Lo chiamavano «il professorino» – Il libro di Enrico Galavotti sul Giuseppe Dossetti degli anni 1940-’48

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– da “La Libertà” n. 7, del 23 febbraio 2013 –

In coincidenza con le celebrazioni del centenario della nascita di Giuseppe Dossetti è uscita, per le edizioni Il Mulino di Bologna, una sua corposa biografia – “Il professorino – Giuseppe Dossetti tra crisi del fascismo e costruzione della democrazia” – dedicata agli anni dal 1940 al 1948, scritta da un affermato studioso e docente universitario di storia del cristianesimo, Enrico Galavotti, già autore, nel 2006, per la stessa casa editrice, del volume biografico “Il giovane Dossetti – Gli anni della formazione, 1913-1939”.
Nel capitolo conclusivo dell’opera, sotto il titolo “Ricandidarsi?”, apprendiamo – con riferimenti storici assolutamente precisi e documentati, sia nazionali che reggiani – che “il professorino della comunità romana del porcellino” non intendeva ripresentarsi nelle liste della Dc per le elezioni del 18 aprile 1948: si trattava di quelle elezioni che sotto il timore dell’imperialismo sovietico di Stalin, cui i comunisti italiani erano perfettamente omologati, dettero alla Democrazia Cristiana la maggioranza assoluta. La sua ricandidatura fu pertanto un atto di obbedienza a un ordine dello stesso Papa Pio XII, comunicatogli tramite i monsignori Montini e Dell’Acqua della Segreteria di Stato.

[dropcap font=”arial” fontsize=”36″]M[/dropcap]a anche in sede reggiana l’altro deputato Dc Pasquale Marconi, che con Dossetti aveva partecipato alla Resistenza, lo aveva assolutamente in ginocchio pregato e scongiurato di ripresentarsi, pur essendo ben nota la sua diversa posizione politica all’interno della Dc.
Dossetti nei due anni precedenti come deputato democristiano all’Assemblea Costituente, all’interno della Commissione dei 75 incaricata di redigere un testo della Costituzione per la successiva approvazione di competenza dell’Assemblea stessa, aveva svolto un impegnativo lavoro, sia giuridico che politico, di grande rilevanza, da tutti riconosciuto sia nell’ambito della Dc ma anche e soprattutto nel più ampio ambito della cattolicità italiana. Memorabile resta per tutti il suo intervento in Aula nella seduta del 21 marzo 1947, per ottenere l’approvazione dell’attuale art. 7 della Costituzione, relativo ai rapporti tra Stato Italiano e Chiesa Cattolica, regolati con la Conciliazione del 1929. Ottenne in proposito anche il voto favorevole di Togliatti e dei suoi deputati e rimasero in minoranza soltanto i laicisti sia liberali che socialisti.

[dropcap font=”arial” fontsize=”36″]M[/dropcap]a se l’impegno di Dossetti per l’approvazione di una Carta costituzionale adeguata ai tempi era universalmente riconosciuto, ben diverso e molto critico era il giudizio di Dossetti nei confronti delle alleanze di governo perseguite da De Gasperi con gli altri partiti presenti in Parlamento.
La rottura dell’alleanza governativa con il Pci di Togliatti e con il Psiup di Nenni, attuata da De Gasperi nel maggio del 1947, vide il consenso di Dossetti in quale riteneva che soprattutto il Pci avesse agito per autoescludersi, in quanto si limitava a dispiegare una critica superficiale, aprioristica e demagogica, ma nel contempo Dossetti era preoccupato della politica economica del nuovo Governo per la presenza determinante del liberale Einaudi che “resisteva nel concedere stanziamenti indispensabili per risolvere il problema dell’occupazione”.

