Carlo Borghi: prete, scienziato e poeta. Una vita donata alla fede

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– da “La Libertà” n. 6, del 16 febbraio 2013 –

Presentare il professor don Carlo Borghi non è impresa da poco: sacerdote e scienziato ma anche letterato, poeta, musicista, pittore; sono solo alcuni aspetti di una personalità fuori del comune, è il tentativo di avvicinarci a un uomo il cui genio è stato ed è tuttora sconosciuto al grande pubblico.

[dropcap font=”arial” fontsize=”36″]B[/dropcap]enedetto XVI, nell’omelia per l’apertura dell’Anno della fede, a Roma, in piazza San Pietro, l’11 ottobre 2012, ci ha ricordato che, se oggi “la Chiesa propone un nuovo Anno della fede, non è per onorare una ricorrenza, ma perché ce n’è bisogno. In questi decenni è avanzata una «desertificazione» spirituale. Che cosa significhi un mondo senza Dio purtroppo lo vediamo ogni giorno intorno a noi. è il vuoto che si è diffuso, ma il mondo ha sete di Dio, del senso ultimo della vita”.
Nell’Anno della fede vorremmo far conoscere la vita di questo sacerdote, il suo pensiero, le sue opere, per poter approfondire il tema della non opposizione tra scienza e fede, tra fede e ragione, argomento di grande attualità e molto caro sia a Giovanni Paolo II che a Papa Benedetto.

[dropcap font=”arial” fontsize=”36″]N[/dropcap]ato il 3 luglio 1910 a Barlassina, provincia di Monza, così narra nella sua autobiografia [Carlo Borghi, Per il 50° anniversario del mio sacerdozio, Calco, Parrocchia di S. Vigilio, 28 maggio 1983] la chiamata al sacerdozio, gli studi compiuti e i primi interrogativi di uomo che non si accontenta della superficie delle cose ma di ogni aspetto della vita vuole, ragionando, andare in fondo:
“Nel 1917 al paese dov’ero nato e dove crescevo, Barlassina, venne l’arcivescovo di Milano, il cardinal Andrea Ferrari per la visita pastorale e per dare la cresima ai bambini. Io ero tra i cresimati. Il cardinale aveva già in gola quel male che tra poco avrebbe concluso la sua vita e parlava piano. Ma io ero vicino e sentii quello che diceva durante la cerimonia, e che pressappoco era questo: voi, da ora, siete tutti soldati contro i nemici della verità. Non è che io sapessi bene cosa fosse la verità, ma quella fu per me la voce che mi chiamò. L’apostolo Paolo ammonisce: non spegnete lo Spirito. Così cinque anni dopo entrai in seminario di S. Pietro in Severo, dove compii il ginnasio. Il liceo lo compii nel seminario di Monza. Per la teologia andai al seminario maggiore di Milano, ma subito mi mandarono a Roma al seminario Lombardo per frequentare la Pontificia Università Gregoriana; era veramente internazionale e per me fu una profonda esperienza, specialmente su quale straordinaria cosa sia la Chiesa. Nel 1933, l’arcivescovo, il cardinale Schuster, volle che andassi a Milano, dove il 9 aprile di quell’anno mi ordinò sacerdote, nel duomo di Milano; poi tornai a Roma, dove terminai la teologia, con un diploma, molte domande e alcune risposte. Queste si riferivano anche ai poteri di consacrare, di perdonare, di predicare, annessi al sacerdozio, ma soprattutto al sottostante «mistero del Cristo» che dava una risposta al grande problema esistenziale: perché esistiamo? A risolvere il quale il sacerdozio pareva destinato.”

[dropcap font=”arial” fontsize=”36″]D[/dropcap]opo l’ordinazione sacerdotale, fresco di studi teologici, fu inviato al Collegio arcivescovile di Porlezza ad insegnare dattilografia e stenografia, arti che non conosceva affatto ma di cui si impadronì rapidamente. Nel 1934 i superiori lo inviarono come insegnante di algebra nel Seminario di San Pietro in Seveso e contemporaneamente vollero, accortisi della sua predisposizione alla matematica e alla fisica, che si iscrivesse al Corso di Laurea in Scienze fisiche all’Università Statale di Milano, dove il suo acume e la sua preparazione lo portarono a collaborare validamente con il docente del Corso di Fisica teorica, il professor Giovanni Gentile junior.

