“Leontine”, la nuova Biblioteca dei ragazzi nella storica dimora dei conti Giacobazzi a Sassuolo

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– da “La Libertà” n. 24, del 22 giugno 2013 –

“Leontine” è la nuova Biblioteca dei Ragazzi che il Comune di Sassuolo ha inaugurato il 25 maggio nella Villa Giacobazzi, dentro il Parco Vistarino. Gli spazi sono ampi e funzionali. La biblioteca è suddivisa in diversi ambienti su un unico piano: l’area prescolare, tre diverse aree inerenti la divulgazione, i classici e le letture di svago e l’area multimediale, con poltrone comode per ascoltare musica, vedere film o navigare in internet. è presente, naturalmente, personale competente che propone anche attività specifiche.

[dropcap font=”arial” fontsize=”36″]“Q[/dropcap]uale cosa migliore per far vivere la Villa e il Parco” – ci dice il sindaco – “che ospitarvi una struttura per ragazzi?”. Per garantire il connubio tra restauro e nuova destinazione il progetto di recupero della villa (a cura degli architetti associati Bertani e Vezzali) è stato improntato alla flessibilità degli spazi. I servizi della biblioteca, che rappresenta il cuore della villa, sono in relazione con il Parco, con gli spazi dedicati ad altre attività culturali e con la caffetteria. La Villa, con il suo parco, è infatti stata concepita come spazio polifunzionale dedicato “alla cultura in tutte le sue espressioni”. Oltre alla biblioteca per ragazzi, alcuni ambienti a piano terra, così come l’altana e la terrazza belvedere, sono predisposti per ospitare presentazioni di libri, esposizioni, musica o conferenze rivolte a tutta la cittadinanza.

studenti sassolesi a Villa Giacobazzi - nuova Biblioteca 'Leontine'

Chi era la contessina Leontine Giacobazzi. Leontine, la Biblioteca dei ragazzi, ha preso il nome da Leontine Giacobazzi, figlia del conte Antonio, che alla fine del diciannovesimo secolo ereditò dal padre la Villa in Sassuolo.  Leontine era donna di raffinata cultura, scrittrice e amante delle patrie memorie, che rievocava in romanzi storici. Amava la bella dimora sassolese nella quale abitò praticamente per tutta la vita, e il parco che difese con determinazione da ogni destinazione impropria. Nella villa effettuò subito consistenti interventi di abbellimento. Tra il 1909 e il 1915 attinse alle linee Liberty per la nuova scala esterna a tenaglia che nella facciata principale (prospetto est) conduce direttamente dalla corte al piano nobile, e fece rinnovare le decorazioni degli interni dall’esordiente pittore sassolese Umberto Chicchi. Negli anni Trenta ampliò, poi, l’edificio con un corpo porticato sul prospetto ovest adibito a sala da pranzo. Negli anni della seconda guerra la Villa ospitò i benefattori che realizzavano oggetti per il fronte e negli anni Cinquanta vi trovò sede il Dispensario “Mafalda di Savoia” per i malati di tubercolosi.

[dropcap font=”arial” fontsize=”36″]L[/dropcap]eontine Giacobazzi aveva sposato il conte Ippolito Giorgi di Vistarino; alla sua morte la figlia, Rosanna Giorgi di Vistarino (sposata al conte Ambrogio Caccia Dominioni), ereditò l’intera proprietà e, con essa, l’amore per gli studi storici e per la Villa nella quale, pur abitando a Roma, trascorreva sempre la stagione estiva. Anche Rosanna, come Leontine, vigilò sulla “integrità” del vasto Parco e per difenderlo dall’incalzare edilizio e dalla minaccia di nuovi assi viari che avrebbero potuto frazionarlo; nel 1956 ne chiese il vincolo alla competente Soprintendenza e ottenne la denominazione giuridica della proprietà in “Villa Giacobazzi con annesso Parco”.Negli anni Settanta il Comune di Sassuolo ottenne in concessione circa 17.000 mq, che adibì a verde pubblico, di quel “Parco della Contessa” o “Parco Vistarino”, che nell’immaginario dei sassolesi delle ultime generazioni era legato a Leontine e soprattutto alla contessa Rosanna.

[dropcap font=”arial” fontsize=”36″]A[/dropcap]ltissima ed esile, col collo di cigno e i capelli tendenti al tiziano, la contessa Rosanna era una naturale icona di eleganza e di nobiltà, pur nella estrema semplicità di modi. Apriva di tanto in tanto le stanze della sua Villa, avvolta dal verde e dalla riservatezza, a signore sassolesi per iniziative benefiche e incontri di cortesia. Era benefattrice ed amica dell’asilo “Sant’Anna” e frequentava per le funzioni la chiesa di San Giorgio. Aveva legami forti con Sassuolo, e i sassolesi la ricambiavano con affetto. Morì nel 1989, senza figli, nell’amata villa chiamata, dai più giovani, “della Contessa”, ma per anni e anni nota come “Giacobazzi”, dal cognome di Domenico Maria Giacobazzi, primo della dinastia ad abitarvi, di suo figlio Onorio, che divenne Conte nel 1777, e dei suoi discendenti fino ad Antonio, padre di Leontine. Il marito, conte Ambrogio, sarebbe morto nel 1993, nella propria residenza in provincia di Milano.

