La tragedia al mercato di Guastalla: “Il nostro cuore batte con il vostro”, così il parroco don Alberto Nicelli ai familiari delle vittime

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– da “La Libertà” n. 10, del 16 marzo 2013 –

Una tragedia che lascia sgomente due comunità – Guastalla e Sant’Ilario – e l’intero territorio. La solidarietà del Vescovo e della Chiesa diocesana.

Tre vite spezzate

[dropcap font=”arial” fontsize=”36″]L[/dropcap]a scena più toccante si materializza, la sera di domenica 10 marzo, poco prima dell’inizio della Messa in suffragio delle vittime del terribile rogo al mercato di Guastalla. Al centro del cortile dell’oratorio «Don Bosco» sta un signore anziano dall’immensa dignità, Antonio Montagna, il berretto stretto tra le mani, sul viso i segni di una vita semplice, laboriosa; il volto è contratto in una maschera di sofferenza, e la voce si fa appena percettibile, come quella di chi a stento riesce a trattenere il grido di un’indicibile lacerazione interiore. I suoi occhi si incontrano per lunghi secondi con quelli di monsignor Massimo Camisasca, che gli sta già dinanzi, dopo averlo abbracciato; poi la testa sembra quasi reclinarsi sul petto del Vescovo, che affettuosamente gli poggia una mano sulla spalla ed in silenzio, in una ‘carezza’ paterna che dice tantissimo senza proferire alcuna parola, accoglie il dolore indescrivibile di un padre e di un nonno prostrato.

Il vescovo Massimo e il signor Antonio Montagna.

Il vescovo Massimo e il signor Antonio Montagna.

[dropcap font=”arial” fontsize=”36″]A[/dropcap]ntonio è forse la persona che ha perso di più nel disastro di sabato 9 marzo, a Guastalla: le figlie Teresa e Bianca Maria, e l’adorata nipote Rossana, sono morte tragicamente nell’incendio che ha sconvolto la normalità di una mattina pre-festiva come tante. Il terrore ha fatto la sua improvvisa irruzione nella tranquillità abitudinaria di un giorno di acquisti in centro storico, portandosi via vite umane tra le fiamme. Il furgone sul quale – da oltre dodici anni – vendevano, su quella stessa piazza, due volte la settimana, i prodotti della loro rosticceria mobile – servendo i clienti con una cordialità molto apprezzata e unanimemente riconosciuta – è ridotto a un tragico relitto corroso. Le hanno ritrovate abbracciate; e forse così – strette l’una all’altra – sono morte un po’ meno sole.

Un “inferno” sulla piazza

[dropcap font=”arial” fontsize=”36″]I[/dropcap]l mercato del sabato è per i guastallesi, tradizionalmente – come in altri giorni della settimana è per gli abitanti di migliaia di altre località in tutta Italia – l’appuntamento della convivialità, il momento delle compere fatte sì per le proprie necessità personali e familiari, ma inserite nel contesto di un piacevole incontro con gli altri, con la gente della comunità. Ci si immerge in un vivace andirivieni di volti conosciuti e storie quotidiane, ci si saluta, ci si parla, tra caratteristici sapori e profumi che si confondono in una miscela inconfondibile, i colori, il fruscio delle borsine zeppe di prodotti appena acquistati, le risate, il vociare dei bimbi, i suoni delle voci che arrivano dai banchetti… Ecco, Teresa e Bianca Maria (e Rossana, che non di rado le aiutava) appartenevano a questo mondo, lavorando fianco a fianco con tanti altri, gestori di analoghe attività. Quegli stessi colleghi (come Maurizio Danini, o i coniugi Sara Alberini e Mauro Mezzadri), che hanno cercato, con disperato eroismo, ma inutilmente – armati di estintori e di un enorme coraggio – di salvare quelle povere donne intrappolate nel loro «automarket», mentre veniva logorato dal fuoco. Tutti costoro appartengono a una realtà che oggi, per la verità, va in qualche modo scomparendo: commercianti di paese, capaci ancora di quel contatto diretto, gioviale, autentico e genuino con i clienti – come usava una volta – in contrasto, se vogliamo, con l’anonimato dei grandi centri commerciali.

ll furgone-rosticceria corroso dalle fiamme e ridotto a un relitto, e il sostituto procuratore Stefania Pigozzi con alcuni inquirenti sul luogo del disastro

ll furgone-rosticceria corroso dalle fiamme e ridotto a un relitto, e il sostituto procuratore Stefania Pigozzi con alcuni inquirenti sul luogo del disastro

