Trentacinque anni a passo di danza – Eccellenza reggiana: la forza della Compagnia di balletto classico Cosi-Stefanescu

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– da “La Libertà” n. 19, del 18 maggio 2013 –

Oltre 70 spettacoli all’anno, fra teatri lirici, palazzetti dello sport e altri spazi, anche all’aperto. Senza dimenticare carceri di massima sicurezza o case di riposo per gli anziani, perché spesso è stata un’anima “sociale” a dettare i passi di danza. In tutto circa 2.000 esibizioni in 510 città diverse, di cui 60 fuori dall’Italia, con tournée in Medio Oriente, Cina, Giappone ma anche Europa, Stati Uniti e Brasile, con un repertorio che abbraccia classico, neo-classico e moderno.
Sono solo alcuni dati per rendere l’ordine di grandezza della Compagnia di Balletto Classico Cosi-Stefanescu. Questa pagina de La Libertà, tanto per dire, finirà in una rassegna stampa farcita da più di 7.000 articoli, tra quotidiani e rotocalchi, dedicati a questo autentico orgoglio reggiano nel mondo e ai numerosi riconoscimenti internazionali che ha ricevuto cammin facendo.
Per festeggiare i suoi 35 anni di attività, la Compagnia ha scelto di ripresentarsi davanti alla “sua” città, nel Teatro Municipale Romolo Valli, dove il 17 maggio ha portato in scena “Risveglio dell’Umanità”, spettacolo su musiche di Stravinski, Smetana, Enescu con le coreografie di Marinel Stefanescu e le scene prodotte da Hristofenia Cazacu.Cattura6

[dropcap font=”arial” fontsize=”36″]P[/dropcap]er conoscerne la storia e l’ispirazione (parola non scelta a caso) però è necessario spostarsi in periferia, a Mancasale, nello stabilimento che sorge al civico 17 di via Bernini. È qui che la Compagnia intitolata ai suoi due fondatori, Liliana Cosi e Marinel Stefanescu, ha trovato casa nel 1977, l’anno della prima tournée italiana. È qui che nel 1978 ha fissato la sede dell’Associazione e aperto la Scuola di balletto classico che tutt’oggi richiama giovani talenti da tutta la Penisola.
Prima di allora, negli anni 1975-’76, l’attività era sporadica e le prove dei ballerini avvenivano in una sala noleggiata nel Mantovano. Finché gli occhi dei protagonisti di quest’avventura, artisti diversi per molti aspetti ma accomunati da un’appassionata e generosa idealità, non si posarono su questo edificio fuori mano, in zona industriale, e proprio per questo dotato di spazi grandi, senza colonne o muri stretti a impacciare i movimenti dei danzatori.
Liliana Cosi veniva dalla carriera di étoile alla Scala di Milano, Marinel Stefanescu dai successi all’Opera di Zurigo e a Bucarest: insieme hanno trasfuso la loro convinzione profonda – cioè l’arte come portabandiera di valori universali, a partire dalla pura bellezza – in un sodalizio creativo e manageriale al tempo stesso. Senza un attimo di sosta. Cogliendo primati lusinghieri (prima Compagnia ad esibirsi in Vaticano, con “Anàfura”, nel 1983) e feriali occasioni d’incontro, in particolare coi i giovani, per testimoniare loro che l’arte è un tesoro da donare al pubblico per il suo nutrimento culturale, non un mezzo per far soldi o per l’auto-affermazione.

[dropcap font=”arial” fontsize=”36″]P[/dropcap]er Stefanescu il “discorso aperto” con l’arte, da quando ha smesso di danzare, prosegue anche nel campo della pittura. Sono opera sua, infatti, quasi tutti i quadri che arredano la sede di Mancasale, dove entriamo in un’imbronciata giornata di maggio. Liliana Cosi ci apre la porta e guida la visita con la sua consueta grazia, non modificata- che sorpresa, a ogni incontro – dal trascorrere degli anni.
Se le pareti potessero parlare, qui, racconterebbero di gioie e… sudori. Ottenere il diploma di ballerino professionista, infatti, richiede nove anni di impegno e sacrificio.
Ma lavora sodo tutto lo staff: c’è Luisella, in amministrazione, “l’ufficio miracoli”, come lo chiama Liliana. In un’altra stanza, mentre il suo cagnolino ci abbaia, “resiste” Maria, la sarta, fedele alla causa da più di trent’anni. L’ufficio adibito alla programmazione e ai contatti con la stampa contiene un archivio zeppo di faldoni: un dossier per ogni spettacolo-città. cosistefanescu3