[dropcap font=”arial” fontsize=”36″]N[/dropcap]el 1991, con un’asta pubblica, gli eredi alienarono gli arredi custoditi per generazioni all’interno della villa. Molti sassolesi ricordano con malinconia quella giornata. Per fortuna le antiche ceramiche di produzione sassolese vennero acquistate da un industriale del luogo che le donò al Comune di Sassuolo. La proprietà fu divisa in due: l’edificio rustico, detto “la Corletta”, fu acquistato da un privato e restaurato come abitazione; la villa e quasi tutta la tenuta furono acquisite dal Comune di Sassuolo, che poco dopo aprì al pubblico la totalità del Parco di cui già da anni aveva in gestione una piccola parte, come detto.
Il progetto relativo al recupero funzionale e al restauro della villa ha richiesto una gestazione complessa e non facile e ha coinvolto ben 5 successivi sindaci con le relative amministrazioni.
I lavori di restauro, durati 4 anni, si sono conclusi di recente, e l’inaugurazione del 25 maggio ha restituito a una Sassuolo coinvolta e positivamente incuriosita un pezzo di storia e di vita.
Il logo pensato per il depliant informativo recita “La cultura ha trovato casa” e vuole essere una speranza e un impegno per il sindaco e per gli abitanti di questa città che nell’antichità fu insignita del titolo di “nobil terra”.

cancello ingresso Villa Giacobazzi

Villa Giacobazzi prima di diventare biblioteca. L’impianto architettonico di Villa Giacobazzi presenta una pianta articolata, testimone di successive modificazioni a partire da una iniziale casa-torre di presumibile origine cinquecentesca. Dell’edificio si trovano citazioni – a metà del Seicento – come di una casa padronale con altana sulla Via per la Montagna di proprietà Moreali, il “Casino da i Capuccini”, così detta per la vicinanza all’omonimo Convento. La suddetta casa, di tipo colonico, con il podere e altri terreni, fu acquistata nel 1724 da un certo don Giovanni Giacobazzi, prestanome del giureconsulto Domenico Maria Giacobazzi, segretario e consigliere di Stato del Duca Francesco III d’Este e destinato a diventare governatore di Sassuolo, che ne ebbe effettivo possesso nel 1728.

[dropcap font=”arial” fontsize=”36″]O[/dropcap]ltre ad ampliare l’estensione della tenuta agricola con l’acquisizione di nuovi terreni, il Giacobazzi promosse per la villa lavori di abbellimento e ampliamento: aggiunse due ali laterali, collegò l’altana alla facciata, ornò con un grande timpano la facciata est e quella ovest e, con cornici in arenaria, tutte le finestre. Volle poi nobilitare anche l’ingresso alle sue terre verso l’antico Borgo Superiore sulla via per la Montagna, in corrispondenza del ponte di accesso sul canale di Modena poi tombato, con un elegante portale a timpano ricurvo che ancora oggi si affaccia su Piazzale Porrino (dalla “Presentazione della Villa” a cura del sassolese Luca Silingardi, storico dell’arte). Alla morte di Domenico Maria la proprietà, divenuta molto vasta, passò al figlio Onorio, podestà del Comune di Sassuolo. Con lui i Giacobazzi divennero “Conti”, nel 1777.

[dropcap font=”arial” fontsize=”36″]I[/dropcap]l conte Onorio operò sulla Villa un cambiamento sostanziale. Poiché era in via di realizzazione una strada circondariale comunale per alleggerire il centro cittadino dal passaggio dei carri più pesanti, il cui tracciato correva davanti al prospetto est del “Casino”, negli anni attorno al 1786 egli dispose che fosse eletto a facciata principale il prospetto est della costruzione e creò un nuovo e più solenne ingresso alla tenuta sul nuovo “Circondario” (ora via Giacobazzi) collegando ad esso la facciata principale della Villa e la corte con una provana di pioppi cipressini che accompagnavano gli ospiti con solennità e parevano immetterli, dalla corte, tra le braccia accoglienti delle due ali laterali. Negli anni i due filari di pioppi indussero la gente a indicare la Villa anche come “I Pioppi” e inondarono periodicamente l’abitato circostante di bianche impalpabili nuvole di pappi sospese nell’aria o disposte a cumuli sui cigli delle strade.
Da Onorio la proprietà passò al figlio Luigi, anch’egli podestà a Sassuolo e sposato alla contessa Isabella Ferrari Moreni.
Con lui la famiglia Giacobazzi, che per tre generazioni aveva risieduto a Sassuolo in pianta stabile, si trasferì a Modena, dopo i moti del 1831, nel palazzo di via Ganaceto.

[dropcap font=”arial” fontsize=”36″]A[/dropcap] Sassuolo si tornava per la villeggiatura estiva. Al conte Luigi si deve, nella villa, la committenza delle suggestive decorazioni interne dell’altana dipinta “a paese” nel 1857 dal pittore sassolese Antonio Valentini con la collaborazione di Giovanni Braglia.
Morto Luigi, nel 1893, le diverse proprietà della famiglia furono smembrate e vendute per contenziosi ereditari. La tenuta de “I Pioppi” rimase al figlio minore Antonio, perché la moglie – Antonietta de Devan – l’aveva salvata dalla parcellizzazione acquistandola nel 1894. Da Antonio ed Antonietta a Leontine.

Pellegrina Pinelli

Pubblicato in Articoli, Società & Cultura

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