[dropcap font=”arial” fontsize=”36″]P[/dropcap]roprio su questo piccolo ‘mondo’ si abbatte l’imprevisto: un boato sordo e violento, poi un altro, ancor più forte, e una gigantesca colonna compatta di fumo nero si alza nel cielo di Guastalla, sporcando con l’acre odore della paura una giornata iniziata coi migliori auspici e con un sole quasi primaverile, che da tempo non la spuntava sul grigiore invernale. L’esplosione scatena un incendio devastante: 3 le vittime, una decina le persone ustionate, alcune gravemente… Sembra un attentato, ma non è così. Le scene di panico e di apprensione che la città vive poco dopo (non si contano le telefonate a parenti e amici per accertarsi che nessuno si trovasse sul luogo del disastro in quel momento, i post su facebook, gli sms), sono l’epilogo di un fatto inaspettato e sconvolgente. La notizia ha suscitato una enorme impressione, occupando in brevissimo tempo – dopo le “breaking news” delle principali agenzie informative – le prime pagine dei quotidiani nazionali, i titoli dei tg, gli spazi di approfondimento e le inchieste giornalistiche, interrogatesi – in parallelo all’indagine ufficiale avviata dalla magistratura – per capire le ragioni di un simile disastro.

“Perché, Signore?”

[dropcap font=”arial” fontsize=”36″]I[/dropcap]l “giorno dopo”, la domenica sera, un silenzio pieno di sgomento, ma anche colmo di rispetto e di ammirazione, grava sull’aula liturgica provvisoria, gremita come non mai. Il Vescovo, col cuore carico di tristezza, si è appena congedato dal signor Montagna. Entrato nella palestra, allestita per la liturgia, subito si inginocchia dinanzi al tabernacolo, dove sosta, assorto in preghiera, per dieci minuti. Anche questo gesto colpisce i presenti: portare anzitutto dinanzi a Dio le lacrime, e questo pesante fardello, vale più di molte parole. In prima fila siedono i sindaci Giorgio Benaglia, di Guastalla e Marcello Moretti di Sant’Ilario: qui risiedevano Teresa Montagna, 49 anni, e il marito Francesco Mango, 55 anni, titolare dell’attività di ristorazione su 4 ruote (il solo scampato alle fiamme, ora ricoverato in condizioni critiche al Maggiore di Parma), insieme alla figlia Rossana, 27 anni, che era ormai vicina alla laurea in Legge; li aiutava, al bancone – sempre col sorriso sulle labbra, proprio come loro – Bianca Maria Montagna, 43 anni. A pochi passi dalle autorità, tra i banchi, siedono i parenti delle famiglie più colpite, molti dei quali arrivati dalla provincia di Matera, in Basilicata. Accanto a loro, il giovane fidanzato di Rossana. Da Sant’Ilario, tra i concelebranti, c’è il parroco don Fernando Borciani, oltre a numerosi altri sacerdoti dalle comunità vicine; fra questi, i parroci don Roberto Gialdini, per San Giacomo di Guastalla, e don Giovanni Rossi, per Bagnolo in Piano: tra i feriti ci sono persone delle loro comunità.

[dropcap font=”arial” fontsize=”36″]“I[/dropcap]l nostro cuore stasera è pieno di domande. Le possiamo tutte raccogliere in una: «perché?». Sono le domande di Giobbe, a cui sono stati tolti i figli, i beni, le speranze. Sono la domanda di Cristo: perché, Padre, mi hai abbandonato? Questa domanda ha, certo, una sua risposta nel sacrificio stesso di Cristo. Ma questa sera il dolore, lo sgomento, costituiscono quasi un velo, ci rendono difficile fissarsi, fissarci su qualcosa. Ma almeno sì, su una cosa, possiamo fissarci: sulla domanda. Abbiamo sentito da questo Vangelo che Dio è Padre misericordioso ed Egli attende da lontano i suoi figli. E noi siamo suoi figli.

L'omelia di mons. Camisasca nel tardo pomeriggio di domenica 10 marzo nella palestra "A. Germani" di Guastalla, allestita ad Aula liturgica provvisoria in attesa dell'agibilità delle chiese cittadine danneggiate dal terremoto di maggio 2012.

L’omelia di mons. Camisasca nel tardo pomeriggio di domenica 10 marzo nella palestra “A. Germani” di Guastalla, allestita ad Aula liturgica provvisoria in attesa dell’agibilità delle chiese cittadine danneggiate dal terremoto di maggio 2012.