EnricoGalavotti_ILPROFESSORINO

[dropcap font=”arial” fontsize=”36″]L[/dropcap]a critica di Dossetti al Pci non riguardava solamente l’atteggiamento tattico di questo partito, ma era ben più radicale in quanto riteneva che “la costruzione teoretica marxista non fosse adeguata a tutelare il valore della persona umana in tutte le sue dimensioni”.
Otterrà la riconferma anche con un successo personale di preferenze: ben 44.677, raccolte anche nelle vicine province di Modena e Parma.
Tra i primi atti politici di Dossetti dopo il 18 aprile vi è l’appoggio determinante dato all’elezione di Einaudi alla Presidenza della Repubblica, in disaccordo con De Gasperi, il cui candidato era Carlo Sforza, diplomatico di carriera, esule antifascista, già presidente della Consulta nel 1945-’46 ,deputato alla Costituente per il Pri e ministro degli Esteri nei governi De Gasperi dal 1947 al 1951. Secondo una vulgata credibile Dossetti convocò in una canonica di Reggio i deputati che lo seguivano per decidere l’appoggio a Einaudi al fine di liberarsene come ministro del Tesoro.

[dropcap font=”arial” fontsize=”36″]D[/dropcap]i grande interesse per il lettore reggiano è poi il capitolo III, dedicato alla “Resistenza di Benigno”, che era il nome di copertura che Dossetti si era dato quando, assieme al fratello Ermanno “Ermes”, lasciò la città per portarsi in montagna, con base prevalente presso la famiglia Fioroni, al Monte di Costabona. Durante il viaggio aereo che farà con De Gasperi per raggiungere Reggio – ove era convocato il III Congresso provinciale della Dc reggiana – il 5 ottobre 1947, sorvolando prima dell’atterraggio la nostra montagna, ne indicherà al presidente del Consiglio i luoghi più significativi e a lui più familiari. Sin dal dicembre 1944 Dossetti entra nel Comitato di Liberazione Nazionale provinciale in rappresentanza della Dc e in sostituzione dell’ingegner Piani che aveva dovuto prudenzialmente abbandonare Reggio. Si adoprerà per evitare al più possibile condanne a morte, si attiverà per autorizzare l’autonomia della Brigata partigiana delle Fiamme Verdi comandata da don Domenico Orlandini “Carlo”, con il quale però interverranno contrasti: don Carlo non sopportava la propaganda comunista che caratterizzava la Brigate partigiane “garibaldine” e intendeva pertanto mantenere apolitica la sua Brigata, mentre Dossetti, pensando politicamente al dopo-guerra, riteneva necessario per il futuro del movimento Democratico Cristiano, poter contare su partigiani politicamente schierati a suo favore.

[dropcap font=”arial” fontsize=”36″]I[/dropcap]l contrasto è stato felicemente riassunto da Alessandra Codazzi – allora giovane staffetta, poi senatrice della Dc – in un’intervista del 1978: “Dossetti faceva guerra e politica mentre don “Carlo” credeva di fare solo la guerra, ma i comunisti facevano l’uno e l’altra”.
Va ricordato che don “Carlo” aveva iniziato la sua attività resistenziale portando in salvo nell’Italia già liberata moltissimi prigionieri di guerra inglesi e i Comandi militari inglesi avevano apprezzato moltissimo questa sua attività ed avevano in Puglia addestrato don “Carlo” anche a tecniche militari (e successivamente lo aiuteranno, paracadutando materiali ed aiuti).

[dropcap font=”arial” fontsize=”36″]L[/dropcap]a biografia si conclude parlando del periodo di riposo che Dossetti si prese nella tarda primavera del 1948 permanendo a Marola sino alla fine dell’estate: scriverà infatti al preside della Facoltà di Giurisprudenza il 22 giugno: “Da quindici giorni la mia macchina, che da quattro anni non sostava un attimo, si è fermata. Per grazia di Dio non sembra che ci siano guasti gravi, però sono costretto ad un riposo assoluto e a una cura molto intensa”.
Ma il 14 ottobre scriveva a De Gasperi per incontrarlo a Roma e , come conclude il suo lavoro Galavotti, per “iniziare il suo ultimo e intensissimo triennio di attività politica”.
Questo ultimo triennio politico si concluderà nel Castello di Rossena nella tarda estate del 1951, e poi ci sarà la candidatura a sindaco di Bologna nel 1956 e poi ancora la scelta di vita religiosa e monastica, ma per questo attendiamo un terzo e documentato lavoro biografico di Galavotti.

Danilo Morini

Pubblicato in Articoli, Società & Cultura

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