L’abbraccio della Bassa al Vescovo Massimo – Il festoso ingresso di monsignor Camisasca nel Vicariato di Guastalla

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– da “La Libertà” n. 5, del 9 febbraio 2013 –

Era grande l’attesa per quello che sarebbe stato l’ingresso ufficiale di monsignor Camisasca nel Vicariato Guastallese, il suo primo incontro particolare con le parrocchie, le istituzioni e le realtà associative di questa parte della diocesi. Il Vescovo non ha certo deluso le aspettative, dimostrando di essere anzitutto un pastore che ricerca ardentemente il contatto con la gente, che sa guardare negli occhi gli interlocutori con rispetto e al contempo mosso da un profondo desiderio di conoscenza; che sa stringere con calore ogni mano, fuori dalla fredda formalità e dai convenevoli. Un uomo che mette il cuore e tutto se stesso in ogni cosa che fa. “Mi piace perché è… normale”, commenterà una signora, parlando del Vescovo, non appena questi – fendendo sorridente (e col passo veloce che abbiamo imparato a conoscere) le due ali dell’assemblea – saluta e benedice quanti provano ad avvicinarlo, all’uscita dall’aula liturgica ricavata nella palestra “Germani”.

Il Vescovo Massimo prega dinanzi al tabernacolo incastonato nel prezioso ciborio del Santuario della Madonna della Porta di Guastalla

[dropcap font=”arial” fontsize=”36″]È[/dropcap] una limpida giornata di sole, caratterizzata persino da un lieve tepore, – quasi un timido anticipo di primavera, dopo le fredde nebbie dei giorni scorsi – quella che sembra volerne salutare l’arrivo a Guastalla, e che di fatto poi ne ‘accompagnerà’ tutti i vari spostamenti.
Forse, quel che affascina e colpisce maggiormente, del Vescovo Massimo, è proprio questo suo saper tenere insieme l’autorevolezza della parola e del portamento con la calda umanità degli incontri interpersonali. La chiarezza e la semplicità con cui regala riflessioni sempre alte sono capaci infatti – a detta di molti – di impegnare mente e spirito in un ascolto proficuo, in una partecipazione piena che riempie l’animo, arrivando sempre al cuore. Stupisce perciò osservarlo mentre si avvicina ai volontari del banchetto del Progetto Gemma – del Movimento per la Vita della parrocchia Duomo di Guastalla –, vederlo conversare affabilmente con loro ed infine acquistare ben tre vasetti di primule gialle, facendo un’offerta personale a sostegno della vita nascente e delle ragazze madri in difficoltà.

Affidamento mariano
[dropcap font=”arial” fontsize=”36″]E[/dropcap]gli stesso, del resto, sa trovare le parole più consone per esprimere l’ansia benefica di immergersi nella vita concreta del “suo” popolo: “Sto cercando di incontrare… Incontrare per conoscere. Conoscere per capire. Capire per sapere cosa fare… Perché da tutti io mi aspetto indicazioni, consigli, suggerimenti, e anche – se è possibile – simpatia e aiuto”, avrà modo di dire durante il saluto delle istituzioni locali, nella Sala dell’Affresco, a Palazzo Fracassi (si veda sotto), parlando alla Giunta e ai consiglieri.
Lo stesso intento viene ribadito poco prima della liturgia eucaristica, con la precisazione dell’egida sotto cui ha inteso porre “questo incontro con le comunità del Guastallese”, ovvero “nel segno della memoria del Beato Andrea Carlo Ferrari – che qui ha iniziato il suo fecondo ministero pastorale – e a pochi giorni dall’amata festa della Beata Vergine della Porta”. Proprio al Santuario era cominciata, nel primo pomeriggio, la sua visita al Vicariato 4.

[dropcap font=”arial” fontsize=”36″]L[/dropcap]a Madonna. Una presenza ricorrente, immancabile, nell’agire di Camisasca: anche nel giorno dell’ingresso in diocesi, il 16 dicembre, scelse senza esitazione la Vergine della Ghiara (“Reggio, non dimenticare tua Madre!”), affidandoLe, simbolicamente ma non solo, l’intero suo episcopato.
L’ingresso nel Santuario avviene all’insegna della preghiera e del raccoglimento interiore. Inginocchiato dinanzi al magnifico ciborio – sulle note dolci e soffuse di una suggestiva Ave Maria eseguita dal Coro Vicariale – monsignor Camisasca prega silenziosamente, poi recita con i presenti la Preghiera alla B.V. della Porta. E che l’affidamento a Maria sia pregno di concretezza e di reale fiducia lo si capisce subito dopo, quando il Vescovo esprime senza pericolo di fraintendimenti la ferma volontà di restituire alla popolazione quanto prima questo luogo di culto, ormai da troppo tempo (due anni) agibile solo parzialmente attraverso la piccola cappella laterale.