Sono Tuoi figli, Signore, questi genitori. Sono Tuoi figli e figlie queste sorelle, questo fidanzato, questi parenti, questi amici, questi parrocchiani. Sono figli Tuoi. Dunque, dal grido di questo sacrificio sale una preghiera: aiutali. Fai sentire loro la carezza della tua Misericordia. Dona, attraverso la certezza della presenza dei loro cari nella loro vita –  certo, in una forma nuova, sacrificata, invisibile, eppure non meno reale – un po’ di conforto, un po’ di aiuto. Ci sono ferite che non si rimarginano più. Ci sono ferite che rimangono sempre aperte. Possiamo soltanto chiedere il balsamo della presenza di Gesù, perché queste ferite ci ricordino sempre che abbiamo bisogno di Dio, del Suo aiuto, del Suo conforto, del Suo perdono. Dona, o Signore, a questi famigliari, la certezza che i loro cari sono vivi, anche se invisibili; che sono stati sottratti al loro sguardo per un misterioso disegno di cui solo oltre il tempo capiremo la ragionevolezza. Ora viviamo soltanto la lacerazione, viviamo soltanto l’imperscrutabilità. Ma fai sentire questa loro presenza. Fa’ che non si sentano mai abbandonati. Attraverso dei raggi di misericordia, di amicizia, di vicinanza… attraverso piccole carezze, che Tu puoi dare loro, fa’ in modo che la loro vita possa essere ancora una vita che guarda avanti. Una vita accompagnata dalla potenza di Dio, che non ci lascia soli anche nei momenti di maggiore buio, di maggiore oscurità, di maggiore fatica. Fa’ che la comunità cristiana si stringa attorno a loro, faccia sentire la compassione vera, faccia sentire una vicinanza che almeno dia un po’ di sollievo a questi giorni, a questi mesi, a questo tempo, che sarà per loro un tempo faticoso. Fa’ che possano percepire, attraverso la presenza degli altri, e soprattutto la presenza di Gesù nel Sacramento dell’Eucaristia, la forza per camminare in questo pellegrinaggio, e anche la speranza per potere traghettare oltre questo momento drammatico. Portando sempre in sé le tracce di questa mancanza, ma anche la speranza di potere rivedere coloro che hanno amato e che amano e sono stati così drammaticamente sottratti al loro sguardo e al loro cuore. La preghiera del Vescovo – poca cosa, ma sincera, affettuosa – accompagni queste vostre giornate, e serva a impetrare da Dio la consolazione per voi e per le comunità di queste famiglie, di questi paesi così feriti. Amen.”

Preghiera e vicinanza

Il parroco, don Alberto Nicelli, chiude la mesta liturgia con queste parole: “Noi tendiamo soltanto a dire questo: che siamo con voi. È poca cosa, ma il nostro essere con voi vuol dire preghiera, vuol dire accompagnarvi, vuol dire sicuramente avere il nostro cuore che batte con il vostro… Ringrazio naturalmente il Vescovo”, aggiunge, “che fin dal primo istante si è tenuto costantemente in contatto, assicurando la sua preghiera per le vittime, per i loro familiari, e soprattutto la sua vicinanza: quando ieri sera gli abbiamo proposto questa celebrazione, ha disdetto subito gli altri impegni, perché voleva esserci”. Quella stessa mattina la parrocchia aveva organizzato – 24 ore esatte più tardi, all’ora dell’Angelus – un Rosario sulla piazza del mercato, ormai ripulita e sgombra dai segni della devastazione. In un angolo, tanti mazzi di fiori deposti ai piedi di un albero annerito, che rimarrà – insieme con i segni, ben visibili, sulla facciata annerita di una casa vicina – come un simbolo di questa tragedia. Mercoledì 13 marzo il consueto mercato cittadino guastallese è stato sospeso; alle 11.30 gli ambulanti – e non solo – si sono ritrovati in piazza della Repubblica, per un momento di raccoglimento e preghiera in memoria di queste loro care amiche, e del loro sacrificio.

A ricordo di questo evento tragico, mazzi di fiori e ceri deposti dinanzi all'albero semicarbonizzato che ha 'assistito' alla tragedia e la facciata di una casa, annerita dalle alte fiamme sprigionatesi nel rogo (anche diverse macchine parcheggiate sono andate a fuoco).

A ricordo di questo evento tragico, mazzi di fiori e ceri deposti dinanzi all’albero semicarbonizzato che ha ‘assistito’ alla tragedia e la facciata di una casa, annerita dalle alte fiamme sprigionatesi nel rogo (anche diverse macchine parcheggiate sono andate a fuoco).

Matteo Gelmini

 

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