Uno sguardo contemplativo sul Creato

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– da “La Libertà” n. 34 del 6 ottobre 2012 –

Sassuolo: don Bignami denuncia: guerra, cemento, deforestazione… I beni “collettivi” non siano sottoposti alla logica del mercato

 

“…Tu come stai, quale mondo vuoi?… Tu dove stai, di che pianeta sei?…”. Sulle parole di una nota canzone dei Rio con Fiorella Mannoia – “Il gigante” – il suono delle chitarre di un trio acustico di Guastalla, formato da Paolo Signorelli, Matteo Gelmini e Paolo Scaravelli, ha introdotto venerdì 28 settembre 2012 la serata sul Creato, all’Oratorio Don Bosco di Sassuolo, ritmando le domande che, in tempi di crisi ecologica, si rincorrono.

Dove stiamo andando e verso quale sviluppo? Come ripensare il nostro rapporto con la creazione oggi?

L’occasione per parlarne è stata l’iniziativa diocesana sul tema Terra, aria, acqua e fuoco. Riscrivere l’etica ecologica, ripreso dal recente libro pubblicato da don Bruno Bignami, presidente della Fondazione Don Primo Mazzolari, intervenuto alla serata di venerdì insieme a don Luigi Gibellini, missionario fidei donum in Brasile.

 

Don Bruno Bignami tiene la sua relazione, ‘sottolineata’ da intermezzi musicali in acustico a cura di un trio di musicisti

“Passa il gigante, calpesta l’erba / di tutto il mondo … Passa il gigante, soffoca l’aria, e l’acqua cambia colore… E ci rimane un cielo bucato…”, continuava a suonare e cantare la band versione “unplugged”, mentre altre erano le domande che, inevitabili, venivano alla mente: in che ambiente vivranno le future generazioni? Quale uomo abbiamo in mente: quello che pretende tutto o quello che si mette al servizio e vive nella condivisione?

 

“Negli ultimi 20 anni”, ha spiegato don Bignami, “a livello mondiale abbiamo assistito a un processo di privatizzazione e non abbiamo più saputo custodire la differenza che esiste tra i beni, omologando tutto. Giovanni Paolo II, già nell’enciclica Centesimus Annus del 1991, ci metteva in guardia dalla tentazione di considerare uguali tutti i beni. Ci sono i beni collettivi, che toccano la sussistenza di ogni persona e non possono essere sottoposti alla logica del mercato. Dovremmo guardare all’ambiente ripensando la nostra umanità, anche in ambito educativo”.

“L’operazione antiecologica per eccellenza è la guerra”, ha poi osservato. “Dal 1940 ad oggi il 10% dell’energia utilizzata sulla terra è stata impiegata per costruire le armi, per utilizzarle e ricostruire ciò che hanno distrutto. Vi sono in gioco le relazioni tra noi esseri umani. Siamo chiamati a esprimere una fraternità attraverso una condivisione delle risorse con responsabilità nella gestione”.

[dropcap font=”arial” fontsize=”36″]”L[/dropcap]a terra, l’aria, l’acqua e l’energia sono doni che vanno al cuore della relazione con Dio, con i fratelli e con il mondo. Il creato è l’alfabeto che Dio usa per rivelare il suo amore. Dovremmo recuperare uno sguardo contemplativo verso tutta la creazione”.

“Pensiamo”, ha aggiunto il prete, “all’architettura delle città globali: non ci sono piazze, ma recinti. In alcune metropoli vi sono quartieri chiusi dove si entra solo con il pass. Cambia il nostro modo di pensare, il nostro modo di convivere. Dovremmo ripensare il modo con cui ci rapportiamo tra noi e con l’ambiente, assumendo nuovi stili di vita”.

Il desolante scenario che segue alla continua deforestazione in Amazzonia

Pensiamo anche alla continua cementificazione del suolo laddove non c’è crescita demografica. In pochi anni in Italia si è costruito sottraendo all’agricoltura una superficie grande quanto l’Umbria. Guardando anche oltre il territorio nazionale, si assiste a un saccheggio delle risorse naturali ad opera di multinazionali che violano i diritti fondamentali delle comunità locali e danneggiano interi territori.

Un fenomeno che si vede anche in Brasile, Paese appetibile per l’abbondanza di terra. “Il problema della deforestazione da parte di grandi imprese del legname sta devastando uno dei polmoni della terra come l’Amazzonia”, ha detto don Luigi Gibellini, che da sei anni vive nella regione semiarida della Bahia. “In Brasile non c’è limite alla proprietà di terra”, ha aggiunto.

A questo si aggiunge il problema della monocultura e della destinazione di intere aree boschive a pascoli e allevamento di bestiame. La Chiesa grida mettendosi al fianco della povera gente, degli esclusi, chiedendo al governo una seria e giusta riforma agraria.

[dropcap font=”arial” fontsize=”36″]A[/dropcap]nche il problema della siccità non è casuale, ma dovuto all’incuria del territorio stesso. Nelle zone semiaride è disponibile solo il 3% dell’acqua presente in tutto il Paese. Si cercano delle alternative, delle soluzioni possibili, come la costruzione di cisterne per le famiglie. Un progetto che quest’anno vede la Caritas di Ruy Barbosa impegnata a realizzare 490 cisterne nel Comune di Utinga e 869 a Boa Vista de Tupim.

Ma l’azione fondamentale avviata è quella di creare coscienza nelle persone, perché possano reagire alla crisi e uscirne insieme.

Elisabetta Angelucci

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