[dropcap font=”arial” fontsize=”36″]C[/dropcap]onseguì la laurea in Fisica teorica nel 1939 con una tesi sulla instabilità del neutrone e sulla determinazione della sua vita media, lavoro che richiamò un grande interesse negli ambienti scientifici. Non c’è da sorprendersi, pertanto, se nello stesso anno fu invitato a tenere il Corso di Statistica matematica e poi quello di Fisica teorica all’Istituto di Fisica dell’Università di Milano [Camillo Giori, Don Carlo Borghi: da parroco a direttore scientifico di un prestigioso istituto universitario di fisica nucleare, in “Terra Ambrosiana”, Diocesi di Milano, Anno XXVI, n. 1, gennaio-febbraio 1985, pp. 46-50].
Nel 1940 scoppia la guerra, sono richiesti sacerdoti e dalla Diocesi di Milano fu invitato ad arruolarsi come tenente cappellano militare. Dapprima stette sul fronte occidentale con gli Alpini al Passo della Maddalena nel duro inverno del 1940-’41.
Nella primavera del 1942 fu spedito in Africa con i granatieri di Sardegna operanti in prossimità di Tobruk. Condivise con i soldati la vita ed i pericoli, fu citato nel bollettino di guerra e decorato sul campo per un’azione militare nella quale salvò da un’incursione aerea, dopo aver visto cadere tre dei suoi ragazzi, il resto della colonna in spostamento in cui viaggiava.

ProfDonCarloBorghi

[dropcap font=”arial” fontsize=”36″]D[/dropcap]a quella dura e dolorosa esperienza apprese ad amare ancor più la gente: da lui i soldati volevano protezione, egli poteva parlare loro di Dio. La fisica era una scienza importante, ma in quella vita desolata – si legge ancora sul n. 1/1985 di “Terra Ambrosiana”- importante era Dio ed il calore umano. Nel frattempo il professor Giovanni Gentile junior, che era stato allievo di Einstein, sul letto di morte chiese il suo rientro esprimendo il desiderio che gli succedesse nella cattedra vacante. Suo padre, il filosofo Giovanni Gentile, allora Ministro della Pubblica Istruzione, inviò la lettera col suo richiamo, che dopo svariate peripezie riuscì a raggiungerlo. Malato e ferito rientrò in Italia e tornò a Milano, dove riprese ad insegnare Fisica teorica all’Università Statale. Tenne anche un corso di Storia delle Scienze alla Cattolica, invitato da padre Gemelli. Fu in quegli anni che il professor Borghi iniziò a parlare di scienze e problemi filosofici connessi con la scienza, collaborando alla nota rivista “Sintesis”, fondata nel 1944.

[dropcap font=”arial” fontsize=”36″]D[/dropcap]al 1945 al 1952 fu parroco a Calco (Lecco). Ecco come narra egli stesso – nella già citata pubblicazione autobiografica – l’abbandono della vita universitaria: “Ora, la guerra, che Leonardo chiamava la matta bestialità, per un intellettuale come me, cappellano ma anche teologo e fisico, era stata un’esperienza sconvolgente. Perciò, l’uomo che riprese ad insegnare non era più lo stesso uomo che era partito per la guerra, ma un uomo molto turbato. Nel 1945 la guerra cessò per l’Italia, e in Giappone la guerra fu terminata dalle esplosioni atomiche di Hiroshima e Nagasaki. Ricordo che, invitato ad una conferenza al Circolo Filologico, mentre parlavo di quei fatti atomici, di isotopi, di difetto di massa, di neutroni veloci e lenti, di massa critica, capii, pieno d’angoscia, che quello non era più un posto per me. Poco dopo diedi le mie dimissioni dall’Università, e chiesi al cardinale Schuster che disponesse di me”.

[dropcap font=”arial” fontsize=”36″]I[/dropcap]n quel periodo difficile, siamo nell’immediato dopoguerra, esercitò il suo ministero sacerdotale amando la sua gente e prodigandosi in ogni modo per tutti, materialmente e spiritualmente, tanto da lasciare un ricordo indelebile.
Nel 1952 fu chiamato a Roma; ecco come racconta il suo ritorno alla vita scientifica: “In seguito dovetti fare una scelta, anche perché ‘semel accademicus, semper accademicus’ – cioè professore una volta, professore per sempre. è come una malattia da cui non si guarisce più. Così finii per lasciarmi convincere che era opportuno iniziare una certa ricerca scientifica”. Le sue pubblicazioni scientifiche richiamarono l’attenzione di personaggi influenti che gli prospettarono l’idea di aprire un laboratorio nella capitale per una concretizzazione proficua delle sue teorie: saranno anni in cui lavorerà alla ricerca sulla produzione di neutroni mediante fusione [Camillo Giori, Ricordo di Don Carlo Borghi, in “Carlo Borghi, Metaliriche”, Comune di Barlassina, Ed. Arti Grafiche Medesi S.r.l., 2005, pp. XIII-XVIII]. A Roma fu, tra l’altro, consigliere di Pio XII.