Mons. Camisasca per le vie di Guastalla con alcuni sacerdoti: da sinistra, don Daniele Scorrano (suo collaboratore presso la Segreteria Vescovile), don Alberto Nicelli (Vicario foraneo), don Gianni Repetti (parroco di Pieve e S. Martino di Guastalla) e don Roberto Gialdini (parroco di S. Giacomo e S. Rocco e amministratore parrocchiale dell'u.p. Beata Vergine dello Spino)

“Questa chiesa” – dice con voce forte – “è risorta tante volte. Non dobbiamo permettere che sia chiusa a lungo. Dobbiamo fare in modo che si riapra, e si riapra presto! La nostra gente ha bisogno di un luogo in cui pregare Maria! Maria ha protetto questo popolo, e attende da noi che questa casa sia riaperta, sia riaperta presto!”.
“Se vogliamo” – continua – “che l’economia riprenda, che la vita riprenda, dobbiamo farci aiutare da Maria… Abbiamo adesso preso davanti a lei l’impegno del Rosario: attraverso la preghiera del Rosario troveremo le strade per raccogliere i fondi per riaprire questa chiesa. Dobbiamo guardare con fiducia a questa possibilità… Questo è l’impegno che mi prendo anche davanti a voi, davanti a Maria: fare tutto il possibile perché questo Santuario presto possa essere riaperto!”.

Rilanciare la Maldotti
[dropcap font=”arial” fontsize=”36″]D[/dropcap]opo il saluto del sindaco Giorgio Benaglia, ecco un fuori programma che il Vescovo mostra di gradire molto: una visita-lampo alla Biblioteca Maldotti.
“Serve un grande sponsor, con un grande convegno, che rilanci all’opinione pubblica l’esistenza, la realtà, l’importanza di questa Fondazione e di ciò che vi è contenuto”, commenta subito, ammirato dalla bellezza e dalla ricchezza artistica e culturale qui custodita, come in uno scrigno.

Mons. Camisasca visita la Biblioteca Maldotti e si intrattiene in conversazione con il Direttore Prof. Gino Ruozzi, titolare della cattedra di Letteratura Italiana a BolognaLo stesso concetto ribadisce incontrando il direttore della Biblioteca, Gino Ruozzi, docente di Letteratura Italiana a Bologna (sulla stessa cattedra che fu di Carducci e di Pascoli, e – più recentemente – del professor Raimondi, di cui lo stesso Vescovo ha mostrato di conoscere la fama); da un anno Ruozzi guida “per puro volontariato” questa prestigiosa istituzione culturale. “Vorrei trovare le strade per farla rinascere…”, gli ripete Camisasca, che per statuto, in quanto Vescovo, è il presidente della Congregazione Maldottiana.

Una festa di popolo
[dropcap font=”arial” fontsize=”36″]“E[/dropcap]ccellenza, andiamo in auto all’aula liturgica per la Messa?”. “Preferirei andare a piedi, grazie”. E allora via, di buon passo, per le strade del centro storico, fermandosi solo qualche istante presso la «croce del Volterra», il punto dal quale si possono vedere in scorcio le principali chiese. Poi di nuovo in marcia, speditamente, tra gli sguardi stupìti di alcuni passanti che si accorgono di lui mentre conversa amabilmente con gli accompagnatori.
Pochi minuti per vestire i paramenti liturgici, e tutto è pronto per la Messa solenne. La tensostruttura sede della celebrazione è stipata. Il benvenuto lo porge il vicario foraneo don Alberto Nicelli, a nome anzitutto dei “fedeli delle 30 comunità parrocchiali del Vicariato, riunite in 14 unità pastorali”; un’accoglienza condivisa con i 35 sacerdoti, i 19 diaconi, i seminaristi e le 8 Comunità religiose femminili, “le autorità, militari, scolastiche, sanitarie”, i “rappresentanti di associazioni che operano nella società civile”. L’omelia, assai apprezzata, è incentrata sulla figura del Beato cardinal Ferrari (testo integrale su www.diocesi.re.it).
Molti, bravi, e tutti giovani, i ministranti. Accompagna la liturgia il Coro Vicariale: sembra quasi d’essere in Duomo – fa notare il Vescovo – “perché dove c’è un canto di così elevata e dolce potenza, una chiesa diventa una Cattedrale”.