Cattura4 [dropcap font=”arial” fontsize=”36″]L[/dropcap]ungo scale e corridoi, le locandine di “prime” celebri: ecco il “Don Chisciotte”, 1978, 4.000 lire. Spunta un deposito per i costumi, innumerevoli, la lavanderia, una foresteria per i tecnici. Di sotto c’è un magazzino “vista” Fiere di Reggio con i fondali, il materiale di scenografia e fonico, i fari… Fin dagli inizi, spiega Liliana Cosi, la Compagnia ha letteralmente costruito in questo Centro più di una ventina di nuove produzioni e si è provvista di tutti gli impianti necessari per l’allestimento di ogni tipo di spettacolo, anche perché si ballava spesso in sale cinematografiche, che andavano “arredate” da capo a piedi. Ora inizia la serie di spogliatoi e camerini, con la sala massaggio e i servizi: ci stiamo avvicinando al cuore pulsante dell’edificio, costituito dalle quattro grandi sale di balletto con pavimenti in legno, un po’ in pendenza come sono i palcoscenici reali, tutte dotate di pianoforte e stereo. In una sala, seguiti dal pianista Luca Rosso e dall’insegnante di danza classica Laura Miraglia, stanno provando 14 “ospiti”, come accade da due anni a questa parte: sono gli studenti dell’indirizzo coreutico del Liceo Matilde di Canossa di Reggio Emilia. “Più rapide le braccia”, “Morbida la discesa!”, si sente echeggiare sulle note di una musica che mi rammarico di non riconoscere.

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A proposito di valutazioni, anche qui c’è una specie di sala insegnanti: la “maestra” Cosi sfoglia i registri con i giudizi di alcuni studenti della sua Scuola, dove l’anno è scandito da tre trimestri. Attualmente sono iscritti 80 allievi provenienti da tutta Italia, suddivisi nei corsi di danza classica, passo a due, repertorio, danza di carattere e danza contemporanea (ci sono poi altri corsi brevi per perfezionarsi, come storia della musica o teoria della danza). Oltre a Cosi e Stefanescu, il team formativo è composto dai docenti Maura Cantarelli, Paola Masi, Larissa Serova e Marco Ferrini, cui si aggiungono tre pianisti: Alberto Salsi, Eva Llorente Diaz, spagnola, e Inessa Olshevska, ucraina.

[dropcap font=”arial” fontsize=”36″]L[/dropcap]a Compagnia è costituita da 13 ballerini professionisti, praticamente tutti a livello di solisti: 6 maschi e 7 femmine, originari di Italia, Brasile, Giappone, Albania, Moldavia.
Al termine del giro, ci riaccomodiamo nella stanza di ricevimento, non prima di essere transitati davanti al ritratto di Chiara Lubich, fondatrice dei Focolari e stella polare nel cammino spirituale di Liliana.
L’anelito di elevare la persona attraverso l’arte? È un dono di Dio, nessun dubbio. Sia per lei che per Stefanescu il balletto è “sacro” nel senso che è uno strumento per mettere in luce il buono e il bello che c’è nell’uomo. La strada per portare a un vasto pubblico questa bellezza non è stata facile. Pochi soldi, molta solitudine. Oggi, tra l’altro, la crisi lima anche il numero di spettacoli che si riesce a rappresentare. Eppure, conclude Liliana Cosi, Dio è stato anche Provvidenza per la Compagnia e la Scuola di Balletto Classico. Il più grande Sostenitore, non solo e non tanto attraverso fondi inaspettati, ma “grazie” a persone giuste capitate al momento giusto e pronte a donare al gruppo tempo e competenza. La purezza, l’amore per l’arte, la gratuità: sono i valori che da 35 anni animano la Compagnia Cosi-Stefanescu. Sono la molla che può farci “danzare” ogni giorno, sul palco della vita.

Edoardo Tincani

Pubblicato in Articoli, Società & Cultura

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