I “social media” come luoghi di senso – Il Messaggio del Papa nella Festa di S. Francesco di Sales

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– da “La Libertà” n. 3, del 26 gennaio 2013 – Editoriale.
Può la tecnologia della comunicazione aiutare gli uomini a fare esperienze di fede, in particolare a ri-conoscere Cristo? Apparentemente è un paradosso, perché i new media, e in particolare i social network (YouTube, Facebook, Twitter…), moltiplicano in fretta autori, modi e spazi della comunicazione, veleggiando sulla superficie delle cose, mentre il messaggio evangelico non muta nel tempo e ha bisogno invece di silenzio e profondità, oltre che dell’insostituibile incontro diretto e personale, per essere interiorizzato. Eppure una risposta, non poco autorevole, ci viene da Benedetto XVI, che recentemente è entrato in Twitter con l’account @Pontifex e che ha intitolato il suo messaggio per la 47ª Giornata mondiale delle comunicazioni sociali “Reti sociali: porte di verità e di fede; nuovi spazi di evangelizzazione” (il testo integrale è anche su ‘La Libertà’ del 26 gennaio a pag. 3).
[dropcap font=”arial” fontsize=”36″]I[/dropcap]n questo Anno della fede si parla tanto dell’eredità del Vaticano II, con numerose iniziative in diocesi. Non è superfluo allora ricordare che la Giornata mondiale delle comunicazioni sociali (che si celebrerà il 12 maggio, ma il cui messaggio è divulgato in occasione della ricorrenza di San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti) è l’unica stabilita proprio dal Concilio, con l’Inter Mirifica (1963).
[dropcap font=”arial” fontsize=”36″]I[/dropcap]l Papa dunque incoraggia i cattolici a rendersi presenti nell’ambiente digitale. Certo, molto c’è ancora da discutere sulle forme di dissociazione che possono venire a crearsi tra vita “on-line” e “off-line”, una volta appurato che anche il mondo virtuale è divenuto più che mai reale.
Benedetto XVI 'twitta' il primo tweet 2
Però è innegabile che l’uomo contemporaneo viva anche in Rete e nei suoi variegati areopaghi mediali. La consapevolezza del Papa si muove da qui: “se la Buona Notizia non è fatta conoscere anche nell’ambiente digitale, potrebbe essere assente nell’esperienza di molti per i quali questo spazio esistenziale è importante”, scrive Benedetto XVI nel suo messaggio. La riflessione, così, si sposta subito dal piano morale o da quello tecnico-informatico al livello antropologico e pastorale, che ci riguarda da vicino (“La sfida che i network sociali devono affrontare è quella di essere davvero inclusivi”, afferma ancora il Pontefice).
[dropcap font=”arial” fontsize=”36″]N[/dropcap]on dobbiamo fare delle reti sociali un nuovo idolo (il rischio di sacrificarvi tempo ed energie in eccesso c’è sempre, va ammesso), ma piuttosto incominciare a vederle come “luoghi di senso”, dove la gente – non solo i giovanissimi – deposita sentimenti, attese, domande aperte, e dove è bene che s’incrocino, pur nella velocità di uno sguardo o di un clic, anche testimonianze cristiane.
I social network sono luoghi di relazione e di conoscenza, anche se il concetto di privacy sta cambiando in modo epocale. Ma la sfida educativa, oggi, si gioca anche su questa frontiera digitale: si tratta di riuscire a condurre vite umanamente complete e non schizofreniche, in cui la presenza in Rete è “coerente” con quella vissuta a casa, in strada, in compagnia.
[dropcap font=”arial” fontsize=”36″]S[/dropcap]cegliere di affrontare la navigazione aperta in un oceano di immagini e parole correnti, spesso banali, però con uno stile più immediato, dialogico e interattivo. Uno stile che a volte potrà far soffrire il Vangelo, là dove prevalgano attacchi ottusi o volgari (per questo “siamo chiamati a un attento discernimento”, ammonisce il Papa), ma lo può anche portare “in alto”, “sui tetti” a cui guardano con crescente coinvolgimento i ragazzi e i cattolici di domani.
Edoardo Tincani
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