L'omelia di Mons. Camisasca durante la Messa in memoria del Beato Cardinale Andrea Carlo Ferrari, già Vescovo della diocesi di Guastalla

[dropcap font=”arial” fontsize=”36″]E[/dropcap] prima di congedarsi, ai fedeli confida: “Lunedì 4 e in particolare mercoledì 6 febbraio, nella visita ad limina, parlerò di voi al Papa! Porterò di persona al Santo Padre anche il saluto di questa bella terra guastallese!”. Un applauso scrosciante si alza dall’assemblea. Arrivederci a presto, Vescovo Massimo.

Matteo Gelmini

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Il discorso ‘a braccio’ durante il Saluto all’Amministrazione comunale guastallese (Giunta e Consiglieri) nella Sala dell’Affresco di Palazzo Fracassi:

[dropcap font=”arial” fontsize=”36″]“S[/dropcap]ignor Sindaco, Signori della Giunta, Consiglieri Comunali… Cosa sto facendo in questo primo mese e mezzo di residenza a Reggio Emilia? Sto cercando di incontrare. Incontrare le persone, innanzitutto; quindi incontrare i sacerdoti, incontrare i religiosi, incontrare i laici, incontrare le famiglie, incontrare singoli e comunità. Incontrare per conoscere. Conoscere per capire. Capire per sapere cosa fare. Non sarà un cammino immediato. Procedo un po’ come il commissario Maigret, e cioè senza un programma preordinato, sentendo un po’voci, sentimenti, sensazioni… Poi a poco a poco si forma com’è naturale, dentro di me, un’immagine, e poi – spero – un disegno, e poi un insieme di priorità. Naturalmente fra queste priorità c’è Guastalla; non lo dico perché sono qui, lo dico perché lo credo fortemente. Lo credo per le ragioni che forse in parte già sapete. Per il mio legame con il cardinal Ferrari, sulla cui tomba ho pregato tante volte, anche con mio padre; ho studiato la sua vita, la sua storia, il suo breve ‘periodo guastallese’ ma non senza peso. Poi quando sono venuto qui il giorno di Natale mi sono subito innamorato di questi portici: mi sento vicino ai borghi di medie dimensioni, forse rispecchiano un po’ il mio animo, i miei sentimenti; le grandi città mi danno un po’ il senso del soffocamento. Quindi amo Reggio, amo in modo particolare Guastalla, che vorrei potesse risorgere pienamente e interamente; per questo sono felice di incontrare il Sindaco, di incontrare la Giunta e di incontrare i Consiglieri; desidero incontrare tutti, perché da tutti io mi aspetto indicazioni, consigli, suggerimenti, e anche – se è possibile – simpatia e aiuto.

[dropcap font=”arial” fontsize=”36″]N[/dropcap]aturalmente sono anch’io ferito dal terremoto, sono anch’io, come Vescovo di questa terra, ferito da questa distruzione, che per fortuna non ha così pesantemente provocato danni nella nostra diocesi, ma certo ha provocato danni rilevanti in questa zona della nostra diocesi, e poi delle diocesi vicine, soprattutto quella di Carpi, di Modena, di Mantova, eccetera. Allora io penso che bisogna agire. Quando ancora non ero Vescovo di Reggio Emilia – Guastalla, e non pensavo di essere così ‘in pericolo’ (sorride – ndr), sapendo cosa stava accadendo (mi trovavo negli Stati Uniti, a dire il vero, in quei giorni in cui qui c’è stato il terremoto) e poi leggendo sui giornali, e poi, tornato in Italia, vedendo la televisione, – l’ho già detto, questo, e lo ripeto – sono rimasto profondamente ammirato, di voi, di questa gente, della vostra determinazione, della vostra capacità di attraversare le difficoltà. Altri forse si sarebbero fermati a maledire, o forse si sarebbero fermati al lamento; voi invece avete preferito agire, sapendo che la vita dell’uomo è una battaglia, una battaglia sempre, fino all’ultimo giorno.

