Papa Francesco ci mostra Cristo. Perciò dà speranza

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– da “La Libertà” n. 11, del 23 marzo 2013 –

Editoriale.

Un Papa della misericordia, della tenerezza, dell’amore per i poveri e per i piccoli. Un parroco come Pastore universale. Un uomo di Dio che in meno di una settimana ha dato al mondo, e al nostro Paese attanagliato da difficoltà economiche e politiche, il bene di cui ha più bisogno: la speranza, la fiducia nell’uomo e nel creato, da custodire alla maniera di san Giuseppe.
Senza ingenui ottimismi, non si può non ammirare l’opera stupefacente e “imprevedibile” dello Spirito Santo: lo stesso Spirito che ha ispirato a Joseph Ratzinger la sua coraggiosa e storica rinuncia alla Sede petrina, ha guidato le menti e i cuori dei “fratelli cardinali” ad eleggere Jorge Mario Bergoglio.
E Papa Francesco si sta rivelando una sorpresa continua, un caldo vento evangelico per tante coscienze indurite. Indicando anche alla Chiesa che l’unica via credibile per ritrovare entusiasmo per l’evangelizzazione è l’auto-riforma, sulla scia del Concilio Vaticano II.

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[dropcap font=”arial” fontsize=”36″]I[/dropcap]n pochi giorni ha saputo farsi amare dai potenti come dalla gente comune, perché si fa capire in modo chiaro e diretto. Con le sue parole, spesso dette a braccio e accompagnate da sguardi amorevoli, così come con i suoi gesti – il fermarsi a baciare i bambini e i disabili, i calorosi fuori programma che mandano in tilt i cerimonieri – e con i segni che porta addosso: la croce di metallo vile che ha voluto conservare, l’anello piscatorio che ha “recuperato” da un dono che ricevette Paolo VI.

Conoscerlo, vederlo in televisione… è già fonte di gioia.

[dropcap font=”arial” fontsize=”36″]H[/dropcap]a iniziato a stupire parlando ai cardinali, giovedì 14 marzo, subito dopo la loro gravosa scelta. Quattro verbi: camminare, edificare, confessare e pregare. E un pilastro, per tutti i credenti: la Croce di Gesù Cristo. Senza il Crocifisso, ha detto, la Chiesa si ridurrebbe a una Ong assistenziale. Un monito da tenere bene a mente, mentre entriamo nella Settimana Santa e nel vertice del mistero che professiamo.
Il motto episcopale, Miserando atque Eligendo, dice di una volontà di chinarsi sui sofferenti, di incontrare l’uomo con la sua impareggiabile dignità e con le sue debolezze, per amarlo e per “chiamarlo” a seguire il Maestro di sempre, Cristo Signore.

[dropcap font=”arial” fontsize=”36″]N[/dropcap]elle pagine centrali (La Libertà del 23 marzo 2013, pagg. 10-11, versione cartacea) ripercorriamo tre momenti di questi primi giorni di Papa Francesco: l’udienza di sabato 16 marzo coi giornalisti che hanno raccontato il Conclave, la prima domenica da Pontefice, con l’Angelus e l’omelia del 17 marzo. E soprattutto la Messa di inizio pontificato, martedì 19, solennità di San Giuseppe (purtroppo giornata lavorativa), in una splendida mattina di sole che ha dipinto Roma coi suoi colori più accesi. Con l’esortazione a essere custodi dei doni di Dio. E quella frase portentosa, “Il servizio è il vero potere”, che non può restare senza conseguenze nella vita di fede. Francesco è davvero un grandissimo dono di Dio.

Edoardo Tincani

Pubblicato in Articoli, Società & Cultura

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