[dropcap font=”arial” fontsize=”36″]N[/dropcap]el 1960 fu invitato a tenere un Corso di Fisica Atomica all’Università Cattolica di Recife in Brasile. Lo stesso anno il governo brasiliano gli diede i mezzi per realizzare un Centro di ricerche atomiche sull’utilizzazione pacifica dell’energia nucleare, il Cenur (Centro de Estudios Nucleares de Universidade de Recife) che funziona tuttora. Rimarrà in Brasile fino al 1973 quando un infarto del miocardio lo costrinse a rallentare dapprima il lavoro e poi ad abbandonarlo definitivamente nel 1975. Molti furono i riconoscimenti brasiliani e anche il governo italiano, a motivo del suo prestigioso lavoro all’estero, lo premiò con la nomina di Cavaliere della Repubblica, firmata dal presidente Saragat. Nel 1975 si stabilì a Parma raggiungendo l’amico e collega professor don Camillo Giori, allora docente di Fisica nella Facoltà di Scienze della locale Università. Nonostante i disturbi derivati dalla malattia dedicò gran parte del suo tempo ai giovani, tenendo conferenze in Italia ed anche all’estero.

[dropcap font=”arial” fontsize=”36″]C[/dropcap]onobbe il Movimento di Comunione e Liberazione e fu invitato al Meeting di Rimini del 1981, dove tenne una relazione dal titolo: “Da Galileo ai giorni nostri: la natura della conoscenza scientifica”, insieme ad Antonino Zichichi, presidente dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare. “Il Sabato” chiese la sua collaborazione e don Borghi scrisse diversi articoli su problematiche scientifiche che implicavano argomenti religiosi. Nel periodo parmense riuscì a pubblicare con gli editori Jaca Book e Città Armoniosa [Se volessimo vederci chiaro. Note per una possibile teoria delle scienze, Jaca Book, Milano, 1976; Saggi sul problema religioso. Una rappresentazione globalmente razionale dell’universo, Città Armoniosa, Reggio Emilia, 1976].

Seppe affrontare le problematiche religiose con un linguaggio diverso dall’usuale, dando un fondamento scientifico alle idee principali della Rivelazione cristiana. Le tematiche dei suoi incontri vertevano sulla necessità di far capire i grandi problemi esistenziali in termini scientificamente accettabili, come:
1) Ci sono motivi scientifici per rispondere alla domanda “esiste Dio?”
2) Per quali ragioni scientifiche puoi sapere che hai un’anima?
3) Quali sono le origini della vita, scientificamente parlando?
4) Perché Gesù Cristo è credibile?

[dropcap font=”arial” fontsize=”36″]M[/dropcap]a oltre alla rigorosa mentalità scientifica espresse anche sorprendenti doti di letterato e poeta. Nel 1980 usciva un libro dal titolo “Novelle 55”, autore Karol Hobrig, pseudonimo di Carlo Borghi, edito da Città Armoniosa di Reggio Emilia. “Il Giornale” recensì questi racconti paragonandolo ad un novello Buzzati.
Le sue poesie, poi, recentemente raccolte in un volume dal titolo “Metaliriche” [pubblicazione a cura del Comune di Barlassina, Ed. Arti Grafiche Medesi S.r.l., 2005], composte a partire dal 1936 fino al 1979, sono a dir poco commoventi, di una bellezza e profondità uniche, frutto di una vita piena e sofferta – la sua – non certo risparmiata dal dolore sia fisico che morale, poiché ebbe a patire non poco, causa la sua intelligenza non comune, per le scorrettezze e meschine invidie di una parte del mondo accademico e non.

[dropcap font=”arial” fontsize=”36″]P[/dropcap]er concludere vorremmo riportare alcuni passi scritti dall’autore [contenuti in: Carlo Borghi, Per il 50° anniversario del mio sacerdozio, Calco, Parrocchia di S. Vigilio, 28 Maggio 1983] che ci sembrano significativi per conoscere lo spirito col quale visse ed operò:
“Quando mi chiedo se valeva la pena di tanto lavoro e tanto studio per tutta una vita, se è stato saggio esercitare tanta parte del mio sacerdozio in attività apparentemente laicali, se tutta questa vita piuttosto movimentata è stata conforme al sacerdozio eterno a cui la divina bontà mi ha scelto, io sento di rispondere che sì, valeva la pena, perché ha fatto comprendere a me e per mezzo mio a molti altri che cosa sia la verità e come la si può difendere e annunciare. Per questo ero stato chiamato al sacerdozio cristiano, e per questo ringrazio Dio onnipotente, anche se devo assieme affidare alla sua misericordia i molti errori, le cose non fatte e quelle fatte male, perché so che questo è il prezzo dell’essere soltanto un uomo”.

Lorenzo Calabrese
Elisabetta Dall’Olio

Pubblicato in Articoli, Società & Cultura

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