Il sindaco Giorgio Benaglia, il vicesindaco Vincenzo Iafrate e altre autorità locali accompagnano il Vescovo Massimo lungo alcune vie di Guastalla, verso Palazzo Fracassi e la Biblioteca Maldotti.[dropcap font=”arial” fontsize=”36″]I[/dropcap]o spero che con l’aiuto dello Stato, con l’aiuto della Comunità Europea, con l’aiuto anche di quanti possono dare una mano, presto questi palazzi storici, queste chiese, queste case possano tornare ad essere agibili, più belle di prima. In particolare ho pregato, poco fa, nel Santuario della Madonna della Porta. Io penso che intorno a Maria si uniscono i nostri popoli, quelli che credono e quelli che non credono, quelli che sono ferventi e quelli che sono tiepidi, ma tutti vedono in Maria una Madre. Noi abbiamo bisogno di questa Madre. Io auspico che i danni – peraltro non estremamente rilevanti – di questo Santuario possano essere presto riparati, e presto questa chiesa possa tornare a diventare la gloria del popolo di Guastalla. Allo stesso modo, è chiaro, si deve agire per la Cattedrale, come per le istituzioni civili che testè il Sindaco ha menzionato.

Monsignor Camisasca rivolge il suo discorso di Saluto alla Giunta e ai Consiglieri comunali di Guastalla

[dropcap font=”arial” fontsize=”36″]S[/dropcap]ono voluto venire qui innanzitutto per dirvi la mia istintiva simpatia per questo luogo, per questa terra; forse perché io ho passato i primi anni della mia vita sulle sponde del Lago Maggiore, in campagna, fra i prati, fra gli alberi, fra i fieni, fra gli animali… e tornare in questi luoghi di campagna mi porta tanta serenità e tanta pace, e mi dà ancora il senso di una vita vivibile. Non sto facendo ovviamente nessun sogno arcadico di tornare al passato. Sto dicendo, però, che questa civiltà custodisce dei valori che non sono soltanto qualcosa che è stato, ma anche qualcosa che può accompagnarci verso il futuro.

[dropcap font=”arial” fontsize=”36″]E[/dropcap]cco, auguro a voi – parlo, in questo luogo, nella dialettica doverosa e comprensibile di un Consiglio comunale e della vita politica – di trovare l’accordo per la rinascita di questa terra, anche dal terremoto, e per il bene di questa popolazione. Certo, la Chiesa ha a cuore soprattutto l’educazione, l’educazione dei piccoli e dei ragazzi; ha a cuore i posti di lavoro… perché laddove non c’è lavoro non c’è vita veramente umana, perché il lavoro non è soltanto, per l’uomo, una modalità per portare a casa, il 27, lo stipendio, ma è soprattutto la modalità attraverso cui lui si esprime, trova se stesso, si realizza, stabilisce dei legami con le altre persone e con la comunità; quindi, la Chiesa parla di princìpi irrinunciabili? Bene, fra questi valori irrinunciabili c’è proprio l’esperienza del lavoro e la possibilità del lavoro. Quindi penso che, tutti assieme, possiamo lavorare bene per questa popolazione, e possiamo trovare anche una ragione di serenità e di gloria, penso. Lavorare per gli altri, lavorare perché questa terra conservi i valori di umanità e di apertura all’infinito che hanno contraddistinto la sua storia.

[dropcap font=”arial” fontsize=”36″]V[/dropcap]i ringrazio di avermi accolto qui, così bene, così familiarmente, e auguro a ciascuno di voi, alle vostre famiglie – se mi è concesso di portarle nella mia preghiera –, ai vostri figli, nipoti, parenti, a tutti coloro insomma che vi sono cari, ogni bene per questo anno 2013 e per tutti quelli che verranno.”

Al termine di questo suo intervento – pronunciato, come quello al Santuario della Porta, ‘a braccio’, ed anche per questo molto apprezzato ed applaudito da tutti i presenti – il Vescovo ha visitato brevemente la mostra sui quadri religiosi allestita all’interno dello stesso edificio; quest’ultimo (Palazzo Fracassi, sotto i portici di Corso Garibaldi) ospita provvisoriamente l’Assessorato comunale alla Cultura e l’Ufficio Teatro, presieduto dal dott. Eugenio Bartoli, il quale, a nome dell’Amministrazione, ha donato a mons. Camisasca alcuni libri storici sulla Città di Guastalla. (m. g.)

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LA FOTOGALLERY DELLA VISITA A GUASTALLA

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