi di Farafangana, don Giovanni ha conosciuto prevalentemente il nord di quel territorio: “Il clero locale è scarso e ci sono ancora tanti religiosi, lavoriamo insieme in una diversità che arricchisce. È una Chiesa che non ha ancora sviluppato la dimensione sociale dell’annuncio e spesso la Caritas è identificata con ‘distribuzione’. Si punta molto sulla catechesi che anima anche le liturgie, molto belle e vivaci”.
In una realtà nuova, dove tutto sta prendendo forma, i due sacerdoti hanno scelto la radicalità della proposta evangelica: “Il principio guida di tutte le iniziative che proponiamo è il Vangelo. A Manakara sta nascendo una nuova parrocchia, ma lo stesso criterio può essere applicato anche in diocesi a Reggio, dove siamo chiamati a ripensare ogni anno le scelte pastorali: il modo di celebrare la Messa, il ruolo dei preti, le comunità… In questo mi auguro che la realtà di Manakara sia simile a Reggio: scegliamo il Vangelo come riferimento di tutta l’azione pastorale”.

Una casa a Manakara. Don Giovanni è in Madagascar dal 2007, ma è certo di far parte di una storia missionaria pluridecennale. Mostra questa consapevolezza quando al termine della nostra conversazione esprime le proprie considerazioni circa un progetto da realizzare a Manakara.

[dropcap font=”arial” fontsize=”36″]“O[/dropcap]ra viviamo a 8 km dalla citta, ma credo che i sacerdoti debbano abitare a Manakara per essere più vicini alla gente. è bello immaginare questa nuova casa secondo lo spirito che anima la missione in Madagascar dagli anni Sessanta: preti, religiose (e religiosi) e laici insieme per un lavoro in équipe. Sarebbe bello che ci fosse a Manakara una presenza religiosa femminile, ma per ora credo che la pista su cui lavorare sia una casa dei preti (reggiano e malgascio insieme) vicino a quella dei volontari e con la possibilità di coabitazione anche per i Servi della Chiesa e con momenti comunitari da condividere”.
Vocazioni diverse a servizio della stessa Chiesa. In Italia come in Madagascar.

Emanuele Borghi

Pubblicato in Articoli, Vita diocesana

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