Novellara: “Sguardi di speranza”, i bimbi del Perù nelle vetrine del paese

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– da “La Libertà” n. 44 del 15 dicembre 2012 – Passeggiando sotto i portici di Novellara è piacevole incontrare i volti di bambini, giovani e ragazzi in bella mostra nelle vetrine dei negozi. Si tratta di una coinvolgente mostra fotografica itinerante proposta dal Gruppo missionario parrocchiale di Novellara intitolata Sguardi di speranza, scatti realizzati dai tanti volontari novellaresi che hanno fatto esperienze missionarie nei più diversi paesi: Madagascar, Rwanda, Albania, Perù, Brasile. L’iniziativa e i contributi raccolti, grazie al sostegno dei commercianti novellaresi, permetteranno al Gruppo di sostenere i progetti di padre Munafò a Pucallpa in Perù.

All’interno del libretto che accompagna la mostra è scritto: “Lo sguardo di un bambino – di qualsiasi razza, colore e nazionalità, triste o sorridente – è sempre un meraviglioso prodigio. Ci pone allo stesso tempo di fronte alle responsabilità che abbiamo verso questi piccoli fratelli, desiderosi di scoprire il mondo e di sentirsi protagonisti di un cammino che li riconosce tutti uguali e tutti ugualmente importanti”.

Le due "Maloka":quella grande per la Messa e quella più piccola per gli incontri della comunità.

[dropcap font=”arial” fontsize=”36″]I[/dropcap]niziato nell’ottobre 2010, il progetto, che prevedeva la costruzione di un centro parrocchiale con Oratorio per circa 200 bambini, ha terminato i lavori con la realizzazione di una Maloka grande (tipica costruzione peruviana) per la Messa e gli incontri di tutta la comunità, una piccola cappellina e una sagrestia, due saloni (6 x 12 metri) di legno con pavimento in cemento per le attività ricreative, una Maloka piccola per gli incontri di piccoli gruppi, un campetto di pallavolo e un campo di calcio per i giochi, due bagni e un lavatoio e un pozzo per l’acqua.

Adesso padre Emanuele Munafò, prete diocesano fidei donum, che segue la missione, ha iniziato un importante cammino con la comunità, che sta sempre più prendendo coscienza di se stessa e delle sue possibilità, soprattutto del fatto che una comunità è un tragitto che si fa camminando, per fare in modo che riconsegni dignità a chi lo percorre e per affermare che gli spazi costruiti sono “la casa di chi non ha casa”, uno spazio dove prendersi veramente cura dell’altro e permettere all’altro di prendersi cura di te.

 

Per questo si vuole portare avanti il tema della salute e di una degna attenzione medica per tutti, in un paese dove l’attenzione medica è di bassissimo livello e gli abusi per chi non conosce i propri diritti sono costanti.
Altro tema fondamentale è la formazione dei giovani, per dare loro un’alternativa di valori e di cultura alla realtà quotidiana vissuta da molti e sentita come una condanna a vivere la condizione di sempre con le sue violenze e povertà.

[dropcap font=”arial” fontsize=”36″]È[/dropcap] nato per questo il Progetto Gamaliele. “Gamaliele era il maestro di Paolo, citato due volte negli Atti degli Apostoli”, spiega padre Emanuele in una delle sue lettere. “Gamaliele risulta essere un maestro intransigente nell’insegnamento delle leggi (At 22,3), ma anche capace di grandi aperture (At 5,34). Pao-lo, suo discepolo, vive queste due anime di Gamaliele: prima della conversione… è intransigente verso tutto quello che è differente da lui stesso; …con la conversione, dimostra una grandissima capacità di vero cambiamento, che gli permette di intraprendere percorsi nuovi e di superare se stesso e la sua cultura”. Lo strumento che il progetto Gamaliele vuole utilizzare, quindi, è quello della cultura e dello studio come opportunità e possibilità per uscire da una autocondanna culturale. Non è e non vuole essere una semplice adozione a distanza, ma un progetto integrale, dove la famiglia e il giovane entrano in relazione con il progetto stesso non solo per ricevere un aiuto economico, ma anche per partecipare al percorso di accompagnamento personale e familiare.
Infine, costruire cammini di sostegno alle coppie che vogliono dare a se stesse e ai propri figli un’alternativa e un aiuto di convivenza familiare.

Un'altra foto dal Perù, tratta dalla Mostra novellarese.

Un’altra foto dal Perù, tratta dalla Mostra novellarese.

[dropcap font=”arial” fontsize=”36″]I[/dropcap]l Gruppo missionario intende poi continuare l’esperienza già vissuta la scorsa estate con il campo estivo di volontariato, “lasciando le porte aperte a chi, venendo da lontano e da un’altra cultura, vuole arricchirsi di quello che stiamo vivendo e vuole donare la ricchezza della propria persona nelle relazioni che nella quotidianità si possono vivere.

Attraverso l’ascolto dell’altro, aiutandosi a costruire veri ponti di dialogo e conoscenza reciproca”, come ci ricorda padre Emanuele.

Giordano Lusuardi

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